Nell’emiciclo di Montecitorio, per la prima volta Giorgia Meloni interviene sull’invasione di Gaza annunciata da Netanyahu dieci giorni fa. E stavolta lo fa in modo meno evasivo rispetto alla settimana scorsa in Senato. Alla Camera per il question time, incalzata dal verde Angelo Bonelli, la premier prende - molto diplomaticamente - le distanze dal leader israeliano. Ma non si alza in piedi per il minuto di silenzio per i civili palestinesi uccisi, chiesto da Giuseppe Conte. Poi duella con la segretaria del Pd, Elly Schlein, su sanità e decreto liste d’attesa, tutta «fuffa» per la dem. E prova a pungere sui referendum che FdI sta boicottando, in replica a Maria Elena Boschi di Iv: «Gli italiani vedono che c’è una linea chiara rispetto alle opposizioni che al governo approvano riforme che poi cercano di abrogare con il referendum».
Ore 16, il dibattito parte morbido, con la domanda di FdI. La premier «da madre» annuncia un gruppo di lavoro sul disagio giovanile. Alle richieste della Le…
Nell’emiciclo di Montecitorio, per la prima volta Giorgia Meloni interviene sull’invasione di Gaza annunciata da Netanyahu dieci giorni fa. E stavolta lo fa in modo meno evasivo rispetto alla settimana scorsa in Senato. Alla Camera per il question time, incalzata dal verde Angelo Bonelli, la premier prende - molto diplomaticamente - le distanze dal leader israeliano. Ma non si alza in piedi per il minuto di silenzio per i civili palestinesi uccisi, chiesto da Giuseppe Conte. Poi duella con la segretaria del Pd, Elly Schlein, su sanità e decreto liste d’attesa, tutta «fuffa» per la dem. E prova a pungere sui referendum che FdI sta boicottando, in replica a Maria Elena Boschi di Iv: «Gli italiani vedono che c’è una linea chiara rispetto alle opposizioni che al governo approvano riforme che poi cercano di abrogare con il referendum».
Ore 16, il dibattito parte morbido, con la domanda di FdI. La premier «da madre» annuncia un gruppo di lavoro sul disagio giovanile. Alle richieste della Lega sulla sicurezza, annuncia 13.500 poliziotti e carabinieri in più «sui territori». Il clima però si arroventa subito. Perché «da padre» Bonelli le chiede di prendere posizione sull’«orrore» dei 18mila bimbi uccisi a Gaza, sull’invasione minacciata da Israele. Domanda secca. E qui Meloni non svicola. «Non abbiamo condiviso diverse scelte e non condividiamo le recenti proposte del governo israeliano. E non abbiamo mancato di dirlo ai nostri interlocutori». Descrive una situazione «sempre più drammatica e ingiustificabile». Parla di un dialogo «franco e critico». Per questo, sostiene, il governo «non ha intenzione di richiamare» l’ambasciatore a Tel Aviv. È il massimo che la premier si spinge a dire. La parola «condanna» non la pronuncia mai, come rimarca Bonelli in replica, «inorridito dall’ipocrisia». E quando Conte, mossa a sorpresa, chiede in aula un momento di silenzio, in piedi, per le vittime dello «sterminio», la presidente del consiglio resta sulla seggiola.
Il capo dei 5S le chiede anche conto del piano di riarmo Ue, avversato dalla Lega, ma approvato da Meloni al consiglio europeo. «Perché si è fatta fregare?», è la frecciata. La leader della destra aveva la risposta pronta: «Sono affascinata da questa sua recentissima passione antimilitarista, che però nessuno aveva avuto modo di apprezzare quando lei era presidente del Consiglio...», perché ha «aumentato le spese per la difesa», ma forse «era un altro Giuseppi, noi manterremo gli impegni, anche i vostri». FdI si spella le mani, come quando la premier, a proposito di spese, evoca il superbonus. «Metà dei suoi ministri ne ha approfittato!», controbatte il presidente del Movimento. Quanto alla difesa, «a Berlino le faranno una statua».
Il finale è un duello. Meloni vs Schlein. La leader del Pd macina frecciate sulla sanità «a misura di portafogli», una «tassa Melon», racconta di chi deve scegliere «tra curarsi e mangiare», elenca le liste d’attesa. Meloni un po’ ammette che quanto fatto «non basta» (già prima, all’interrogazione di Maurizio Lupi, aveva ventilato i «poteri sostitutivi» per l’inerzia di alcune regioni), poi sostiene che la dem sia «costretta a mentire», aggiungendo di avere messo un freno ai gettonisti e di avere investito più soldi di tutti sul comparto, 136 miliardi. In coda, invita l’opposizione a scrivere insieme il nuovo piano per la sanità «invece di fare macumbe». Schelin non porge la guancia. Ricorda che «tra i vostri c’è chi ci guadagna con le cliniche», riferimento ad Angelucci. E rovescia i calcoli della premier, sfoderando un grafico, per mostrare che in rapporto al Pil la spesa è diminuita. «I gettonisti ci sono ancora perché quando lei era al governo con Berlusconi e io ero ancora all’università avete messo un tetto alle assunzioni: gli italiani non sono fessi». È l’ultimo gancio, sul ring Montecitorio.