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Landini: “Le parole di La Russa opposte a quelle di Mattarella”. Schlein: “Meloni che dice?”

Elly Schlein 

Elly Schlein 

 

La segretaria del Pd contro le parole pronunciate dalla seconda carica dello Stato alla kermesse di FdI a Firenze. Il portavoce del presidente del Senato: “Posizione lecita”. E Conte annuncia: “Sulla cittadinanza voterò sì”

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Indignazione, sconcerto, fastidio. Uno dopo l’altro i promotori dei cinque quesiti referendari reagiscono all'invito del presidente del Senato Ignazio La Russa a disertare le urne l’8 e il 9 giugno.

Per la segretaria del Pd Elly Schlein, "è gravissimo che la destra continui a incoraggiare l'astensione al referendum ed è davvero indegno che lo faccia la seconda carica dello Stato”. Non solo, insiste la leader: “Le parole di Ignazio La Russa sono gravi anche perché tradiscono uno dei principi costituzionali che fissano il voto come un dovere civico".

Schlein: “Meloni cosa ne pensa?”

"Ma di questi principi, dei diritti e del lavoro – continua Schlein – l'estrema destra al governo ha dimostrato ampiamente di non curarsi”. Un’unica reazione possibile: “La migliore risposta possibile di fronte a questa deriva è andare, tutte e tutti, a votare l'8 e 9 giugno per contrastare la precarietà e per la cittadinanza". Anzi, “invadere le urne”, preciserà poco dopo.

Parlando da Terni, la segretaria del Pd chiama anche in causa la premier: “Vorrei sapere che cosa ne pensa la presidente Meloni” delle affermazioni del presidente di Palazzo Madama e degli altri esponenti del centrodestra.

Landini: “Ci prendono per il c…?”

Da Nizza Monferrato, il segretario della Cgil Maurizio Landini è ancora più infervorato. “Giustamente è la seconda carica dello Stato, – ironizza – se dici quelle robe lì non puoi essere di certo la prima carica dello Stato”. Infatti, ricorda il leader sindacale, il presidente della Repubblica da Genova, il 25 aprile, “ha detto due cose che sono esattamente l’opposto” della dichiarazione di La Russa. “Cioè che il voto e la partecipazione politica sono la base senza la quale non c’è né la democrazia né la libertà e ha aggiunto che bisogna lavorare proprio per sconfiggere l’astensionismo perché, quando c’è una crisi democratica, la democrazia la difendi proprio praticandola”, ragiona Landini. Tanto più alla luce di una contraddizione: “La loro riforma madre è il premierato, continuano a dire che così saranno i cittadini a decidere chi li governa”. Il tono della voce si alza prima dell’affondo: “E quando c’è un referendum in cui i cittadini possono decidere su di loro, tu gli dici che non devono andare a votare, ci state prendendo per il c…?”.

La campagna del M5S

In risposta alle parole del presidente di Palazzo Madama, il Movimento 5 Stelle lancia una campagna social con l'hashtag #nonfatecomelarussa #iovoto. “Il presidente del Senato La Russa e tutto il governo – commenta il leader pentastellato Giuseppe Conte – hanno scelto di fare campagna per il non voto al referendum. Vogliono che la gente rimanga a casa, che non eserciti il proprio diritto di voto, che dilaghi l'astensionismo".

"E invece – conclude – con il nostro voto possiamo fermare i licenziamenti illegittimi, possiamo dare più tutele ai lavoratori delle piccole imprese, possiamo ridurre il lavoro precario, possiamo creare più sicurezza sul lavoro e più responsabilità negli appalti”. Per la prima volta, il leader Cinquestelle ha anche annunciato il proprio sì sul referendum per ridurre da 10 a 5 anni i tempi di residenza richiesti a uno straniero prima di poter ottenere italiana. Sul quesito, dice Conte a margine dell'assemblea romana partito a Roma, nel Movimento 5 stelle "ciascuno voterà in libertà io personalmente comunque voterò sì".

La difesa di La Russa

Il presidente del Senato si difende tramite una nota del suo portavoce Emiliano Arrigo: “Premesso che ieri il presidente La Russa ha confermato di essere personalmente orientato a volersi recare a votare, si sottolinea che lo stesso abbia altresì voluto ribadire, con una frase comiziale, il diritto degli elettori di poter lecitamente anche scegliere di astenersi dal voto. Una possibilità che è ancora più evidente negli appuntamenti referendari dove è previsto un quorum per la validità. In ogni caso, il presidente La Russa ha più volte ricordato che, a differenza del presidente della Repubblica, i presidenti del Senato restano regolarmente iscritti al partito e al gruppo parlamentare di appartenenza proprio perché l’obbligo di neutralità è circoscritto unicamente all’esercizio delle loro funzioni. In una iniziativa promossa da Fratelli d’Italia, sostenere che sia da seguire la posizione ufficiale del partito è non solo lecito ma quasi doveroso. Anche se poi, in concreto, nell’agenda del presidente non è previsto alcun appuntamento o attività di propaganda referendaria”.

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