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Caso Almasri, il governo invia la memoria difensiva alla Corte penale internazionale

I ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell'Interno Matteo Piantedosi (ansa)

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Dopo due rinvii, l’esecutivo ha consegnato all’Aia il documento sulla mancata consegna del carceriere libico
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Il governo ha inviato alla Corte penale internazionale la sua memoria difensiva sul caso del carceriere libico Najeem Osema Almasri, arrestato il 19 gennaio e rimpatriato a Tripoli con un volo di Stato italiano due giorni dopo.

La deadline, inizialmente fissata per il 17 marzo, è stata rinvitata due volte, su richiesta dell’esecutivo, prima al 22 aprile e poi al 6 maggio.

Dopo la mancata consegna del comandante libico, il procuratore dell’Aia Karim Khan ha chiesto il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli Stati e al Consiglio di sicurezza dell’Onu per non aver rispettato l’articolo 87 del trattato di Roma. Il testo, al comma 7, prevede che “se uno Stato non aderisce ad una richiesta di cooperazione della Corte, impedendole in tal modo di esercitare le sue funzioni” può finire sotto procedimento.

Secondo l’accusa, il nostro Paese, non “ha rispettato l’obbligo di collaborare con la Corte penale internazionale”. E lo ha fatto consapevolmente, facendo in modo che Almasri, accusato di…

Il governo ha inviato alla Corte penale internazionale la sua memoria difensiva sul caso del carceriere libico Najeem Osema Almasri, arrestato il 19 gennaio e rimpatriato a Tripoli con un volo di Stato italiano due giorni dopo.

La deadline, inizialmente fissata per il 17 marzo, è stata rinvitata due volte, su richiesta dell’esecutivo, prima al 22 aprile e poi al 6 maggio.

Dopo la mancata consegna del comandante libico, il procuratore dell’Aia Karim Khan ha chiesto il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli Stati e al Consiglio di sicurezza dell’Onu per non aver rispettato l’articolo 87 del trattato di Roma. Il testo, al comma 7, prevede che “se uno Stato non aderisce ad una richiesta di cooperazione della Corte, impedendole in tal modo di esercitare le sue funzioni” può finire sotto procedimento.

Secondo l’accusa, il nostro Paese, non “ha rispettato l’obbligo di collaborare con la Corte penale internazionale”. E lo ha fatto consapevolmente, facendo in modo che Almasri, accusato di crimini di guerra – tra i quali stupri e omicidi – fosse scarcerato e tornasse liberamente in Libia. Per di più, “esponendo vittime e testimoni, nonché le loro famiglie, a un potenziale e grave rischio di danno”, si legge nelle quattordici pagine scritte dal procuratore dell’Aia.

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