Nel mirino del ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli, oggi, ci sono il teatro La Pergola di Firenze e il suo direttore artistico Stefano Massini. Ma sottotraccia in via del Collegio romano la destra, già intenta ad occupare spazi e poltrone, lavora per ribaltare tante realtà teatrali ritenute troppo di sinistra. E così premi Oscar del calibro di Giuseppe Tornatore e Toni Servillo, e registi, artisti, scrittori, cantanti, giornalisti come Roberto Saviano, Dacia Maraini, Antonio Scurati, Corrado Augias, Michele Serra, Virgilio Sieni, Antonello Venditti, Alessandro Gassman, Fiorella Mannoia, Piero Pelù e tanti se ne aggiungeranno, hanno firmato un appello in sostegno di Massini e «per un teatro finalmente libero da ingerenze politiche».
Venerdì pomeriggio proprio a Firenze, durante Spazio cultura, un evento organizzato in città da Fratelli d’Italia, il sottosegretario meloniano alla Cultura, Gianmarco Mazzi, colui ha in mano il dossier che stuzzica gli appetiti anche di L…
Nel mirino del ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli, oggi, ci sono il teatro La Pergola di Firenze e il suo direttore artistico Stefano Massini. Ma sottotraccia in via del Collegio romano la destra, già intenta ad occupare spazi e poltrone, lavora per ribaltare tante realtà teatrali ritenute troppo di sinistra. E così premi Oscar del calibro di Giuseppe Tornatore e Toni Servillo, e registi, artisti, scrittori, cantanti, giornalisti come Roberto Saviano, Dacia Maraini, Antonio Scurati, Corrado Augias, Michele Serra, Virgilio Sieni, Antonello Venditti, Alessandro Gassman, Fiorella Mannoia, Piero Pelù e tanti se ne aggiungeranno, hanno firmato un appello in sostegno di Massini e «per un teatro finalmente libero da ingerenze politiche».
Venerdì pomeriggio proprio a Firenze, durante Spazio cultura, un evento organizzato in città da Fratelli d’Italia, il sottosegretario meloniano alla Cultura, Gianmarco Mazzi, colui ha in mano il dossier che stuzzica gli appetiti anche di Lega e Forza Italia, ha lanciato un macigno contro La Pergola, dicendo che secondo lui «i direttori artistici dei teatri devono essere manager culturali stabili» perché «gli artisti prestati alla direzione artistica sono solo dei supplenti». E ancora: «Basta con il teatro di narrazione, incentrato sui monologhisti», rinnegando così un’antica tradizione di cui ha fatto parte anche Dario Fo. Non pronuncia il suo nome ma è chiaro che queste parole siano rivolte a Massini, vincitore del Tony Award 2022 per la migliore opera teatrale, e nominato direttore artistico della Pergola a gennaio con i voti favorevoli di tutto il Cda e la sola astensione del dicastero della Cultura.
Sin dall’inizio la scelta di Massini - scrittore, drammaturgo e personaggio televisivo, che in questi mesi ha portato in teatro attori prestigiosi facendo anche il tutto esaurito - è stata contestata dalla destra. Adesso la questione è esplosa. Il ministero della Cultura ha ipotizzato di declassare La Pergola facendogli perdere lo status di teatro nazionale. La commissione non ha ancora pronunciato il verdetto definitivo: da ciò che trapela il teatro resterebbe nella prima fascia ma al suo direttore artistico è stato attributo un voto negativo. E infatti nell’appello, che viaggia sui 30 mila like e migliaia di condivisioni, si legge che «in merito alla concreta minaccia da parte del governo di destra di penalizzare il teatro della Toscana» viene espressa «solidarietà a Massini, il cui operato è reso oggetto di un vero e proprio attacco politico». Il direttore ringrazia commosso: «Mai avrei pensato che dovessimo arrivare a questo, ogni soglia è stata purtroppo varcata».
E se il governo attacca il direttore artistico, anche Giuli nel retropalco sostiene che Massini debba dedicarsi ai monologhi, non si può dire che faccia lo stesso nei riguardi del direttore generale dal 1999 Marco Giorgetti, sfiduciato dal Cda il mese scorso, e uomo adesso molto vicino alla destra. Il ministro Giuli lo difende a spada tratta: «Il migliore successore di Giorgetti si chiama Giorgetti». E affinché il dg resti al suo posto, in questo caso, in campo ci sono tutti, dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari al presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone.