Milani: “Ignorate le stragi e il contesto, la memoria del terrorismo è di parte”
di Concetto VecchioManlio Milani, presidente dell’Associazione delle vittime di piazza della Loggia, perché contestate l’organizzazione della Giornata del 9 maggio?
«È saltato un metodo. Per la prima volta la scaletta della cerimonia non è stata condivisa con le associazioni delle vittime del terrorismo».
Cosa intende con “non condivisa”?
«Negli ultimi vent’anni ci si è confrontati con i dirigenti del Ministero della pubblica istruzione. Si ragionava sui contenuti, si cercava un equilibrio, avendo sempre cura di collocare le testimonianze dentro il contesto storico».
Quest’anno invece?
«Abbiamo avuto due incontri alla Camera, e ci siamo subito accorti che l’approccio era cambiato. Prendere o lasciare. Tanto che la scaletta finale ci è arrivata via mail, a scatola chiusa».
Cosa vi avevano proposto?
«Condividevamo l’idea di discutere dell’omicidio di Sergio Ramelli, il militante del Fronte della Gioventù ucciso a Milano nel 1975. “Ma ragioniamo anche sul contesto”, abbiamo proposto».
Quale contesto?
«L’ag…
Manlio Milani, presidente dell’Associazione delle vittime di piazza della Loggia, perché contestate l’organizzazione della Giornata del 9 maggio?
«È saltato un metodo. Per la prima volta la scaletta della cerimonia non è stata condivisa con le associazioni delle vittime del terrorismo».
Cosa intende con “non condivisa”?
«Negli ultimi vent’anni ci si è confrontati con i dirigenti del Ministero della pubblica istruzione. Si ragionava sui contenuti, si cercava un equilibrio, avendo sempre cura di collocare le testimonianze dentro il contesto storico».
Quest’anno invece?
«Abbiamo avuto due incontri alla Camera, e ci siamo subito accorti che l’approccio era cambiato. Prendere o lasciare. Tanto che la scaletta finale ci è arrivata via mail, a scatola chiusa».
Cosa vi avevano proposto?
«Condividevamo l’idea di discutere dell’omicidio di Sergio Ramelli, il militante del Fronte della Gioventù ucciso a Milano nel 1975. “Ma ragioniamo anche sul contesto”, abbiamo proposto».
Quale contesto?
«L’aggressione di Ramelli, il 13 marzo 1975, provoca l’uccisione di due ragazzi di sinistra, Claudio Varalli, il 16 aprile, e Alberto Brasili, il 25 maggio. Ramelli morirà un mese e mezzo dopo l’aggressione, il 29 aprile. Avevamo chiesto l’intervento di uno storico per chiarire la cornice della morte di questi giovanissimi».
Risposta?
«Eravamo convinti che la nostra richiesta era stata accolta. Ma poi, quando ci hanno recapitato la scaletta, ci siamo accorti che Ramelli era stato tagliato».
Lo storico non c’è.
«E la comprensione della strage di Gioia Tauro, avvenuta all’interno della battaglia per Reggio Calabria capoluogo, Boia chi molla, è affidata a una liceale».
Contestate l’assenza dello stragismo nero?
«È tutto sbilanciato sulle vittime delle Brigate Rosse. Su Bologna e Brescia ci sono state sentenze recenti che hanno confermato la pista nera, ed Ustica è stata archiviata. Era giusto mantenere viva l’attenzione».
Forse se ne è parlato in passato?
«Di recente a Bologna c’è stata la condanna di Paolo Bellini, un neofascista legato ai servizi. E quella di Ciavardini, che all’epoca era minorenne. Lo stesso è avvenuto per piazza della Loggia, a Brescia. Marco Toffaloni, nel 1974 aveva appena sedici anni. Sono vicende che ci interpellano anche oggi».
Perché non va bene Bruno Vespa come moderatore?
«Sulle stragi nere è stato un uomo di parte».
Quindi contestate una torsione a destra della cerimonia?
«Non hanno voluto discutere, mettendoci davanti al fatto compiuto. Lo stesso è avvenuto con la convenzione per le scuole».
Cioè?
«Quest’anno si rinnova tra le associazioni e il ministero della pubblica istruzione per consentire ai nostri rappresentanti di parlare degli anni Settanta con gli studenti. Abbiamo chiesto più volte un incontro con il ministero. Non ci hanno mai risposto».
Perché?
«Non saprei. Ma questi incontri preparatori servivano per definire le linee guida, e infatti alla scadenza firmavano la convenzione nella solennità del Parlamento, il 9 maggio, prima della cerimonia».
E stavolta?
«L’altro giorno ci è arrivata una mail in cui ci veniva annunciata la conferma della convenzione, ma demandando la firma a una futura data. È un modo spiacevole di procedere».
Morale?
«Non c’è la dimensione storica. E sono scomparse le stragi. Eppure fino all’anno scorso con il governo Meloni si era lavorato bene».
Cosa volevate dire nel comunicato che ognuno “deve fare i conti con la propria storia?”
«Quello che le ho detto a proposito di Ramelli: avere cura del contesto. Altrimenti è una memoria fine a se stessa, che evita di entrare nei meccanismi che hanno prodotto la violenza».
Venerdì ci sarete?
«Sì, però con l’amaro in bocca. Ci andiamo soltanto per rispetto di Mattarella, delle istituzioni e delle vittime».