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Gita in moschea, la direttrice della scuola cattolica: “I bimbi non pregavano, genitori d’accordo”

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Parla Stefania Bazzo: “Iniziativa per far conoscere agli alunni la religione dei loro amichetti. Non pensavamo ci fossero polemiche, nell’istituto nessuna protesta. Andremo avanti con dialogo, attenzione e rispetto”
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«Ma quale preghiera. I bambini stavano facendo un’esperienza per conoscere come si comportano in moschea i loro amichetti musulmani. Un’iniziativa di pace condivisa con tutte le famiglie che hanno dato il loro assenso». Dopo le polemiche montate da destra sulla gita scolastica nel Centro culturale musulmano di Susegana da parte di un gruppo di bambini della scuola dell’infanzia Santa Maria delle Vittorie di Ponte della Priula (Treviso, Veneto), la direttrice Stefania Bazzo getta acqua sul fuoco e spiega a Repubblica come sono andate le cose.

Direttrice, come è nata l’idea di una gita in moschea?

«L’iniziativa rientra nel progetto educativo della scuola, che riprende le linee guida nazionali, e tiene in considerazione la presenza di tante culture, di tante nazionalità e di tante religioni tra i bambini della scuola stessa. Noi crediamo che per accompagnare i bambini nel loro percorso di crescita sia importante che conoscano tutte le realtà che li circondano, lo facciamo ad esempio con …

«Ma quale preghiera. I bambini stavano facendo un’esperienza per conoscere come si comportano in moschea i loro amichetti musulmani. Un’iniziativa di pace condivisa con tutte le famiglie che hanno dato il loro assenso». Dopo le polemiche montate da destra sulla gita scolastica nel Centro culturale musulmano di Susegana da parte di un gruppo di bambini della scuola dell’infanzia Santa Maria delle Vittorie di Ponte della Priula (Treviso, Veneto), la direttrice Stefania Bazzo getta acqua sul fuoco e spiega a Repubblica come sono andate le cose.

Direttrice, come è nata l’idea di una gita in moschea?

«L’iniziativa rientra nel progetto educativo della scuola, che riprende le linee guida nazionali, e tiene in considerazione la presenza di tante culture, di tante nazionalità e di tante religioni tra i bambini della scuola stessa. Noi crediamo che per accompagnare i bambini nel loro percorso di crescita sia importante che conoscano tutte le realtà che li circondano, lo facciamo ad esempio con le tradizioni locali o con il cibo».

E anche con le religioni.

«Stavolta c’era il bisogno di vivere una reciprocità reale, per comprendersi e valorizzare le diversità che per bambini così piccoli significa toccare con mano, sentire, sperimentare dal vivo, vivere alcuni aspetti della religione musulmana praticata dai loro compagni di classe. Così è nata la visita al Centro Culturale Emanet, accolti e accompagnati dall’imam Avnija, che ben conosciamo e che è stato attento e preciso nel far cogliere le somiglianze e le differenze tra il suo ruolo e quello di don Andrea, il nostro parroco».

La vostra infatti è una scuola cattolica. Ci sono anche bambini musulmani?

«Sì, è una paritaria parrocchiale di ispirazione cristiana ricca di segni e azioni tipicamente cristiane ma frequentata consapevolmente sia da bambini cristiani, che di altre religioni. Siamo molto attenti nei confronti della molteplicità culturale e religiosa che caratterizza il nostro territorio, un territorio tra l'altro di grande integrazione. Così come in occasione della Quaresima, del Natale, delle messe i bimbi musulmani osservano cosa facciamo, abbiamo voluto far conoscere ai bimbi cristiani come e dove pregano i loro amichetti».

C'è una foto in cui tutti i bambini sono inginocchiati in preghiera. Cosa è accaduto?

«Non stavano affatto pregando in direzione La Mecca. Hanno solo ripetuto il gesto mostrato dall’Imam, facendo esperienza diretta e mimando per qualche istante l’azione dei loro compagni, provando a capire e sentire quello che sente un loro amico quando si mette in quella posizione all’interno del Centro culturale. D’altronde i bambini musulmani che frequentano la nostra scuola conoscono e assistono ogni giorno al segno della croce prima dei pasti, il gesto più semplice e quotidiano delle nostre tradizioni».

C’è un’altra foto che mostra una preghiera finale collettiva nella moschea.

«Sì, ma è stata dedicata agli altri bambini del mondo e alla pace e fatta in gruppo, ognuno con le sue modalità, mentre aspettavamo il pulmino all’esterno del Centro culturale. A nessuno bambino è stato chiesto di scegliere quale Dio pregare, solo di pregare ciascuno nel suo credere e di sentirsi in questo “fratelli di tutti”».

Altra critica: le maestre con il velo.

«Nessuno ha obbligato o ha chiesto loro di indossarlo. Lo hanno fatto le maestre volontariamente per rispetto, consapevoli che quello è l’uso in un luogo di culto musulmano».

Sui social, sotto al vostro post con le foto della gita, sono arrivati i commenti indignati di alcuni genitori. Nel vostro istituto ci sono state proteste?

«I genitori dei bambini erano stati informati, come di ogni iniziativa che facciamo nella scuola, e avevano dato il loro consenso. C’è sempre grande collaborazione. E anche la scelta della visita alla moschea è stata una scelta condivisa. Non c’è stata alcune protesta all’interno della nostra scuola».

Vi aspettavate polemiche così accese?

«Assolutamente no, non pensavamo in un impatto così forte. Ascoltare il racconto che le insegnanti hanno fatto, mettersi nei panni dei bambini avrebbe forse aiutato a cogliere quello che si è vissuto e che i protagonisti ci hanno comunicato alla loro maniera: un incontro di conoscenza reciproca, di accoglienza, di sorpresa, di stimolo a vivere bene ciascuno alla sua maniera».

Continuerete a fare iniziative di questo tipo?

«Certamente continueremo a organizzare iniziative di dialogo e di scambio nel rispetto delle sensibilità di ognuno e con una attenzione ancora maggiore. Crediamo che l’esperienza proposta faccia crescere ulteriormente l’apertura verso la molteplicità culturale, il rispetto, l’accoglienza, pane quotidiano del vivere assieme nella nostra scuola. Ai bambini vogliamo dare gli strumenti per costruire un futuro di pace e di amore».

L’Ufficio scolastico regionale del Veneto ha avviato, su incarico del ministero dell’Istruzione, accertamenti. Come l'avete presa?

«C’è assoluta serenità. L’Usr riceverà dalla scuola una relazione dettagliata dell’attività svolta che abbiamo già deciso di redigere di nostra spontanea volontà».

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