ROMA – Il 9 gennaio, meno di quattro mesi fa, aveva preso tempo: «Ricandidarmi alle Politiche? Non lo so, non sono abbarbicata alla poltrona». Quattro mesi dopo, Giorgia Meloni cambia registro, lo dice dritto: sì, andrà a caccia di un mandato bis da premier. «Voglio realizzare il programma del centrodestra e potermi ripresentare agli elettori dicendo la cosa più banale su cui i politici andrebbero giudicati: ve lo avevamo promesso, lo abbiamo fatto», è il messaggio, con tanto di slogan, consegnato ieri all’agenzia di stampa Adnkronos. Nessuno ha mai pensato sul serio che la premier si sarebbe sfilata dalla gara, ma il timing dell’annuncio, visto che in teoria mancano due anni e mezzo alla fine della legislatura, alimenta gli spifferi che da qualche settimana lasciano filtrare alcuni parlamentari della fiamma: si voterà prima dell’ottobre ‘27. Il piano A è noto: anticipare di 6 mesi le urne, per evitare che il nuovo esecutivo entri in carica in piena manovra finanziaria. Ma ci sarebbe …
ROMA – Il 9 gennaio, meno di quattro mesi fa, aveva preso tempo: «Ricandidarmi alle Politiche? Non lo so, non sono abbarbicata alla poltrona». Quattro mesi dopo, Giorgia Meloni cambia registro, lo dice dritto: sì, andrà a caccia di un mandato bis da premier. «Voglio realizzare il programma del centrodestra e potermi ripresentare agli elettori dicendo la cosa più banale su cui i politici andrebbero giudicati: ve lo avevamo promesso, lo abbiamo fatto», è il messaggio, con tanto di slogan, consegnato ieri all’agenzia di stampa Adnkronos. Nessuno ha mai pensato sul serio che la premier si sarebbe sfilata dalla gara, ma il timing dell’annuncio, visto che in teoria mancano due anni e mezzo alla fine della legislatura, alimenta gli spifferi che da qualche settimana lasciano filtrare alcuni parlamentari della fiamma: si voterà prima dell’ottobre ‘27. Il piano A è noto: anticipare di 6 mesi le urne, per evitare che il nuovo esecutivo entri in carica in piena manovra finanziaria. Ma ci sarebbe anche un piano B, per ora riportato sottovoce e in forma di semplice suggestione: e se si votasse nel ‘26? Uno scenario che ufficialmente via della Scrofa adesso non potrebbe che smentire, anche perché Meloni pure ieri ha raccontato che il suo esecutivo è «stabile e coeso», nonostante le bizze quotidiane tra Matteo Salvini e Antonio Tajani.
Se una riflessione sarà fatta, arriverà dopo le Regionali, che il governo sta pensando di calendarizzare il 21 settembre. Test delicatissimo: si voterà in Veneto, Toscana, Marche, Puglia e Campania. E sono soprattutto le Marche del fedelissimo Francesco Acquaroli a gettare in allarme i Fratelli, perché i sondaggi riservati non sono buoni. Sarebbe il primo fortino a cadere. Una spia che potrebbe portare a un’accelerazione. Altro segnale: esponenti della maggioranza hanno sondato alcuni parlamentari del Pd che si occupano del tema, per discutere di legge elettorale. Abboccamenti ufficiosi. Ci sarebbe già un modello di riferimento: proporzionale con premio di maggioranza e sbarramento al 2 per cento.
Meloni si prepara ad aumentare interventi e comizi. Ma di elezioni anticipate non parla, per ora. All’Adn torna a prendere le distanze dall’antifascismo, dicendo così: «Rifuggo dall’utilizzo strumentale della categoria dell’antifascismo, che non si manifestò soltanto nell’opposizione alla dittatura». Poi, tra una carezza a Salvini sul progetto «maestoso» del ponte sullo Stretto e un rilancio del premierato, racconta i «risultati straordinari» che avrebbe raggiunto il suo governo. La premier insiste sul pacchetto per la sicurezza sul lavoro annunciato alla vigilia del primo maggio, un «cambio di rotta» che l’opposizione contesta: per Elly Schlein «Meloni mente sapendo di mentire, i salari reali sono calati», per Giuseppe Conte «il governo prende in giro i lavoratori». Gli unici rammarichi, per la premier, sarebbero gli scarsi risultati su natalità e costo dell’energia. In politica estera, Meloni descrive il suo rapporto con gli Usa di Trump come «leale ma non subalterno», conferma il buon feeling con von der Leyen (bersagliata dalla Lega) e si mostra più fredda, ma diplomatica, parlando di Macron: «Abbiamo sensibilità culturali diverse, ma collaboriamo». Quanto all’opposizione, la leader di FdI si dipinge come vittima non solo di «attacchi sessisti» ma addirittura di «una strategia di character assassination».