Imbaldanziti per il ciclone Trump, i “patrioti per l’Europa” sentono che il vento della storia soffia dalla loro parte. Marine Le Pen, ospite della scuola di formazione politica della Lega, lo dice chiaro e tondo concludendo il suo intervento a palazzo Rospigliosi: «La missione della nostra generazione è a portata di mano: riportare la sovranità nazionale in Europa. È la fine della mondializzazione e il ritorno alle politiche nazionali, alla sovranità, il ritorno alla potenza». Dice proprio così, «il ritorno alla potenza», cancellando d’un colpo il sogno del francese Jean Monnet (e di Alcide De Gasperi) di un continente dove le “potenze”, invece di combattersi, provavano a costruire una federazione europea.
La leader del Rassemblement national, condannata in Francia per una frode da quasi tre milioni di euro ai danni del contribuente europeo, attacca a testa bassa l’Unione e la maggioranza Ursula da cui i “patrioti” sono esclusi. «La commissione europea – argomenta Le Pen - sfrutta co…
Imbaldanziti per il ciclone Trump, i “patrioti per l’Europa” sentono che il vento della storia soffia dalla loro parte. Marine Le Pen, ospite della scuola di formazione politica della Lega, lo dice chiaro e tondo concludendo il suo intervento a palazzo Rospigliosi: «La missione della nostra generazione è a portata di mano: riportare la sovranità nazionale in Europa. È la fine della mondializzazione e il ritorno alle politiche nazionali, alla sovranità, il ritorno alla potenza». Dice proprio così, «il ritorno alla potenza», cancellando d’un colpo il sogno del francese Jean Monnet (e di Alcide De Gasperi) di un continente dove le “potenze”, invece di combattersi, provavano a costruire una federazione europea.
La leader del Rassemblement national, condannata in Francia per una frode da quasi tre milioni di euro ai danni del contribuente europeo, attacca a testa bassa l’Unione e la maggioranza Ursula da cui i “patrioti” sono esclusi. «La commissione europea – argomenta Le Pen - sfrutta con un cinismo abietto ogni crisi per privare le nazioni sovrane di ulteriori poteri. Ma accaparrarsi le competenze non basta. La tappa successiva è l’ingerenza diretta della commissione nei processi elettorali degli Stati membri». Da qui il sostegno al nazionalista rumeno George Simion e all’Afd, benché la leader francese - a differenza di Salvini - puntualizzi di non condividere «l’ideologia» dei nostalgici della Germania ariana.
Ma se l’armamentario di Le Pen e Salvini contro le istituzioni comunitarie non è nuovo, a colpire sono gli attacchi congiunti ai leader europei e alla coalizione di volenterosi andati a Kiev per esprimere sostegno a Zelensky. Dopo aver partecipato insieme in piazza San Pietro al Regina Coeli di Leone XIV, i due alleati prendono al balzo l’esortazione del pontefice sulla pace. «Gli applausi della piazza di oggi, sul tema della pace, sono qualcosa che per l’azione politica mia e del mio partito sono fondamentali, oggi il Santo Padre si è rivolto ai potenti del mondo». Un appello che per Salvini rischia di cadere nel vuoto, «perché a occhio, a Parigi o a Bruxelles, o a Berlino, c’è qualcuno che non sta lavorando per la pace. C’è l’impressione che a qualcuno convenga che le guerre proseguano». Marine Le Pen mette quindi nel mirino l’arcinemico Macron, «davvero ambiguo, che più che cercare di far tacere le armi sembra preparare la guerra. Sono d’accordo che non dobbiamo lasciare solo a Trump e Putin la ricerca di una soluzione, ma mi chiedo cosa stia facendo Macron per la pace, se sia questo il suo obiettivo». Questi attacchi diretti e frontali al presidente francese e al cancelliere tedesco da parte di Salvini vanno letti naturalmente anche come un’azione di disturbo nei confronti della premier Meloni. Che non è andata a Kiev insieme agli alleati, come fece Draghi nel 2022, ma ha comunque partecipato in video al vertice dei “volenterosi” pro-Ucraina. Un vorrei-ma-non-posso per non scoprirsi a destra.
Dopo le solite critiche al Green Deal, a colpire è l’affondo di Salvini contro le politiche europee sull’immigrazione e sulla difesa. Proprio quelle politiche che Giorgia Meloni ha condiviso con Ursula von der Leyen. «La Lega - argomenta il vicepremier - è a favore di un aumento di spesa per la sicurezza nazionale, ma non vogliamo fare debito per andare a comprare tre carri armati in più dalla Germania. L’Italia si deve difendere, ma non da un’improbabile invasione di carri armati da Est ma dall’invasione in corso di clandestini che stiamo affrontando da soli perché l’Europa se ne è fregata».
Quindi rivendica l’amicizia con Marine Le Pen, «una delle donne più importanti di questo continente», (lei sì, altro che Meloni) «un’amica che abbiamo conosciuto anni fa, quando nessuno poteva parlarci, le avevano disegnato una croce sulla schiena, come accade oggi con l’Afd». Salvini è certo che alle presidenziali del 2027 sarà lei ad entrare all’Eliseo. E prepara un altro summit sovranista, questa volta in terra francese: il 9 giugno, nella Loira, i “patrioti” si ritroveranno per celebrare il successo alle elezioni europee di RN (32%). L’hanno chiamata la “fête de la victoire”.