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Referendum, Pd e 5S: “L’invito all’astensione non è democratico”

Elly Schlein 

 

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Schlein: “Andiamo a votare”. Conte: “Il governo aggrava le condizioni della democrazia”. Dalla maggioranza si smarca Noi Moderati: “Voteremo cinque no”
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L’atmosfera è già quella del famoso invito craxiano «andate al mare» in occasione del referendum del 9 giugno del 1991 sulla legge elettorale indetto su iniziativa di Mario Segni. A coincidere non è solo la data, l’8 e il 9 giugno di quest’anno si terranno infatti i cinque referendum abrogativi sulla cittadinanza italiana e sul mercato del lavoro, ma anche l’appello del centrodestra a disertare i seggi. Dopo le indiscrezioni anticipate da Repubblica sull’indicazione da parte dei vertici Fratelli d’Italia di non partecipazione al voto, il fronte della sinistra è in trincea. «È un appuntamento che non si può mancare. Chiediamo a tutti e tutti di andare a votare», sostiene la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Invece il centrodestra è uscito allo scoperto. È sufficiente ascoltare il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, che prova a farne una questione politica per giustificare l’appello all’astensione, che ormai viaggia nelle chat dei parlamentari e degli amministrato…

L’atmosfera è già quella del famoso invito craxiano «andate al mare» in occasione del referendum del 9 giugno del 1991 sulla legge elettorale indetto su iniziativa di Mario Segni. A coincidere non è solo la data, l’8 e il 9 giugno di quest’anno si terranno infatti i cinque referendum abrogativi sulla cittadinanza italiana e sul mercato del lavoro, ma anche l’appello del centrodestra a disertare i seggi. Dopo le indiscrezioni anticipate da Repubblica sull’indicazione da parte dei vertici Fratelli d’Italia di non partecipazione al voto, il fronte della sinistra è in trincea. «È un appuntamento che non si può mancare. Chiediamo a tutti e tutti di andare a votare», sostiene la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Invece il centrodestra è uscito allo scoperto. È sufficiente ascoltare il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, che prova a farne una questione politica per giustificare l’appello all’astensione, che ormai viaggia nelle chat dei parlamentari e degli amministratori locali per diffonderlo il più possibile. «Non andare a votare è una scelta politica, non è una scelta di disinteresse nei confronti degli argomenti».

Un invito «vergognoso e illiberale», lo definisce il segretario di +Europa, Riccardo Magi, promotore del referendum sulla cittadinanza. Per il segretario della Cgil Maurizio Landini, promotore di quelli sul lavoro, è una scelta «grave e pericolosa». I toni sono questi, quando manca poco più di un mese al referendum che chiede di abrogare alcune disposizioni del Jobs Act e il dimezzamento, da dieci a cinque, del tempo di residenza che consente agli stranieri di diventare cittadini italiani.

Per FdI interviene il senatore Alberto Balboni. «La nostra Costituzione - sottolinea il presidente della commissione Affari costituzionali - non riconosce il voto come dovere, piuttosto come diritto e legittima pienamente la scelta dell’astensione». In sintonia anche la Lega, con il deputato Igor Iezzi che conferma «la linea dell’astensione» chiarendo che «non è un segnale di disimpegno. Anzi è il massimo dell’impegno per non raggiungere il quorum». Nella maggioranza si smarca solo Noi Moderati di Maurizio Lupi, che preannuncia cinque no ma andando a votare «convintamente».

Tutta la partita ruota attorno all’obiettivo di portare alle urne la metà più uno dei votanti, che secondo i promotori sarebbe complicato da raggiungere anche perché l’8 e il 9 giugno corrispondono al secondo turno delle amministrative. Intanto, dopo che i referendari hanno protestato davanti alla Rai vestiti da fantasmi per chiedere più copertura mediatica, arriva un richiamo dell’Agcom, che ha invitato «tutte le emittenti a dedicare un adeguato spazio informativo sulle questioni sottoposte a voto popolare».

Il centrosinistra incalza ancora. La destra «getta la maschera» senza «avere il coraggio di criticare nel merito i quesiti li affossa con la mancata partecipazione», dice dal Pd Marco Sarracino. «Quando i politici, addirittura i responsabili del governo - attacca il presidente M5s Giuseppe Conte - invitano i cittadini a non votare, significa che vogliono aggravare le condizioni già malmesse dalla nostra democrazia». Da Nicola Fratoianni di Avs arriva un contro appello agli elettori del centrodestra: «Non ascoltateli». Nella speranza che, come nel 1991, l’invito alla diserzione si possa infrangere nelle urne.

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