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Bonaccini: “L’Italia ridotta a spettatrice, un errore clamoroso del governo”

Stefano Bonaccini

 

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L’europarlamentare e presidente Pd: “L’Unione c’è ed è protagonista perché si stanno decidendo i confini e la stabilità del nostro continente, non quelli degli Stati Uniti”
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Giorgia Meloni è rimasta paralizzata tra il desiderio di compiacere Trump e l’incapacità di svolgere in Europa il ruolo che compete all’Italia. Lo dico con grande rammarico: la destra al governo ha ridotto il nostro Paese al rango di semplice spettatore di decisioni altrui». Stefano Bonaccini, eurodeputato e presidente del Pd assiste con sconforto alla perdita di ruolo sullo scenario internazionale.

La premier sostiene che le foto non contano, fatto sta che l’altro giorno sul treno per Kiev c’erano Francia, Germania e Regno Unito, ma non l’Italia. Perché?

«Perché la maggioranza, che sulla politica estera è spaccata, ha tre linee diverse, non riesce ad esprimere alcuna posizione e ad assumere nessuna iniziativa. Eppure non era un viaggio di piacere: come si…

Giorgia Meloni è rimasta paralizzata tra il desiderio di compiacere Trump e l’incapacità di svolgere in Europa il ruolo che compete all’Italia. Lo dico con grande rammarico: la destra al governo ha ridotto il nostro Paese al rango di semplice spettatore di decisioni altrui». Stefano Bonaccini, eurodeputato e presidente del Pd assiste con sconforto alla perdita di ruolo sullo scenario internazionale.

La premier sostiene che le foto non contano, fatto sta che l’altro giorno sul treno per Kiev c’erano Francia, Germania e Regno Unito, ma non l’Italia. Perché?

«Perché la maggioranza, che sulla politica estera è spaccata, ha tre linee diverse, non riesce ad esprimere alcuna posizione e ad assumere nessuna iniziativa. Eppure non era un viaggio di piacere: come si intuisce dagli sviluppi delle ultime ore, quella missione potrebbe essere stata il punto di svolta per rilanciare il processo di pace in Ucraina. Non esserci, tenere l’Italia fuori dai giochi in questa fase, è stato uno sbaglio clamoroso».

Probabilmente Meloni ha voluto marcare la distanza dagli altri leader europei. Secondo lei, la strada imboccata dai volenterosi è giusta o ha fatto bene a sfilarsi?

«A me pare che ogni iniziativa per una pace giusta e duratura faccia il bene dell’Europa e quindi anche dell’Italia. Mentre una resa di Kiev, abbandonata a se stessa, sarebbe l’anticamera di nuove tensioni e conflitti. Hanno fatto e stanno facendo bene i principali leader europei a pretendere una soluzione negoziata, a dimostrare che l’Unione c’è ed è protagonista perché qui si stanno decidendo i confini e la stabilità del nostro continente, non quelli degli Stati Uniti».

Macron e Merz parlano direttamente con Trump: è tramontato il sogno di Meloni pontiera tra Europa e Usa?

«Era solo un sogno, appunto. Meloni non ha compreso che per discutere con Trump serve l’Europa, la sua forza, mostrarsi uniti. Se ti presenti da sola non conti niente e l’unica cosa che puoi fare è dargli ragione. Assecondare i suoi deliri. Ma di un governo isolato e subalterno non sa che farsene neppure Trump, a quanto pare».

Dopo l’elezione in Germania di un cancelliere conservatore, Meloni ha provato a inserirsi per spezzare l’asse franco-tedesco. Una mossa azzardata?

«Mi sembra l’ennesima mossa disperata di chi prova ad uscire dall’isolamento in cui si è cacciata. Ma i risultati non le stanno dando ragione».

Meloni detesta Macron: si può decidere la politica estera di un grande Paese in base a simpatie o idiosincrasie personali?

«No. E come ho detto, anche a Trump non è utile un governo italiano che poi non conta nulla in Europa. Mettiamo pure che il presidente americano abbia qualche simpatia per la nostra premier, ma di cosa ce ne facciamo se poi subiamo le sue scelte scriteriate al pari di tutti gli altri paesi del mondo?».

Il ministro Urso oggi ha detto che il collasso della produzione industriale in Italia è colpa della Ue. È il solito rigurgito anti-europeista della destra o c’è del vero?

«Non c’è dubbio che i problemi siano strutturali e vengano da lontano. Ma c’è un dato che il ministro nasconde: sono le scelte del suo “amico” Trump che stanno affossando la produzione industriale qui da noi e in Europa».

È l’alibi per nascondere un crollo che dura da 26 mesi consecutivi?

«È evidente, come altrettanto certo è che il nostro governo non ha fatto nulla di utile per aggredire il problema. A quanto pare, non riuscendo a fare il ministro, Urso fa il commentatore. Qual è la politica industriale del nostro Paese? E come mai se la colpa è solo dell’Ue la Spagna di Sanchez cresce cinque volte più dell’Italia? E perché noi avremo una crescita tra le peggiori del continente nei prossimi tre anni, non arrivando nemmeno all’1% annuo? A questa domanda non risponde perché Meloni una politica industriale non ce l’ha».

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