Non è solo una questione di politica e valori, ma anche — a volte soprattutto — affari. L’inchiesta “Furbi di guerra” andata in onda ieri su La7 a 100 minuti, la trasmissione condotta da Corrado Formigli e Alberto Nerazzini, racconta la corsa al riarmo italiano con tutto il sottobosco di lobbisti, politici ed ex politici pronti a fare bei guadagni. La guerra come business insomma, anche se per pochi. Un sistema che sembra funzionare bene: nel 2016 l’Italia spendeva 19,4 miliardi in armamenti, nel 2025 siamo passati a 31,3: probabilmente l’unica spesa pubblica cresciuta così tanto in una stagione di tagli e sacrifici.
Di mezzo ci sono anche (ex) esponenti di un partito che era nato, e rimane, pacifista, cioè il M5S. A pochi metri dagli uffici dei gruppi parlamentari della Camera a Roma, ad esempio, sono sorti gli uffici della Laran: società del settore difesa che fa parte del consorzio Aiad, i produttori dei sistemi d’arma; consorzio guidato da Guido Crosetto prima della nomina a minis…
Non è solo una questione di politica e valori, ma anche — a volte soprattutto — affari. L’inchiesta “Furbi di guerra” andata in onda ieri su La7 a 100 minuti, la trasmissione condotta da Corrado Formigli e Alberto Nerazzini, racconta la corsa al riarmo italiano con tutto il sottobosco di lobbisti, politici ed ex politici pronti a fare bei guadagni. La guerra come business insomma, anche se per pochi. Un sistema che sembra funzionare bene: nel 2016 l’Italia spendeva 19,4 miliardi in armamenti, nel 2025 siamo passati a 31,3: probabilmente l’unica spesa pubblica cresciuta così tanto in una stagione di tagli e sacrifici.
Di mezzo ci sono anche (ex) esponenti di un partito che era nato, e rimane, pacifista, cioè il M5S. A pochi metri dagli uffici dei gruppi parlamentari della Camera a Roma, ad esempio, sono sorti gli uffici della Laran: società del settore difesa che fa parte del consorzio Aiad, i produttori dei sistemi d’arma; consorzio guidato da Guido Crosetto prima della nomina a ministro della Difesa del governo di Giorgia Meloni. Laran l’hanno fondata gli ex deputati del Movimento Massimo Artini e Tatiana Basilio, che poi erano fuoriusciti dal partito. Tra i soci ci sono altri parlamentari uscenti dei 5 Stelle come Luca Carabetta, Gianluca Rizzo, Roberto Rossini, Luca Frusone, Filippo Gallinella (erano tutti nelle commissioni Difesa) e il già sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Una classica storia di cosiddette porte girevoli: eletti che anni fa audivano la Laran in Difesa e che una volta non rieletti diventano imprenditori e lobbisti del settore. Altro nome coinvolto in questa società, anche lui nella commissione Difesa ma del Parlamento europeo, l’ex vicepresidente Fabio Massimo Castaldo, che abbandonò il M5S per Azione. «Le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, fare orfani e vedove...», diceva indignandosi Basilio in suo intervento alla Camera nel 2014, da poco eletta con il Movimento. Come si cambia: da don Lorenzo Milani alla consulenza odierna sul come approfittare al meglio dei bandi europei per il settore della difesa.
Va detto che nel mondo ex Movimento ci sono anche altri impegnati professionalmente nel settore: già sottosegretario alla Difesa e membro Copasir, Angelo Tofalo ha fondato una società di consulenza strategica su intelligence e sicurezza. Manlio Di Stefano, uscito dal M5S per andare con Luigi Di Maio e che negli anni garibaldini e antisistema di Beppe Grillo aveva posizioni filo-russe, lavora per Axiom come consulente già dal 2022, appena dismesso il ruolo istituzionale. Da sottosegretario agli Esteri con delega per le questioni relative allo spazio e all’aerospazio si è ritrovato quindi a lavorare subito dopo per una azienda specializzata nello sviluppo di infrastrutture spaziali commerciali. È stato da poco nominato “Director of International Markets” dell’impresa americana.
Quanto ad Aiad, che è affiliata a Confindustria, oggi — racconta La 7 con il servizio di Danilo Lupo — è guidata da Giuseppe Cossiga, ex parlamentare di FdI, ex sottosegretario alla Difesa, figlio di Francesco, l’ex presidente della Repubblica. Ex 5 Stelle, esponenti di destra ma non solo: l’approfondimento di 100 minuti tocca anche Massimo D’Alema, che tentò di fare da mediatore per l’acquisto di armamenti con dei paramilitari colombiani di estrema destra. La posizione dell’ex presidente del Consiglio ed esponente Pci-Pds-Ds-Pd-Articolo Uno è stata archiviata, resta la domanda di fondo: perché mettere a disposizione la propria influenza con Leonardo e Fincantieri per una compravendita del genere? All’inviato della trasmissione D’Alema, che partecipava a una iniziativa per ricordare Enrico Berlinguer, sceglie di non rispondere.