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Provenzano: “La premier parli di Netanyahu, anche chi rimane in silenzio è complice”

Il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano

 (ansa)

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Intervista al responsabile Esteri del Pd
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ROMA – Giorgia Meloni su Gaza è letteralmente sparita. Stanno parlando i leader di tutto il mondo, lei invece sta zitta da mesi, nonostante abbia presieduto il G7 e sia volata a Washington da Trump», attacca Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd. «È ora che venga in aula a chiarire da che parte sta: con Netanyahu e la sua sistematica violazione del diritto internazionale o con l’umanità calpestata nella Striscia? È una richiesta di tutte le opposizioni».

L’avete già avanzata e siete stati respinti. Avete un piano B?

«Se la premier e il governo tacciono, si deve far sentire almeno il Parlamento: questo silenzio sta diventando complicità e allarga anche la distanza tra un vasto sentimento di indignazione popolare e le parole che le istituzioni non …

ROMA – Giorgia Meloni su Gaza è letteralmente sparita. Stanno parlando i leader di tutto il mondo, lei invece sta zitta da mesi, nonostante abbia presieduto il G7 e sia volata a Washington da Trump», attacca Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd. «È ora che venga in aula a chiarire da che parte sta: con Netanyahu e la sua sistematica violazione del diritto internazionale o con l’umanità calpestata nella Striscia? È una richiesta di tutte le opposizioni».

L’avete già avanzata e siete stati respinti. Avete un piano B?

«Se la premier e il governo tacciono, si deve far sentire almeno il Parlamento: questo silenzio sta diventando complicità e allarga anche la distanza tra un vasto sentimento di indignazione popolare e le parole che le istituzioni non riescono a pronunciare sui crimini del presidente israeliano. Ogni argine giuridico, politico e morale è stato abbattuto. Questo inferno va fermato».

Perché la premier tace?

«Temo lo faccia per non turbare il suo amico Trump che ha offerto piena copertura al disegno di Netanyahu. E lo dico con amarezza perché su questo terreno noi non abbiamo mai cercato la polemica politica, ma sempre spinto il governo a non deragliare dai binari della nostra tradizione diplomatica. Come abbiamo dimostrato quando, su iniziativa del Pd, le Camere hanno approvato una mozione unitaria per il cessate il fuoco».

Per Meloni non sarebbe imbarazzante condannare un governo di destra come il suo?

«Ma come si fa a non dire nulla dinnanzi a tanta barbarie? Non è più la capetta della destra tricolore, è la premier dell’Italia. Dopo 19 mesi di conflitto fallito nell’obiettivo di distruggere Hamas, ora l’estrema destra israeliana sta realizzando ciò che ha sempre voluto: occupare Gaza attraverso un assedio totale, deportare i palestinesi, usare gli aiuti umanitari come arma di guerra. Il governo Meloni si è trincerato dietro la formula dei “due popoli, due Stati”, ma senza una condanna delle azioni di Netanyahu è un’insopportabile ipocrisia e tradisce la storia del nostro Paese».

In che senso?

«Il silenzio sulle atrocità nella Striscia è la negazione del ruolo che l’Italia ha sempre svolto nel Mediterraneo: essere un ponte di pace fra l’Europa e il mondo arabo. Oggi che Trump è schierato con Netanyahu il destino dei palestinesi è anche nelle nostre mani. Voglio essere onesto: nessuno pensa che un Paese possa realizzare la pace da solo, ma alcune cose si possono fare».

Quali?

«Unirsi agli Stati che in Europa dicono basta alla doppia morale sul diritto internazionale, che deve valere a Kiev come a Gaza; riconoscere la Palestina; imporre l’embargo alle armi in Israele e sanzioni su un governo che invoca la pulizia etnica; dar seguito alle pronunce della Corte penale internazionale invece di garantire l’impunità a Netanyahu, come ha fatto il ministro Tajani. Meloni deve dare delle risposte».

Secondo lei lo farà prima o poi?

«Non so se ne avrà il coraggio. Le opposizioni hanno presentato una mozione unitaria, non può pensare di nascondersi a lungo. E di fronte al progetto di annientamento di un popolo, le frasi di circostanza non bastano più».

A Gaza è in corso un genocidio?

«Genocidio è un concetto giuridico, lo deciderà la Corte internazionale di giustizia. Ma quel che sta avvenendo è sotto gli occhi di tutti, domani di fronte alla Storia nessuno potrà dire di non aver visto, di non aver saputo».

Non sarà che Meloni teme l’equazione per cui chi condanna Israele rischia l’accusa di antisemitismo?

«È un’equazione inaccettabile perché un governo non è un popolo. E ormai ci sono due Israele, in conflitto esistenziale fra loro. Quello criminale di Netanyahu e quello che rifiuta la sua guerra a oltranza, condotta nell’indifferenza per la sorte degli ostaggi ed esclusivamente per mantenere il potere. Usarla come alibi per coprire le stragi a Gaza fa un torto anche alla senatrice Liliana Segre, che ha espresso “profonda repulsione” per il governo israeliano in carica».

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