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La nomina a vice di Vannacci e Sardone al Consiglio federale della Lega. E il caso Bertolaso

Silvia Sardone e Roberto Vannacci nominati vicesegretari della Lega (ansa)

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FdI punta alla delega dell’ex capo della Protezione civile in Lombardia. Fontana contrario
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"Claudio Durigon, Silvia Sardone, Alberto Stefani e Roberto Vannacci sono i nuovi vicesegretari della Lega", ha annunciato Matteo Salvini durante il consiglio federale di oggi. Che si preannunciava tranquillo per quel che riguarda la vita interna al partito, ma nella partito in queste ore hanno tenuto banco due questioni: Lombardia e Veneto. All'ordine del giorno del parlamentino interno ecco pace fiscale e rottamazione, elezioni amministrative, tesseramento, nuovi ingressi di amministratori, referendum e organizzazione del movimento.

I vice

Dopo il congresso di Firenze è arrivata, appunto, l'ufficialità della nomina - o titolo onorifico - di Roberto Vannacci a vicesegretario, uno dei quattro, del Carroccio. Il suo ingresso sembra ormai ampiamente deglutito anche d…

"Claudio Durigon, Silvia Sardone, Alberto Stefani e Roberto Vannacci sono i nuovi vicesegretari della Lega", ha annunciato Matteo Salvini durante il consiglio federale di oggi. Che si preannunciava tranquillo per quel che riguarda la vita interna al partito, ma nella partito in queste ore hanno tenuto banco due questioni: Lombardia e Veneto. All'ordine del giorno del parlamentino interno ecco pace fiscale e rottamazione, elezioni amministrative, tesseramento, nuovi ingressi di amministratori, referendum e organizzazione del movimento.

I vice

Dopo il congresso di Firenze è arrivata, appunto, l'ufficialità della nomina - o titolo onorifico - di Roberto Vannacci a vicesegretario, uno dei quattro, del Carroccio. Il suo ingresso sembra ormai ampiamente deglutito anche dai più critici verso il generale, anche perché l'eurodeputato ha lasciato morire le proprie velleità di crearsi una struttura parallela. "Questo incarico è un onore, ma soprattutto un dovere. Non mi tiro indietro e non mollo. Siamo l'unico vero partito sovranista in Italia – assicura l'ex numero uno della Folgore, europarlamentare della Lega parlando all’Adnkronos – Non ci pieghiamo ai compromessi. Non ci lasciamo ammaliare dagli inciuci. Noi – avverte –vogliamo raddrizzare questo mondo sottosopra”. Tra i “temi che stanno a cuore” all’ex generale ci sono sicuramente “gli italiani che saranno l'unico fulcro del mio agire”. Per questo il referendum sulla cittadinanza “delendum est, deve fallire. Perché essere italiani è un privilegio da conquistare, non un diritto da regalare. Nessun motivo, dunque, per spingere gli italiani a votare”, aggiunge. Macron e il gruppo dei volenterosi europei? “È una mascherata. Se ci tengono tanto alla guerra allora si armino personalmente e vadano a combatterla senza mandare al massacro migliaia di loro concittadini che, tra l'altro, non ci vogliono andare. Il sangue dei nostri soldati non è in svendita”, risponde.

Più a sorpresa invece l’altra nomina di vice al posto di Andrea Crippa, cioè la segretaria del partito a Milano ed europarlamentare Silvia Sardone. Nata politicamente con Forza Italia, oggi è uno dei volti più noti del partito, macinatrice di preferenze, durissima nelle sue battaglie contro l’immigrazione.

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Lombardia e Veneto

Desta invece parecchia preoccupazione ciò che sta succedendo nelle due regioni cuore della Lega, dove FdI sta facendo il diavolo a quattro: a Palazzo Lombardia ha puntato la poltrona di Guido Bertolaso, potente assessore al Welfare, cioè la sanità, il quale ha la piena e totale fiducia di Attilio Fontana e anche del Carroccio, anche se storicamente è uomo di Silvio Berlusconi; in Veneto i meloniani non mollano la presa per il dopo-Zaia.

Matteo Salvini e i suoi tengono un profilo basso sulla questione ma l'insofferenza è molta. Ci si lamenta del diverso trattamento fra alleati: «Noi abbiamo difeso Sangiuliano e Santanché, loro invece vogliono prendersi tutto», dice un parlamentare lumbard.

Il timore leghista è che FdI punti su Bertolaso - che ha minacciato le dimissioni, ipotesi subito respinta da Fontana - ma con in testa ben altro: la guida della Regione. Logorare Fontana, terremotare la giunta, cambiare definitivamente il comando della regione locomotiva. Stesso obiettivo coltivato in Veneto, dove FdI è di fatto riuscito a sbarrare la strada per il quarto mandato al presidente leghista uscente, scegliendo la via traversa, cioè impugnando la norma campana di Vincenzo De Luca che gli avrebbe permesso di superare il limite dei due mandati.

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