«Farò propaganda affinché la gente se ne stia a casa», dice Ignazio La Russa, ospite a Firenze della festa della cultura di destra, sprizzante di revanscismo. Il presidente del Senato ce l’ha con i referendum, quelli sul lavoro promossi dalla Cgil e sulla cittadinanza da +Europa. L’opposizione, che era rimasta spiazzata dall’apertura iniziale del presidente del Senato, che solo tre giorni fa aveva detto «penso di andare a votare», adesso s’indigna. «Esternazioni horror dalla seconda carica dello Stato», si accende il leader del M5S, Giuseppe Conte. «Parole gravissime», per il verde Angelo Bonelli. «Indegne», secondo Riccardo Magi. «Eversive», attacca il dem Arturo Scotto.
Al Teatro Niccolini, ex teatro “del Cocomero”, il più antico di Firenze, va in scena per tutto il giorno la kermesse di FdI dedicata a cultura e tv: tirate sulla deriva «woke» arginata da Trump, sugli «intellò sinistri» (copyright di Federico Mollicone) che prima del governo Meloni lavoravano solo perché «avevano la …
«Farò propaganda affinché la gente se ne stia a casa», dice Ignazio La Russa, ospite a Firenze della festa della cultura di destra, sprizzante di revanscismo. Il presidente del Senato ce l’ha con i referendum, quelli sul lavoro promossi dalla Cgil e sulla cittadinanza da +Europa. L’opposizione, che era rimasta spiazzata dall’apertura iniziale del presidente del Senato, che solo tre giorni fa aveva detto «penso di andare a votare», adesso s’indigna. «Esternazioni horror dalla seconda carica dello Stato», si accende il leader del M5S, Giuseppe Conte. «Parole gravissime», per il verde Angelo Bonelli. «Indegne», secondo Riccardo Magi. «Eversive», attacca il dem Arturo Scotto.
Al Teatro Niccolini, ex teatro “del Cocomero”, il più antico di Firenze, va in scena per tutto il giorno la kermesse di FdI dedicata a cultura e tv: tirate sulla deriva «woke» arginata da Trump, sugli «intellò sinistri» (copyright di Federico Mollicone) che prima del governo Meloni lavoravano solo perché «avevano la tessera del Pd in tasca», come sostiene Arianna Meloni, «la tessera del Pci», riavvolge indietro il nastro il sottosegretario Gianmarco Mazzi. «Ma ditemi perché il governo dovrebbe pagare milioni per film che vanno a vedere in 13?», si infervora Giovanni Donzelli. Il leitmotiv è sempre quello: l’egemonia di sinistra va smantellata. Mollicone se la prende pure con Geppi Cucciari, colpevole di avere fatto ironie al Quirinale sul ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Poi al tramonto ecco il La Russa-show, che si mangia il resto. «I referendum? Magari andrò a votare, ma farò propaganda affinché la gente se ne stia a casa». Propaganda, dice proprio così. Naturale che la sortita faccia imbizzarrire le opposizioni. Non perché da La Russa si aspettassero un appoggio ai quesiti di Landini — anzi, a sinistra c’era stupore, fino a ieri, per quell’iniziale spiraglio — ma perché chi parla è appunto la seconda carica dello Stato. Ruolo terzo, anche se l’interessato dal principio l’ha interpretato a modo suo.
La Russa sviluppa il suo ragionamento: «Sui referendum ho detto che ci penso se andare a votare» perché quando mi è stato chiesto «ero al Senato e mi ricordavo di essere il presidente». Adesso che il podio è diverso, quello di una convention di partito, «continuo a dire che ci penso, però di una cosa sono sicuro: farò propaganda perché la gente se ne stia a casa. Magari poi io andrò a votare». FdI del resto la linea l’ha chiarita domenica scorsa, con un dossier spedito a tutti gli eletti: scegliamo l’astensione, disertiamo le urne.
Davanti a militanti e dirigenti della fiamma che si spellano le mani, il presidente del Senato parla di tutto. Della guerra in Medio Oriente, dopo l’invasione di Gaza annunciata da Netanyahu: «Nonostante gli eventuali errori di Netanyahu — dice — io sono senza se e senza ma al fianco della gente di Israele che è stata attaccata» e poi «non bisogna dimenticare che c’è chi vuole debellare lo Stato di Israele, chi oggi dice di essere per la pace, pro Pal, è in realtà per far sparire gli ebrei». Anche su questo il capo dei 5S, Conte, ribatte: «Sono “eventuali errori” oltre 50mila palestinesi sterminati, bambini e madri ridotti alla fame e alla malnutrizione con il blocco degli aiuti, gli attacchi a ospedali e ambulanze?».
La Russa interviene pure sul premierato: «È stato un errore partire dall’elezione diretta del premier e non da quella del presidente della Repubblica. La riforma? Non è ferma, ma non corre». Poi elogia Trump, «un tornado, all’inizio ero neutrale, ma sono diventato trumpiano da quando ho visto le facce della sinistra».
Anche Arianna Meloni spende parole al miele per The Donald: «Stravince alle elezioni. E fa bene a intervenire contro Harvard e woke». Gran dribbling alle sortite più spigolose e alle spacconate social del tycoon (perfino sul Papa): «Ci ha abituato a modi poco convenzionali ma lasciano il tempo che trovano», sostiene la sorella d’Italia.