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Mozzetta rossa e stola ricamata in oro: il ritorno alla tradizione

Papa Leone XIV si affaccia dalla loggia della Basilica dopo l’elezione

 (agf)

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Il nuovo Pontefice ha recuperato alcuni dei paramenti rifiutati da Francesco
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ROMA – Mentre monsignor Diego Ravelli, il maestro delle cerimonie liturgiche, lo aiutava nella vestizione nella Stanza delle lacrime, Robert Francis Prevost aveva già deciso con quale abito si sarebbe affacciato per la prima volta al mondo da papa Leone XIV. E se qualcosa, come in questo caso e a dispetto del proverbio, si può capire dai vestiti, la scelta del pontefice americano segna un ritorno al passato, un’inversione verso la tradizione di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II prima di lui, dopo la cesura che a certi simboli aveva impresso invece dal giorno zero papa Francesco.

Già, perché nel primo discorso dalla Loggia delle benedizioni, sulla talare bianca di tessuto insgualcibile ma leggero, stavolta senza bottoni e cucita in tre diverse taglie dall’instancabile sarto Raniero Mancinelli, Prevost ha voluto indossare di nuovo la mozzetta rossa, una mantelletta corta dalle spalle fino ai gomiti, che Francesco aveva archiviato dodici anni fa, preferendo per ogni giorno del suo pap…

ROMA – Mentre monsignor Diego Ravelli, il maestro delle cerimonie liturgiche, lo aiutava nella vestizione nella Stanza delle lacrime, Robert Francis Prevost aveva già deciso con quale abito si sarebbe affacciato per la prima volta al mondo da papa Leone XIV. E se qualcosa, come in questo caso e a dispetto del proverbio, si può capire dai vestiti, la scelta del pontefice americano segna un ritorno al passato, un’inversione verso la tradizione di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II prima di lui, dopo la cesura che a certi simboli aveva impresso invece dal giorno zero papa Francesco.

Già, perché nel primo discorso dalla Loggia delle benedizioni, sulla talare bianca di tessuto insgualcibile ma leggero, stavolta senza bottoni e cucita in tre diverse taglie dall’instancabile sarto Raniero Mancinelli, Prevost ha voluto indossare di nuovo la mozzetta rossa, una mantelletta corta dalle spalle fino ai gomiti, che Francesco aveva archiviato dodici anni fa, preferendo per ogni giorno del suo papato semplicemente il bianco candido. Era stata, la sua, una scelta di rottura che aveva infranto quella regola del bicolore bianco-rosso che si era affermata tra i papi almeno dell’inizio del Duecento, come tante altre cesure venute poi: le scarpe nere e logore, per dirne una, al posto delle pantofole in porpora cardinalizia con croci d’oro ricamate sul dorso del piede.

Prevost no: sulla mozzetta tornata rossa ha poggiato pure una lunga stola bordeaux con ricamate in oro le chiavi di Pietro dello stemma papale. Anche questa Francesco svestì, per tenere solo annodata in vita una fascia in seta bianca. E ancora, al collo il nuovo Leone XIV ha voluto infilare la croce pettorale d’oro. Quella stessa che Francesco rifiutò di portare, tenendo sempre con sé la croce vescovile d’argento che gli era stata regalata molti anni prima da un amico cardinale che a sua volta l’aveva acquistata, per donargliela, a Roma.

A giorni, quando Prevost terrà la messa d’inizio del suo pontificato, allora all’anulare della mano destra sostituirà l’anello da cardinale con il quale ha giurato in Sistina all’inizio del Conclave e si è mostrato ieri ai fedeli di piazza San Pietro, con l’anello del Pescatore, forgiato ad hoc per ogni nuovo pontefice. Lungo il bordo, attorno all’immagine di San Pietro che getta in mare le sue reti, sarà inciso il nuovo nome: Leone XIV. Lì il neo eletto Papa riceverà pure il pallio, un paramento sacro di lana bianca decorata con sei croci di seta nera che somiglia a una stretta striscia avvolta attorno al collo e sulle spalle. Allora sì, con la papalina bianca in testa, avrà tutti i vestiti nuovi del pontefice che da ieri ha scelto di essere.

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