Nessun nome e cognome. Ma l’indicazione su un imprenditore che sarebbe stato meglio non coinvolgere negli affari perché toccato da alcune inchieste. È questo il dettaglio che ha portato all’indagine su Michele Prestipino, il procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia, ora indagato per rivelazione d’ufficio da parte della procura di Caltanissetta. Un dettaglio rivelato «in buona fede», dicono oggi alcuni magistrati che hanno parlato con Prestipino, che non aveva alcun intento di favorire imprenditori non trasparenti, anzi peggio vicini alla mafia. Ma, al contrario, voleva penalizzarli.
Al di là delle buone intenzioni, però, e stando al codice, si tratta di una mossa che lo mette in grande difficoltà. Di questo il magistrato antimafia dovrà discuterne con i suoi accusatori.
L’indagine, al momento, resta a Caltanissetta. Ma presto potrebbe essere trasferita a Roma per una questione di competenze: la Cassazione, nella vicenda Laudati — Striano, ha chiarito come le indagini s…
Nessun nome e cognome. Ma l’indicazione su un imprenditore che sarebbe stato meglio non coinvolgere negli affari perché toccato da alcune inchieste. È questo il dettaglio che ha portato all’indagine su Michele Prestipino, il procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia, ora indagato per rivelazione d’ufficio da parte della procura di Caltanissetta. Un dettaglio rivelato «in buona fede», dicono oggi alcuni magistrati che hanno parlato con Prestipino, che non aveva alcun intento di favorire imprenditori non trasparenti, anzi peggio vicini alla mafia. Ma, al contrario, voleva penalizzarli.
Al di là delle buone intenzioni, però, e stando al codice, si tratta di una mossa che lo mette in grande difficoltà. Di questo il magistrato antimafia dovrà discuterne con i suoi accusatori.
L’indagine, al momento, resta a Caltanissetta. Ma presto potrebbe essere trasferita a Roma per una questione di competenze: la Cassazione, nella vicenda Laudati — Striano, ha chiarito come le indagini sui magistrati della Dna non debbano essere trasferite come per quelle del tribunale ordinario. E il presunto reato di Prestipino è stato commesso a Roma, nel corso di un pranzo con l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. «Nella nostra memoria depositata — ha spiegato l’avvocato di Prestipino, Cosimo Placanica — abbiamo posto dei dubbi sia in ordine all’utilizzabilità del materiale probatorio sua sulla competenza territoriale». «Superati questi passaggi — aggiunge — saremo noi a chiedere di essere interrogati e spiegare ogni aspetto controverso a una conversazione avvenuta non con imprenditori o, peggio malavitosi, ma con il prefetto De Gennaro, già capo della polizia e investigatore di punta nella lotta alla criminalità organizzata, e un suo storico collaboratore».
Il procuratore della Dna, Giovanni Melillo, ha già sospeso dalle deleghe il suo aggiunto. Ma è possibile che nelle prossime ore si muova anche il disciplinare con la procura generale di Cassazione, titolare dell’azione disciplinare: proprio per evitarlo, Prestipino potrebbe anche accelerare le procedure di pensionamento.
Questo, comunque, si capirà nelle prossime settimane. Con gli investigatori che cercheranno anche di definire il ruolo degli altri attori di questa storia, al momento non coinvolti nell’indagine. «Abbiamo aperto ogni possibile canale di collaborazione con le autorità per garantire il massimo possibile livello di controllo di legalità preventivo», fanno sapere fonti di Webuild. Il punto non riguarda tra l’altro la realizzazione del Ponte, che nella realtà ancora non esiste, ma tutti i cantieri aperti dalla società di costruzione in Italia e in particolare nel Mezzogiorno. Preferisce per il momento non commentare, invece, l’ex capo della Polizia, Gianni de Gennaro, ora presidente di Eurolink, il general contractor per la progettazione e la costruzione del Ponte.