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Taranto, addio a Cito primo sindaco populista

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Espulso dall’Msi. fondò una tv privata, lanciò un partito autonomista ed è stato deputato. Pluricondannato si è laureato in carcere
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BARI – Si faceva chiamare Geometra, ma in fondo sperava un giorno di essere definito Cavaliere: un omaggio a Silvio Berlusconi del quale sognava di ripercorrere il grande salto dalla tv privata alla politica. Lui, però, Giancarlo Cito, scomparso a 79 anni, già sindaco di Taranto e deputato della Repubblica italiana, ricoverato da tempo nella Cittadella della carità, il suo movimento politico col quale s’insediò al comando della seconda città della Puglia, lo chiamò davvero col nome della sua televisione At6. Anche se la carriera politica era iniziata nel Msi dove era nato e cresciuto prima di esserne espulso – correvano gli anni ’70 – per le sue intemperanze.

Nel panorama politico, pugliese e meridionale, s’affermò, così, la sua Lega d’azione meridionale-Antenna Taranto 6, con la quale fu eletto sindaco e poi deputato. Restò in carica al Comune dal 14 dicembre 1993 al 24 febbraio 1996 (e deputato dal 1996 al 2001): nessuno credeva che il telepredicatore che lanciava strali e invettiv…

BARI – Si faceva chiamare Geometra, ma in fondo sperava un giorno di essere definito Cavaliere: un omaggio a Silvio Berlusconi del quale sognava di ripercorrere il grande salto dalla tv privata alla politica. Lui, però, Giancarlo Cito, scomparso a 79 anni, già sindaco di Taranto e deputato della Repubblica italiana, ricoverato da tempo nella Cittadella della carità, il suo movimento politico col quale s’insediò al comando della seconda città della Puglia, lo chiamò davvero col nome della sua televisione At6. Anche se la carriera politica era iniziata nel Msi dove era nato e cresciuto prima di esserne espulso – correvano gli anni ’70 – per le sue intemperanze.

Nel panorama politico, pugliese e meridionale, s’affermò, così, la sua Lega d’azione meridionale-Antenna Taranto 6, con la quale fu eletto sindaco e poi deputato. Restò in carica al Comune dal 14 dicembre 1993 al 24 febbraio 1996 (e deputato dal 1996 al 2001): nessuno credeva che il telepredicatore che lanciava strali e invettive dallo schermo della sua tv privata dovesse superare il primo turno con il 32 per cento dei voti, prima di affermarsi al ballottaggio contro lo sfidante Gaetano Minervini, magistrato, con il 53 per cento delle preferenze e oltre 60mila voti. Tre anni più tardi, nel 1996 appunto, Cito divenne deputato con quasi 34mila preferenze.

Antesignano della linea dura su extracomunitari e abusivi, scendeva personalmente per strada per ripristinare – diceva – ordine e legalità. Qualcuno lo definì anche “sindaco mazziere” perché dotò i vigili urbani di apposito manganello per ripulire le strade anche da «zingari e accattoni». Il 9 dicembre del 1997 fu condannato a 4 anni di carcere in primo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso e assolto dall’accusa di concorso in omicidio. La condanna fu confermata in Cassazione alla fine del 2002.

Durante la detenzione ne approfittò per studiare e fu allora che il Geometra divenne Dottore visto che riuscì anche a laurearsi in Scienze giuridiche. Riportò anche altre condanne ottenendo l’affidamento ai servizi sociali. e scontate in parte ai servizi sociali, anche a causa di gravi problemi di salute. Suo figlio Mario, già consigliere comunale e provinciale è ora candidato sindaco alle elezioni del 25 e 26 maggio.

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