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Rossi per caso, il compagno Giarrusso sull'Isola dei famosi con Adinolfi

Dino Giarrusso alla convention di Bonaccini nel 2023 

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Finalmente il Pd può sfruttare un reality per farsi due domande su cosa è andato storto negli ultimi venti anni
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Questo è il numero di venerdì 9 maggio 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

A fine gennaio del 2023 mi trovavo lungo una imprecisabile strada piemontese a bordo di un minivan diretto da Asti a Torino. Ero stato inviato da Repubblica a raccontare la campagna di Elly Schlein per le primarie. Sul veicolo c’erano Schlein, il suo inseparabile amico e braccio destro Gaspare Righi, la deputata piemontese del Pd Chiara Gribaudo e un altro paio di membri dello staff della futura segretaria, che però in quei giorni quasi tutti davano sicura perdente contro Stefano Bonaccini. Mentre viaggiavamo verso il capoluogo era in pieno svolgimento la grande convention elettorale di Bonaccini, segretario in pectore del partito che era certo di andare a dirigere di lì a pochi giorni. Ricordo che Schlein e i suoi non erano particolarmente interessati all’evento concorrente fin quando più di un telefonino cominciò a trillare. Qualcuno…

Questo è il numero di venerdì 9 maggio 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

A fine gennaio del 2023 mi trovavo lungo una imprecisabile strada piemontese a bordo di un minivan diretto da Asti a Torino. Ero stato inviato da Repubblica a raccontare la campagna di Elly Schlein per le primarie. Sul veicolo c’erano Schlein, il suo inseparabile amico e braccio destro Gaspare Righi, la deputata piemontese del Pd Chiara Gribaudo e un altro paio di membri dello staff della futura segretaria, che però in quei giorni quasi tutti davano sicura perdente contro Stefano Bonaccini. Mentre viaggiavamo verso il capoluogo era in pieno svolgimento la grande convention elettorale di Bonaccini, segretario in pectore del partito che era certo di andare a dirigere di lì a pochi giorni. Ricordo che Schlein e i suoi non erano particolarmente interessati all’evento concorrente fin quando più di un telefonino cominciò a trillare. Qualcuno stava informando Schlein del caso Giarrusso. Era infatti successo che alla convention di Bonaccini fosse salito sul palco l’ex Iena, allora europarlamentare eletto nelle liste del Movimento 5 Stelle ma poi uscito per dissidi con Giuseppe Conte e non meglio definibili dissensi di linea politica. La presenza di Giarrusso sul palco dell’iniziativa era dispiaciuta a molti degli stessi sostenitori di Bonaccini, nonostante quel giorno Giarrusso si fosse presentato alla platea meglio di Tony Brando/Christian De Sica al sottosegretario socialista Massimo Ghini (“Lasciati dire che il tuo discorso al congresso è stato di una lucidità…”) e avesse esordito con un “posso dire cari compagni?” che come captatio benevolentiae era doppiamente strepitosa, rivolta a Nardella e Guerini che ascoltavano pensosi l’orazione. Giarrusso, convinto di intervenire a un consesso di ingraiani, a scanso di accuse di trasformismo ci teneva a premettere che lui non era comunista così (un pugno alzato), era comunista così: due pugni alzati.

Scoppiò subito un gran casino tra gli stessi bonacciniani, perché in passato Giarrusso aveva detto del Pd cose irriferibili, come del resto quasi tutti i 5 Stelle, ma incredibilmente nessuno degli organizzatori della convention, tra i quali cominciò subito un surreale scaricabarile (“Non l’ho invitato io”, “Nemmeno io”, pareva quasi che Giarrusso si fosse messo in scaletta da solo), se ne era reso conto prima che scoppiasse il putiferio. Un formidabile record di distrazione e comprensione ex post della realtà che sarebbe stato superato solo in tempi recentissimi, quando dopo cinque anni di collaborazione Gad Lerner ha annunciato che avrebbe lasciato Il Fatto quotidiano avendolo scoperto “indulgente con le destre nazionaliste e il trumpismo”. Dice: eh vabbè, all’epoca il Pd aveva già fatto l’accordo di governo con i 5S, e Di Maio era in transizione da Masaniello grillino a piccolo Draghi di Pomigliano, che sarebbe stato mai accogliere Giarrusso nella grande casa Pd? E però a molti dem sembrava ci fosse ancora una differenza significativa tra un accordo di coalizione chiuso per ragioni di reciproca convenienza e l’iscrizione di Giarrusso al partito che fino a qualche mese era l’incarnazione del male assoluto. Il caso Giarrusso funestò quello che doveva essere il gran giorno di Bonaccini e forse fu il segnale più grosso che le primarie non sarebbero state la passeggiata di salute che all’inizio tutti pronosticavano. Come era logico e naturale, il caso Giarrusso produsse frizzi e lazzi nella comitiva schleiniana. Eravamo quasi arrivati a Torino quando non ricordo chi dello staff di Schlein le lesse una fresca agenzia di stampa in cui un esponente vicino a Bonaccini prendeva le distanze da Giarrusso: “Ha sbagliato partito”. Schlein disse: “Pensa quando scopriranno che ha sbagliato candidato”. Tutti risero di gusto e, in effetti, il tempo comico fu azzeccato quanto la previsione.

Ora Giarrusso, al quale tra un’elezione e l’altra i 5S avevano affidato il ruolo informale di controllore della regolarità dei concorsi universitari (immagino che il criterio fosse che era un’ex Iena), è uno dei concorrenti dell’Isola dei famosi dove approda dopo aver assunto un ruolo editoriale nel quotidiano L’identità, foglio sovranista dove è ipotizzabile che non sia presentato alla redazione con un “cari compagni”. Giarrusso farà compagnia nel programma a Mario Adinolfi, leader del Popolo della famiglia, già fondatore del quotidiano cattolico integralista Il Regno. Adinolfi, uomo inviso ai più per le sue posizioni ma di indiscutibile acume, potrà raccontare a Giarrusso che lui il Pd riuscì a infiltrarlo fino a farsi eleggere deputato nel 2008, anche se per mettere in piede a Montecitorio fu costretto ad aspettare un po’: era il primo dei non eletti. Direte voi: come ci era riuscito? Aveva fondato un’associazione e l’aveva chiamata Generazione U, che stava per Ulivo. L’associazione era lui e un paio di amici ma tanto bastò per diventare piccolissimo azionista del neonato Pd e guadagnarsi un posto in lista alle Politiche (sono andato a controllare, era numero 18). Dice: eh, ma quale elettore Pd aveva avuto il coraggio di dare la preferenza ad Adinolfi? Mica servivano le preferenze, erano tutte liste bloccate, allora come oggi si entrava con il numeretto, come allo sportello dell’Asl.

Chissà se sull’isola Giarrusso e Adinolfi parleranno dei comuni trascorsi nel Pd, uno spicchio di legislatura per uno e un pomeriggio di gennaio per l’altro. Ma pure il Pd, anche se ha cambiato gestione, potrà finalmente sfruttare un reality per farsi due domande su cosa sia andato storto negli ultimi vent’anni.

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