Ianeselli: “Vinciamo se restiamo noi stessi, serve il campo largo”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiFranco Ianeselli
Franco Ianeselli del Pd rieletto sindaco al primo turno in un Nordest dominato dalla destra: miracolo o politica?
«Va detto con chiarezza dove si è, nel mio caso non dalla parte di Trump. Nella città di De Gasperi, Chiara Lubich e Antonio Megalizzi è decisivo restare se stessi».
Come spiega il crollo Lega in tutta la regione, nonostante in Trentino sia al governo?
«Populismo e nazionalismo sono oggi una merce che Fratelli d’Italia vende meglio. Dove la destra si spacca la Lega perde».
Lo scontro FdI-Lega sulle candidature, non solo a Trento e a Bolzano, peserà sul dopo-Zaia in Veneto?
«Per la destra nel Nordest vedo all’orizzonte nubi cupe. FdI traina Lega e Forza Italia con un’arroganza tutta romana. Alla vigilia del voto ho incontrato Giovanni Donzelli per strada. Mi ha detto: caro sindaco ora potrà riposare perché qui noi ci prendiamo tutto».
A Trento il suo centrosinistra si è presentato unito, fuori solo i 5S: è tempo di accelerare il campo largo anche a livello nazionale?
«Non f…
Franco Ianeselli del Pd rieletto sindaco al primo turno in un Nordest dominato dalla destra: miracolo o politica?
«Va detto con chiarezza dove si è, nel mio caso non dalla parte di Trump. Nella città di De Gasperi, Chiara Lubich e Antonio Megalizzi è decisivo restare se stessi».
Come spiega il crollo Lega in tutta la regione, nonostante in Trentino sia al governo?
«Populismo e nazionalismo sono oggi una merce che Fratelli d’Italia vende meglio. Dove la destra si spacca la Lega perde».
Lo scontro FdI-Lega sulle candidature, non solo a Trento e a Bolzano, peserà sul dopo-Zaia in Veneto?
«Per la destra nel Nordest vedo all’orizzonte nubi cupe. FdI traina Lega e Forza Italia con un’arroganza tutta romana. Alla vigilia del voto ho incontrato Giovanni Donzelli per strada. Mi ha detto: caro sindaco ora potrà riposare perché qui noi ci prendiamo tutto».
A Trento il suo centrosinistra si è presentato unito, fuori solo i 5S: è tempo di accelerare il campo largo anche a livello nazionale?
«Non farlo sarebbe un suicidio politico. Le alleanze hanno bisogno di tempo, metodo, organizzazione e lealtà. Non è più tempo di cartelli elettorali».
Nel Nord governato dalla destra molti capoluoghi scelgono sindaci di sinistra: vede un filo conduttore?
«Mi confronto spesso con i colleghi di Verona, Mantova, Vicenza, Padova, Udine, Bergamo e Milano: le città non sono somme di rancori, ma luoghi plurali di relazioni».
Lei si è scontrato con il presidente leghista Fugatti sul centro unico di ammassamento per i migranti in Trentino: quanto ha pesato il fattore accoglienza?
«La Lega ha deciso di concentrare tutti i fragili in un’unica struttura nel capoluogo, smantellando l’esperienza felice di un’accoglienza diffusa sul territorio: la xenofobia si rivela un boomerang».
Sul crollo della Lega, ora senza un proprio sindaco nelle maggiori città di Alto Adige e Trentino, quanto pesa lo strappo di Fugatti sul terzo mandato presidenziale, proprio nel giorno in cui la Consulta lo bocciava nelle regioni a statuto ordinario?
«La prepotenza in questo caso non è stata premiata. Il punto però è che l’elettorato attratto grazie alla politica della paura va verso FdI e lascia la Lega, che ha perso quel mercato. Non credo sia un caso se Salvini insiste tanto per riavere il ministero degli Interni».
In Trentino, ancor più che in Alto Adige, è esploso l’astensionismo. Trento l’ha rieletta con meno del 50% dell’affluenza alle urne: si sente delegittimato?
«La democrazia è nelle mani dei cittadini che accettano la responsabilità di scegliere. Puntare il dito contro chi resta a casa non è però il vaccino che salva dalla pandemia dell’a-politica. Tocca a chi si mette a disposizione del governo comune favorire la partecipazione. Domenica, andando a votare, ho incontrato una persona che mi ha chiesto un sacco di cose, nella mia funzione di sindaco. Ho risposto che la mia rielezione non era scontata e questa persona si è stupita perché non sapeva che era il giorno delle comunali nella sua città: anch’io mi sento coinvolto dal distruttivo gelo qualunquista che separa i cittadini dalle loro istituzioni».
Il suo successo la candida al ruolo di anti-Fugatti in vista delle prossime amministrative trentine: accetta la sfida dal basso dei sindaci di centrosinistra, quali alternativa ai governatori di destra?
«Con Fugatti collaboro sul piano istituzionale. Non condivido invece la sua visione di un’autonomia ordinaria, piuttosto che progettuale. Il Trentino deve restare una frontiera, non ridursi a una periferia».
Quale promessa fa a chi l’ha votata?
«Un ostello per i lavoratori che dormono per strada».