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Riondino: “Sconfortanti gli attacchi di Giuli, così distruggono il cinema”

Michele Riondino 

 

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Intervista all’attore e regista: “Lui e i suoi sottosegretari non sono abituati a confrontarsi con persone libere”
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Michele Riondino, il ministro della cultura Alessandro Giuli ha cercato di mettere all’angolo Elio Germano, definendolo una voce isolata e definendo “ciance” le sue osservazioni sulla crisi del cinema.

«Partiamo dal fatto che trovo terribilmente sconfortante che un ministro si scomodi o pensi sia giusto attaccare un artista, un cittadino. Elio Germano ha usato il suo ruolo pubblico per fare delle dichiarazioni personali su temi della categoria a cui appartiene, temi su cui ha dimostrato particolare competenza, e per di più da attore pluripremiato, internazionalmente riconosciuto. L’unico che non lo riconosce è il ministro. Lui e i suoi sottosegretari non sono abituati a confrontarsi con le persone libere di dire quello che pensano, senza preoccuparsi di dover genuflettersi al potere».

Michele Riondino, il ministro della cultura Alessandro Giuli ha cercato di mettere all’angolo Elio Germano, definendolo una voce isolata e definendo “ciance” le sue osservazioni sulla crisi del cinema.

«Partiamo dal fatto che trovo terribilmente sconfortante che un ministro si scomodi o pensi sia giusto attaccare un artista, un cittadino. Elio Germano ha usato il suo ruolo pubblico per fare delle dichiarazioni personali su temi della categoria a cui appartiene, temi su cui ha dimostrato particolare competenza, e per di più da attore pluripremiato, internazionalmente riconosciuto. L’unico che non lo riconosce è il ministro. Lui e i suoi sottosegretari non sono abituati a confrontarsi con le persone libere di dire quello che pensano, senza preoccuparsi di dover genuflettersi al potere».

Condivide, quindi, le considerazioni di Germano?

«Sì. Al Quirinale semplicemente ha detto che si sente a disagio nei confronti di un ministro e di un governo che usano il potere per distruggere un sistema, un’industria che produce ricchezza, profitto e mantiene centinaia di migliaia di famiglie, non solo attori e registi “comunisti”, ma tantissimi lavoratori che in molti casi, e qui voglio dare una dritta al ministro, sono bacino elettorale della sua destra. Come Elio, anch’io vorrei avere un ministro capace, che metta ai posti giusti persone con competenze. Quindi il tema sono le competenze. Il ministro Giuli, i sottosegretari Federico Mollicone e Lucia Borgonzoni…che competenze hanno per occuparsi di cinema? Borgonzoni ai David ha ripetuto lo stesso discorso dell’anno scorso, vendendoci la solita fuffa di “Cinema revolution”: il cinema italiano a tre euro, gli altri 3 “ce li mettiamo noi”. In realtà li mettiamo sempre noi contribuenti. Ripete cose che non risolvono i problemi».

Germano ha detto si usano i ministeri per sistemare le persone vicine, un atteggiamento da clan.

«Questo attivismo istituzionale contro un attore, rappresentante della cultura italiana che ha parlato liberamente, è esattamente un atteggiamento prepotente, le minacce di Mollicone nei confronti di Geppi Cucciari sono un atteggiamento da prepotente. Un ministro non si può permettere di attaccare un singolo cittadino. I FdI devono imparare che quando sei all’opposizione puoi dirne di cotte e di crude, ma al governo rappresenti anche chi non ti ha votato. E allora, quando ti viene fatta un’osservazione, bisogna rispondere nei termini giusti. Rispondere con i dati».

Germano ha sottolineato la crisi attuale e il problema del tax credit.

«Il tax credit è un meccanismo che avrebbe avuto bisogno di essere modificato, non cancellato. Perché altrimenti non ragioneremmo nemmeno sull’ipotesi di rinnovo. Hanno semplicemente mosso dei pezzettini, creando un abominio. Quello che dice, giustamente, il maestro Pupi Avati, è che le piccole produzioni ne soffrono. Un ministro deve capire che bisogna stare attenti a non dare troppi soldi alle mega-produzioni, ma anche capire che il cinema indipendente non potrà mai pretendere dalle distribuzioni di andare in sala con 200 copie, come era previsto nelle prime modifiche del tax credit».

Cosa bisogna fare ora?

«Sedersi ai tavoli istituzionali per discutere, quella è la sede. Noi dell’associazione 7607, con Unita, i 100autori, I titoli di coda, siamo sempre disponibili al confronto: il tax credit, le sale che chiudono, l’intelligenza artificiale, i dazi di Trump al cinema internazionale. Temi che vanno affrontati con serietà e preparazione».

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