Riccardo Magi, segretario di +Europa e presidente del comitato promotore del referendum sulla cittadinanza, è convinto che ci si trovi davanti ad una «strategia coordinata» di boicottaggio del centrodestra.
Dopo La Russa, il ministro Lollobrigida: non voterà perché questa consultazione gli sembra “un congresso del Pd”. Cosa risponde?
«Dimostrano la mancanza di senso delle istituzioni e del ruolo che ricoprono. Ma non erano quelli del dare la “parola al popolo”? Ricordo Meloni all’opposizione urlare a squarciagola contro i governi che silenziavano i referendum, dov’è finita la sua coerenza?».
Anche Salvini dice che “passerà del tempo coi figli” l’8 e 9 giugno.
«Qualche anno fa diceva che lui non ha nulla contro gli immigrati che lavorano, che pagano le tasse e sono regolari. “So…
Riccardo Magi, segretario di +Europa e presidente del comitato promotore del referendum sulla cittadinanza, è convinto che ci si trovi davanti ad una «strategia coordinata» di boicottaggio del centrodestra.
Dopo La Russa, il ministro Lollobrigida: non voterà perché questa consultazione gli sembra “un congresso del Pd”. Cosa risponde?
«Dimostrano la mancanza di senso delle istituzioni e del ruolo che ricoprono. Ma non erano quelli del dare la “parola al popolo”? Ricordo Meloni all’opposizione urlare a squarciagola contro i governi che silenziavano i referendum, dov’è finita la sua coerenza?».
Anche Salvini dice che “passerà del tempo coi figli” l’8 e 9 giugno.
«Qualche anno fa diceva che lui non ha nulla contro gli immigrati che lavorano, che pagano le tasse e sono regolari. “Sono miei fratelli”, le sue parole. Quando parliamo di cittadinanza ci riferiamo a queste persone, che parlano l’italiano, che non hanno precedenti penali, cioè i “fratelli” di Salvini, e di tutti noi».
Però anche nel Pd c’è un pezzo di partito che non ritirerà le schede di tre quesiti. Che effetto le fa?
«Dico che il voto referendario ha grande valore perché non è una delega, è un momento preziosissimo di discussione e anche scomodo per i partiti. In +Europa abbiamo una contrarietà su alcuni quesiti, ma il tema di fondo è andare a votare. La democrazia la difendi con il voto».
Raggiungere il quorum le sembra fattibile? La strada pare in salita.
«Dovremmo aprire una riflessione sul quorum, ma i sondaggi che vedo sono convergenti: l’affluenza stimata è poco sotto il 40 per cento ed è tantissimo considerato che non c’è informazione e non c’è stato scontro politico vero. Serve una ribellione democratica e nonviolenta a ciò che stiamo vedendo. Ci dicevano che il nostro quesito era un follia e non ce l’avremmo fatta a raccogliere le firme, in tre settimane ne abbiamo portate a casa 640 mila: quindi c’è una domanda di partecipazione non intercettata dai partiti. Le firme raccolte erano soprattutto di under 30 e donne, persone che magari non votano alle Politiche».
Vi state organizzando anche sul piano giuridico, con esposti e ricorsi contro la censura. Servirà?
«Penso che la risposta debba essere sul piano politico e della partecipazione, però la violazione concreta sull’informazione c’è: vogliamo impugnare il regolamento della par condicio nella tv pubblica al Tar, che disciplina i tempi del sì o del no, ma non il fatto che si parli effettivamente dei referendum. Chiederemo un risarcimento alla Rai, ma sappiamo come andrà a finire: una settimana dopo il voto Agcom dirà che non è stata rispettata la completezza di informazione... A giochi fatti».