Referendum, i partiti del No a caccia di un volto per la tv
di Giovanna CasadioROMA – Cercasi rappresentante del No per la campagna elettorale referendaria in tv. Nel parapiglia di queste ore, tra inviti all’astensione da parte di Antonio Tajani e della destra meloniana, furbizie e diserzioni, rischiano di saltare persino i confronti televisivi sui referendum per mancanza di truppe. I Sì ai 4 quesiti sul lavoro - trainati dal sindacato di Maurizio Landini, la Cgil - sono pronti e pugnaci ma lo scontro non può avvenire per diserzione della parte opposta. I signor No, quelli che tutto va bene così com’è, non ritengono di metterci la faccia. Per i referendum dell’8 e 9 giugno la strategia che ha avuto la meglio è la diserzione così da ottenere il massimo risultato con minimo sforzo.
E nel Pd, che è il partito più impegnato sui referendum, i cosiddetti riformisti della corrente di Stefano Bonaccini, potrebbero schierarsi per il No almeno su due.
A destra, Walter Rizzetto, il presidente meloniano della commissione Lavoro della Camera che si era spinto all’invito di v…
ROMA – Cercasi rappresentante del No per la campagna elettorale referendaria in tv. Nel parapiglia di queste ore, tra inviti all’astensione da parte di Antonio Tajani e della destra meloniana, furbizie e diserzioni, rischiano di saltare persino i confronti televisivi sui referendum per mancanza di truppe. I Sì ai 4 quesiti sul lavoro - trainati dal sindacato di Maurizio Landini, la Cgil - sono pronti e pugnaci ma lo scontro non può avvenire per diserzione della parte opposta. I signor No, quelli che tutto va bene così com’è, non ritengono di metterci la faccia. Per i referendum dell’8 e 9 giugno la strategia che ha avuto la meglio è la diserzione così da ottenere il massimo risultato con minimo sforzo.
E nel Pd, che è il partito più impegnato sui referendum, i cosiddetti riformisti della corrente di Stefano Bonaccini, potrebbero schierarsi per il No almeno su due.
A destra, Walter Rizzetto, il presidente meloniano della commissione Lavoro della Camera che si era spinto all’invito di votare No - però di andare a votare - si rimette adesso al giudizio della corte: “L’astensione è essa stessa un segnale, essendoci il quorum, e questa è tutta una questione in pancia alla sinistra”. Amen. Alla diserzione va quindi data l’ultima parola?
Nella posizione contro, unica a non lasciare il campo di battaglia, saldamente convinta a dare battaglia, è Teresa Bellanova, l’anti Landini, dalla testarda resistenza. Bellanova, che è stata sindacalista dei braccianti, una lunga militanza nella Cgil, fino ad approdare nel Pd di Matteo Renzi e infine al governo come vice ministra, sottosegretaria al Lavoro. E’ renziana e ha sposato la riforma del lavoro detta Jobs Act. Non l’ha mai abbandonata. Renzi in queste settimane le ha affidato il compito di coordinare i No ai primi due quesiti per cui si vota l’8 e 9 giugno. La posizione di Iv infatti è: due No ai primi due quesiti, libertà di voto per gli altri due e un Sì a quello sulla cittadinanza. Dice, tra le righe, che la sua vita è stata molto complicata dal Jobs act. Ma occuparsi di lavoro, come ha fatto da quando era sindacalista è il filo rosso di una esistenza. Da pasionaria si sente di assumere le posizioni che furono da vice ministra del governo Renzi. “Nessuno vuole fare campagna per il No? Può darsi. Io però ho una agenda pienissima: non mi sto risparmiando, perché ci credo: adesso due giorni a Mestre, Padova, Verona, il 23 e 24 ad Arezzo e provincia, il 31 a Milano, il 30 a Torino, sabato a Benevento e provincia. Non sono i 5 Sì che fermano le morti sul lavoro e i contratti precari non si indeboliscono con i Sì”.
Comunque i Sì sono saldamente in campo per raggiungere il quorum sui quesiti sul lavoro, così come sul quinto quesito che è sulla cittadinanza. Sulla cittadinanza Bellanova è in prima linea. Cambiare la vecchia legge è una riforma attesa da trent’anni, grazie alla quale si allargano le maglie per diventare italiani.
Riccardo Magi, il segretario di +Europa e coordinatore del comitato referendario, con Emma Bonino hanno promosso nelle ultime ore un flash mob con i cartelli: “Voi per l’astensione, noi per la partecipazione”. Bonino dice di assistere a un triste déjà vu. “E’ sempre la stessa storia in Italia se si parla di diritti e libertà il Parlamento promette e non mantiene a qual punto i cittadini organizzano un referendum e solo a quel punto i partiti dicono che devono essere loro a occuparsene. Peccato che la legge sulla cittadinanza risale al 1992, un'altra era e un'altra Italia. Peccato che il Parlamento abbia proposto tantissime volte una riforma senza mai trovare il coraggio di farla davvero. Peccato che lo stesso Tajani la definiva 'urgente' solo pochi mesi fa. E invece ora invita all'astensione che certo è un diritto dei cittadini ma di certo non un esercizio di civiltà in un Paese con un tasso di astensionismo sempre più alto”.