Schlein: “Gravi le parole di La Russa, serve un’ondata di partecipazione”
di Giovanna VitaleLa segretaria Pd Elly Schlein
(agf)Visto che come al solito si è rifugiata nel silenzio, mi piacerebbe sapere cosa pensa Giorgia Meloni di questi referendum e se condivide il vergognoso appello all’astensione lanciato dal presidente Ignazio La Russa». Elly Schlein, in viaggio per Perugia dove è in corso una manifestazione a sostegno della consultazione dell’8 e 9 giugno, non ha ancora smaltito l’arrabbiatura per la campagna “no-voto” del presidente del Senato.
Perché si indigna, segretaria? La Russa è il co-fondatore di FdI, partito contrario ai referendum.
«Ma La Russa non è un militante qualsiasi, è il presidente del Senato. Ed è davvero grave che la seconda carica dello Stato inviti a disertare le urne: così tradisce un principio costituzionale che fissa il voto non solo come diritto, ma anche come dovere civico. Però sappiamo che dei principi e dei diritti l’estrema destra che sta al governo non se ne cura affatto. Per questo mi auguro che l’ondata di partecipazione sia la più grande possibile: sarebbe la miglio…
Visto che come al solito si è rifugiata nel silenzio, mi piacerebbe sapere cosa pensa Giorgia Meloni di questi referendum e se condivide il vergognoso appello all’astensione lanciato dal presidente Ignazio La Russa». Elly Schlein, in viaggio per Perugia dove è in corso una manifestazione a sostegno della consultazione dell’8 e 9 giugno, non ha ancora smaltito l’arrabbiatura per la campagna “no-voto” del presidente del Senato.
Perché si indigna, segretaria? La Russa è il co-fondatore di FdI, partito contrario ai referendum.
«Ma La Russa non è un militante qualsiasi, è il presidente del Senato. Ed è davvero grave che la seconda carica dello Stato inviti a disertare le urne: così tradisce un principio costituzionale che fissa il voto non solo come diritto, ma anche come dovere civico. Però sappiamo che dei principi e dei diritti l’estrema destra che sta al governo non se ne cura affatto. Per questo mi auguro che l’ondata di partecipazione sia la più grande possibile: sarebbe la miglior risposta a tanta arroganza».
Secondo il suo portavoce, La Russa è stato frainteso: voleva dire che gli elettori sono liberi di scegliere se andare o no a votare.
«Stanno provando a metterci una toppa, che è peggiore del buco. Quello che ha dichiarato l’abbiamo sentito tutti, ci sono i video. È la solita tecnica della mistificazione. Poi però ci sono i fatti. E i fatti dicono che questo governo, che sta aumentando la precarietà, vuol silenziare un referendum col quale i cittadini hanno la possibilità di cambiare le condizioni di vita di milioni di lavoratori: contrastare la precarietà, inserendo l’obbligo di causale nei contratti a termine che Meloni ha esteso; sancire il diritto a un’occupazione più sicura e dignitosa. In una Repubblica fondata sul lavoro è inaccettabile che ogni giorno ci siano incidenti e morti in fabbriche e cantieri. È una occasione straordinaria per farsi sentire. Oggi ho letto un sondaggio di Pagnoncelli: l’adesione ai contenuti di questi quesiti è altissima e trasversale, ora bisogna tradurla in partecipazione al voto».
Però anche i riformisti del Pd hanno dei dubbi e potrebbero non ritirare la scheda sui tre quesiti relativi al Jobs Act.
«A parte che Stefano Bonaccini ha invitato tutti ad andare a votare, la linea del partito è chiara ed è stata approvata in direzione nazionale: noi sosteniamo il sì a tutti e cinque i quesiti referendari. La cosa interessante del sondaggio che ho citato prima è che i più convinti sono proprio gli elettori del Pd, con un’adesione superiore al 90% per quel che riguarda il lavoro e addirittura del 97% sulla sicurezza. Ed è altissima anche sulla cittadinanza».
Quindi non è vero neppure che lei ha lasciato libertà di scelta?
«Ripeto: i cinque sì sono stati decisi nel massimo organo del partito. Ho detto che non chiedo abiure a nessuno, ma la linea del Pd è una sola. Semmai ciò che ci deve preoccupare sono l’ostilità e le omissioni del governo».
Allude alla scarsa informazione sul referendum?
«Il governo Meloni lo sta boicottando, tant’è che anche la Rai, ridotta ormai a megafono di Palazzo Chigi, nega uno spazio adeguato all’importanza di questo voto. Stanno usando tutte le leve in loro possesso per reprimere il sacrosanto diritto a una informazione libera e completa: una deriva illiberale che abbiamo già sperimentato. Il messaggio della destra di disertare le urne, unito al blackout sulla campagna referendaria, risponde a un disegno preciso: vogliono continuare a mentire agli italiani, continuare con la favoletta che in Italia va tutto bene».
Resta il fatto che l’ultimo referendum vinto risale a 14 anni fa. Una sconfitta non rischia di indebolire lei e la sua battaglia?
«No perché, al di là della propaganda da istituto Luce della premier, l’articolo 1 della Costituzione dice che la Repubblica è fondata sul lavoro, che deve essere sicuro e dignitoso. È una battaglia giusta da fare, anche se siamo un Paese in cui alle ultime elezioni ha votato meno del 50% degli elettori. Ma io credo che l’Italia ci saprà stupire: anche nel 2011, sull’acqua pubblica, ci fu una grossa mobilitazione e il referendum raggiunse il quorum».
I sondaggi dicono altro.
«Ce la possiamo fare, invece. La precarietà è la peggiore nemica dello sviluppo e del benessere della società, ruba il futuro ai giovani e alle donne, specie al Sud. Questa destra è ossessionata dall’immigrazione ma non si preoccupa dell’emigrazione: i tanti ragazzi che se ne vanno all’estero perché hanno contratti precari e salari bassi».
A proposito di immigrazione, il quesito sulla cittadinanza non va in controtendenza rispetto a un mondo che tende a stringere sugli ingressi e la permanenza degli extracomunitari?
«Io penso che in Italia la società sia più avanti della legge ingiusta varata nel 1992: per noi chi nasce e cresce nel nostro Paese è italiano e se il referendum passa verrà dimezzato da 10 a 5 anni il tempo di residenza, riportandolo a come era prima già in Italia e come accade in molti Paesi europei. Ma soprattutto non voglio più sentire un ministro dire che bisogna ridurre gli stranieri nelle classi, nelle classi non vediamo italiani e stranieri ma bambine e bambini che hanno lo stesso diritto a una scuola di qualità e a costruirsi un futuro».
Ultima cosa, non pensa che nella foto dei volenterosi diretti a Kiev manchi qualcosa?
«Qualche anno fa, dopo l’invasione criminale di Putin, su quel treno per Kiev c’erano Italia, Germania e Francia. Oggi ci sono Germania, Francia e il Regno unito e non c’è più l’Italia. Proprio ora che Macron, Starmer e Merz vanno a parlare finalmente di un cessate il fuoco incondizionato per costruire una pace giusta, che tenga conto degli interessi ucraini e anche europei, Meloni è assente. Altro che pontiera, la nostra premier ha perso il treno».