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Remigration summit, è polemica. Il Pd presenta interrogazione a Piantedosi

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L’evento che teorizza le deportazioni anche di chi ha la cittadinanza dovrebbe tenersi il 17 maggio, il luogo non è ancora stato definito. Sala: "Spero non sia a Milano”. I dem chiedono al ministro dell’Interno di revocare l'autorizzazione ma intanto la Lega difende il summit e teorizza la remigrazione
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«Non ho avuto conferma che non sarà a Milano, ma lo spero», commenta il sindaco Beppe Sala. Non si sa ancora esattamente dove, ma il Remigration summit si farà: appuntamento il 17 maggio nel capoluogo, o molto più probabilmente nei dintorni di Malpensa, con attese 300-400 persone che hanno già pagato il biglietto. Neanche poco: i prezzi vanno da 40 a 250 euro.

Ma al di là dell'evento in sé, con la location tenuta nascosta fino all'ultimo per evitare contro-manifestazioni e polemiche - nelle settimane scorse Sala aveva già detto di non volerli in città, Pd, Avs e Rifondazione promettono altrettanto battaglia - il fatto politico è che la parola "remigrazione", cioè la cacciata dai Paesi europei dei non bianchi, ovvero razzismo allo stato puro, sta diventando un termine mainstream grazie alla Lega. Con Matteo Salvini che, sull'argomento, difende la "libertà di parola per tutti".

La polemica

La polemica, comunque, è già scoppiata. Il capogruppo della Lega al Consiglio regionale della Lomb…

«Non ho avuto conferma che non sarà a Milano, ma lo spero», commenta il sindaco Beppe Sala. Non si sa ancora esattamente dove, ma il Remigration summit si farà: appuntamento il 17 maggio nel capoluogo, o molto più probabilmente nei dintorni di Malpensa, con attese 300-400 persone che hanno già pagato il biglietto. Neanche poco: i prezzi vanno da 40 a 250 euro.

Ma al di là dell'evento in sé, con la location tenuta nascosta fino all'ultimo per evitare contro-manifestazioni e polemiche - nelle settimane scorse Sala aveva già detto di non volerli in città, Pd, Avs e Rifondazione promettono altrettanto battaglia - il fatto politico è che la parola "remigrazione", cioè la cacciata dai Paesi europei dei non bianchi, ovvero razzismo allo stato puro, sta diventando un termine mainstream grazie alla Lega. Con Matteo Salvini che, sull'argomento, difende la "libertà di parola per tutti".

La polemica

La polemica, comunque, è già scoppiata. Il capogruppo della Lega al Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Corbetta condivide l’iniziativa: «Parlare di poter organizzare rimpatri su larga scala per chi non si integra, per chi delinque, magari clandestini, porta alla sicurezza e al miglioramento della vita in Italia e in tutta Europa. Ben vengano iniziative così». Gli risponde Silvia Roggiani, deputata e segretaria regionale del Pd lombardo: «Difendere un evento noto per i suoi contenuti suprematisti e razzisti, organizzato dall'estrema destra europea, significa legittimare idee pericolose e profondamente contrarie ai principi costituzionali. Ci opponiamo di sdoganare l'idea aberrante di deportazioni su base etnica o culturale, in totale violazione dei diritti fondamentali. Una manifestazione del genere è un'offesa ai valori democratici e alla storia di Milano – continua Roggiani – Per questo motivo abbiamo già presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Piantedosi di revocare l'autorizzazione».

Il caso

Sabato scorso c'è stato un incontro organizzativo trasmesso su X con i promotori principali: l'austriaco Martin Sellner, il belga Dries Van Langenhove, il portoghese Afonso Gonçalves, l'italiano Andrea Ballarati. «C'è una enorme pressione su questo evento - ha ricordato Ballarati - come sapete il sindaco vuole boicottarlo. Saranno presenti anche dei giornalisti indipendenti, sarà un tavolo con un dibattito eclettico, siamo qui per creare consenso attorno a questa parola». E sempre Ballarati ha spiegato che «in Italia abbiamo il supporto di partiti di destra, principalmente la Lega, il primo partito a usare il termine remigrazione. Dopo il summit ci saranno concreti avanzamenti nel dibattito pubblico, molti movimenti patriottici si mettono insieme per risolvere insieme un problema continentale».

