“Ricercatori venite da noi”, il progetto Macron-Ursula fa infuriare Palazzo Chigi
dalla nostra corrispondente Anais GinoriL’Europa vuole diventare un rifugio per scienziati e ricercatori in fuga dagli Stati Uniti di Donald Trump. A guidare questa ambizione sono stati ieri Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen, che hanno lanciato a Parigi un programma da 500 milioni di euro per trasformare il Vecchio Continente in una «calamita» per i migliori cervelli del mondo scientifico. Un piano che vuole essere una risposta alla crisi che si è aperta nel mondo accademico oltre Atlantico e che ha provocato l’irritazione dell’Italia, rimasta ai margini del vertice parigino.
Il summit “Choose Europe for Science”, voluto fortemente da Macron, si è tenuto nella Sorbona in presenza di alcuni ministri della Ricerca di paesi come Spagna, Austria e Paesi Bassi. L’Italia era rappresentata soltanto dall’ambasciatrice Emanuela D’Alessandro. Già nelle ore precedenti all’apertura del vertice, fonti diplomatiche italiane avevano fatto trapelare il loro disappunto per un’iniziativa giudicata troppo centrata sulla Francia. «L’Itali…
L’Europa vuole diventare un rifugio per scienziati e ricercatori in fuga dagli Stati Uniti di Donald Trump. A guidare questa ambizione sono stati ieri Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen, che hanno lanciato a Parigi un programma da 500 milioni di euro per trasformare il Vecchio Continente in una «calamita» per i migliori cervelli del mondo scientifico. Un piano che vuole essere una risposta alla crisi che si è aperta nel mondo accademico oltre Atlantico e che ha provocato l’irritazione dell’Italia, rimasta ai margini del vertice parigino.
Il summit “Choose Europe for Science”, voluto fortemente da Macron, si è tenuto nella Sorbona in presenza di alcuni ministri della Ricerca di paesi come Spagna, Austria e Paesi Bassi. L’Italia era rappresentata soltanto dall’ambasciatrice Emanuela D’Alessandro. Già nelle ore precedenti all’apertura del vertice, fonti diplomatiche italiane avevano fatto trapelare il loro disappunto per un’iniziativa giudicata troppo centrata sulla Francia. «L’Italia considera il Consiglio competitività e ricerca del 23 maggio il formato più adatto per un confronto efficace tra Stati membri», ha precisato la nostra rappresentanza a Parigi.
Dietro la mossa francese si cela una strategia politica e simbolica. Dall’inizio dell’anno, con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, il mondo accademico statunitense denuncia tagli ai finanziamenti, censure ideologiche e un clima ostile alla libertà scientifica. Macron e von der Leyen rispondono con una visione opposta: più investimenti, più libertà, più Europa. «Vogliamo che scienziati e ricercatori altamente qualificati scelgano l’Ue», ha dichiarato la presidente della Commissione annunciando lo stanziamento di 500 milioni di euro nel biennio 2025-2027. «A medio e lungo termine, insieme ai nostri Stati membri, vogliamo raggiungere l’obiettivo del 3% del Pil per gli investimenti in ricerca e sviluppo entro il 2030» ha proseguito la presidente della Commissione. Guardando a Washington, ha aggiunto: «Sfortunatamente il ruolo della scienza nel mondo odierno è messo in discussione. Che gigantesco errore di valutazione».
Macron ha usato parole forti contro l’oscurantismo scientifico: «Nessuno avrebbe immaginato che una grande democrazia come l’America potesse commettere un tale errore, negando il valore della scienza». Il leader francese ha definito la ricerca «un tesoro dell’umanità» e «una garanzia per il futuro». La scelta della Sorbona come sede dell’incontro non è casuale: simbolo dell’umanesimo, ha fatto da sfondo a un appello collettivo per la difesa della libertà accademica. E nel suo discorso, Macron ha voluto citare anche Bologna, come emblema del patrimonio universitario comune.
Accanto al piano europeo, Parigi ha presentato una piattaforma nazionale, “Choose France for Science”, che permetterà allo Stato francese di cofinanziare fino al 50 per cento alcuni progetti di ricerca in base al merito. Una misura pensata per accogliere in modo strutturato i ricercatori stranieri. L’annuncio ha però provocato reazioni critiche dei sindacati accademici che hanno parlato di «indecenza», alla luce della recente legge di bilancio che ha tagliato i fondi per la ricerca nazionale. «Promettere incentivi ai ricercatori americani mentre si taglia ai nostri è scioccante», hanno dichiarato alcuni rappresentanti sindacali.
Il gelo italiano non è comunque solo legato alla nuova iniziativa di Macron per accogliere i cervelli in fuga dagli Stati Uniti. È il segnale di una tensione più ampia che si sta consolidando tra Roma e Parigi. Di certo l’attivismo del presidente francese è ormai in rotta di collisione con l’estrema prudenza diplomatica italiana verso gli Usa.