ROMA – Stupita dall’imboscata. Come molti, Giorgia Meloni non immaginava un primo voto ostile a Friedrich Merz. Sa già che tutto si risolverà, ma resta la sorpresa. Nel pomeriggio, poi, il popolare tedesco diventa cancelliere. E la premier mette nero su bianco un comunicato che condensa opportunità e difficoltà del momento. Con due messaggi, uno politico e l’altro diplomatico. Il primo: cooperiamo su automotive e immigrazione. Il secondo: rinsaldiamo la collaborazione tra Roma e Berlino. Un auspicio che a Palazzo Chigi coltivano soprattutto per provare a bilanciare l’attivismo di Emmanuel Macron.
Il comunicato precede la telefonata di queste ore, in cui Meloni consegna le proprie «congratulazioni» al nuovo capo dell’esecutivo tedesco e lo invita nell…
ROMA – Stupita dall’imboscata. Come molti, Giorgia Meloni non immaginava un primo voto ostile a Friedrich Merz. Sa già che tutto si risolverà, ma resta la sorpresa. Nel pomeriggio, poi, il popolare tedesco diventa cancelliere. E la premier mette nero su bianco un comunicato che condensa opportunità e difficoltà del momento. Con due messaggi, uno politico e l’altro diplomatico. Il primo: cooperiamo su automotive e immigrazione. Il secondo: rinsaldiamo la collaborazione tra Roma e Berlino. Un auspicio che a Palazzo Chigi coltivano soprattutto per provare a bilanciare l’attivismo di Emmanuel Macron.
Il comunicato precede la telefonata di queste ore, in cui Meloni consegna le proprie «congratulazioni» al nuovo capo dell’esecutivo tedesco e lo invita nella capitale per un bilaterale nei prossimi giorni (la prima tappa sarà come sempre a Parigi). Per il resto, l’intervento della premier indica le priorità strategiche: «Germania e Italia — sostiene — possono fare la differenza per il rilancio della competitività, in particolare del settore automobilistico, così come per la costruzione di partenariati paritari con l’Africa e per il contrasto all’immigrazione irregolare». Accanto a questo approccio, Meloni mette nero su bianco la convinzione che la collaborazione tra i due Paesi sarà «fondamentale» per raggiungere «insieme risultati importanti a Bruxelles, al tavolo del G7 e della Nato, sui principali dossier».
Quello che Meloni non dice è che la battuta d’arresto di Merz non ha comunque fatto piacere. Perché l’incidente di Berlino, subito rimarcato dalla Lega che ha parlato di «figuraccia», ha depotenziato il nuovo cancelliere. Costretto a trattare per ore con i Verdi, sottoposto alla pressione dell’ala merkeliana, colpito insomma proprio su due dossier cruciali: il green e l’immigrazione. Meloni, che continua molto a puntare sulla sponda di Merz su questi argomenti — il tedesco è ostile al limite del 2035 per il passaggio all’elettrico e fautore della linea dura sui migranti — sa che la battuta d’arresto rappresenta un segnale di cui il nuovo cancelliere dovrà tenere conto. Ecco perché mette a verbale la sua disponibilità a sostenerlo su quel terreno.
Meloni oggi parlerà in Senato, al premier time. «È molto carica», dice l’inseparabile segretaria, Patrizia Scurti, uscendo da Palazzo Chigi poco dopo l’ora di pranzo. La presidente del Consiglio non c’è: si prepara a casa tutto il giorno. Teme soprattutto una domanda fuori sacco a cui lavora l’opposizione: l’invasione di Gaza annunciata da Netanyahu. Non fa parte delle interrogazioni formali (che riguardano dazi, caro bollette, spese militari, rapporti con gli Usa, lavoro e riforme) perché i termini per presentarle scadevano il 30 aprile. Ma la premier sa che Pd, Avs e M5S citeranno il tema, dato che già ieri le hanno chiesto di riferire in Aula.
Il tentativo è chiaro: incunearsi nell’imbarazzo della leader della destra, tra i pochi capi di governo europei che a ieri sera ancora non si erano espressi. Meloni ha preparato una risposta, che dovrebbe ricalcare quanto detto dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani: sostegno al piano egiziano, nessuno sfollamento, rilancio del progetto Food for Gaza. Una prova di equilibrismo, aspettando che si esprima Trump. Tra le righe, potrebbe arrivare una mitigata presa di distanza dalle mosse di Netanyahu, visto che persino la Lega sembra iniziare a smarcarsi, con il leitmotiv che è «l’ora della pace».