La questione remigrazione è interessante per raccontare il progressivo e continuo spostamento a destra dell'opinione pubblica europea, dove termini e concetti per anni relegati all'estremismo neofascista diventano oggetto di discussione e poi di azione: fu così ad esempio con il fantomatico piano Kalergi, con la teoria della sostituzione etnica; ora l'evoluzione ultima è questa idea, pienamente coerente con il nazifascismo, che soprattutto i tedeschi dell'Afd caldeggiano con forza. «Un’analisi di Bloomberg su 3,1 milioni di post sui social media mostra che l’uso del termine “remigrazione” è esploso negli ultimi otto mesi», si felicitano i promotori.

Il piano della remigrazione prevede che anche i migranti che hanno ottenuto una cittadinanza, e quindi hanno acquisito pieni diritti, ma sono sospettati di far parte di "società parallele straniere" o che si identificano con una diversa identità nazionale, debbano subire pressioni culturali ed economiche e incentivi per il rimpatrio volontario. Questo è l'ultimo step, prima ci sono ovviamente i respingimenti di ogni tipo alle frontiere e l'interruzione delle richieste di asilo. Altre idee nel pacchetto remigrazione, che in realtà sono già diventate pratica, vedi il caso Albania: «Creare città charter e zone economiche speciali all'estero, dove illegali e apolidi possono vivere fino al loro ritorno volontariamente».In questo modo nel giro di trenta anni «le ferite del multiculturalismo guariranno e i nostri paesi diventeranno di nuovo una casa per la nostra gente». E per la nostra gente si intende ovviamente l'uomo bianco.

Ciò che hanno ben chiaro gli organizzatori, lezione che le destre radicali europee e non solo hanno gramscianamente acquisito da tempo, è che «dobbiamo organizzare e vincere la guerra dell'informazione. Possiamo dimostrare che la remigrazione è realistica e possibile, come è già successo. Dobbiamo dare l’esempio e dimostrare che non siamo estremisti».

In questo quadro, il Carroccio sta dando una bella mano. Deputati, parlamentari europei, consiglieri regionali della Lombardia: il termine remigrazione da inizio 2025 viene adoperato nella comunicazione leghista in maniera continuativa e coordinata. Da Rossano Sasso a Isabella Tovaglieri, da Alessandro Corbetta a Riccardo Pase. Soprattutto nella giovanile lombarda del partito il concetto miete consensi e nel dietro le quinte è data per certa la partecipazione al summit di qualche rappresentati degli ex giovani padani. E Salvini? «Il Remigration summit non lo conosco – ammette – Non so che convegno sia, ma non vietano le adunate delle estreme sinistre, non vedo perché dovrebbero vietare altre iniziative. Sono per non vietare nulla».

Esclusione ed espulsione per motivi etnici e culturali, deportazione di milioni di persone per "purificare" e "pacificare" le società occidentali, "inquinate" dal sangue straniero: i rimandi storici della remigrazione alle drammatiche esperienze di discriminazione e sterminio sono numerosi e non casuali. In Germania l’Afd sta cavalcando l’idea: la giovanile, qualche mese, mise online un video prodotto con l’intelligenza artificiale dove si vedevano i piloti, alti e biondi, “ariani”, caricare uomini e donne, brutte sporche e cattive, per rimandarle al loro Paese, il tutto condito con una musica dance. E anche la Lega da tempo sta cercando di riallacciare i rapporti con Afd, ad oggi secondo i sondaggi primo partito.

Van Langenhove, che si trova proprio a Milano in questi giorni per mettere a punto l'evento, nel 2024 in Belgio è stato condannato a una pena detentiva di un anno per incitamento alla violenza, oltre ad essere stato accusato di negazionismo della Shoah. Un personaggio che da tempo vede in un politico italiano un modello da seguire: Salvini.

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