Alcol, farmaci, auto: i nodi del confronto con Washington
a cura di Raffaele RicciardiIl primo terreno di scontro tra le due sponde dell’Atlantico riguarda l’imposizione secca di dazi alla dogana. Tra Europa e Stati Uniti non esiste un trattato di libero scambio: le relazioni commerciali ricadono sotto il cappello delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.
L’escalation sulle tariffe decisa da Washington
L’Europa (come il resto del mondo) è stata colpita da Trump con tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio, alluminio e automobili. A queste si aggiungono le cosiddette tariffe “reciproche” del 10% per quasi tutti gli altri beni. Livello, quest’ultimo, che secondo gli annunci del “Liberation day” del 2 aprile dovrebbe salire al 20 per cento. Ma l’escalation è stata congelata dalla Casa Bianca per un periodo di 90 giorni: la tregua scade l’8 luglio.
Le contromosse di Bruxelles su alcolici, auto e chimica
I dazi Usa colpiscono 380 miliardi di export Ue, il 70% del totale. Prima della guerra commerciale, il dazio medio degli Usa sull’import dall’Europa era…
Il primo terreno di scontro tra le due sponde dell’Atlantico riguarda l’imposizione secca di dazi alla dogana. Tra Europa e Stati Uniti non esiste un trattato di libero scambio: le relazioni commerciali ricadono sotto il cappello delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.
L’escalation sulle tariffe decisa da Washington
L’Europa (come il resto del mondo) è stata colpita da Trump con tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio, alluminio e automobili. A queste si aggiungono le cosiddette tariffe “reciproche” del 10% per quasi tutti gli altri beni. Livello, quest’ultimo, che secondo gli annunci del “Liberation day” del 2 aprile dovrebbe salire al 20 per cento. Ma l’escalation è stata congelata dalla Casa Bianca per un periodo di 90 giorni: la tregua scade l’8 luglio.
Le contromosse di Bruxelles su alcolici, auto e chimica
I dazi Usa colpiscono 380 miliardi di export Ue, il 70% del totale. Prima della guerra commerciale, il dazio medio degli Usa sull’import dall’Europa era dell’1,47 per cento, calcola il think tank Bruegel, e quello in direzione opposta dell’1,35. Con il pieno dispiegamento delle misure della “Liberazione”, le tariffe Usa supererebbero il 15 per cento. Come deterrente, la Commissione ha preparato una lista di prodotti americani (che valgono 95 miliardi di euro) sui quali è pronta a far scattare le sue tasse doganali: vino, bourbon, pesce, aeromobili, automobili e componentistica, prodotti chimici, apparecchiature elettriche, prodotti sanitari e macchinari. Già in risposta ai dazi su alluminio e acciaio, Bruxelles aveva messo nel mirino beni per 21 miliardi, congelando poi le misure in attesa delle trattative.
“Troppe regole e burocrazia” Le accuse degli Stati Uniti
Trump accusa l’Europa di avere un surplus commerciale eccessivo. Questo c’è, per 157 miliardi, nel commercio di beni. Ma se si includono anche i servizi (si pensi a quelli digitali), scende a 48 miliardi: il 3% del commercio bilaterale, calcola il Parlamento Ue (2023).
Nell’atto di accusa americano verso la Ue, più che i dazi diretti alla dogana (si citano prodotti agricoli, pesce, camion, biciclette, fertilizzanti) pesano i 58 presunti ostacoli burocratici e regolamenti che peserebbero sulle aziende Usa, quando in realtà riguardano chiunque operi nel Vecchio continente: si va dalle regole sull’e-commerce agli standard di sicurezza alimentari (il divieto sugli ormoni per gli animali). Trump ha citato (sbagliando) anche l’Iva come un freno che colpisce i prodotti Usa.
Le richieste americane. Tiro incrociato tra pharma e tech
Nella guerra tra Usa e Ue, ci sono particolari linee di trincea che vengono usate per minacciare o provare a riaprire la via diplomatica. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha rinfacciato a Bruxelles la mancata «capacità di azione collettiva», addossandole la lentezza delle trattative rispetto alla Cina. Da tempo la Casa Bianca preme perché l’Europa compri più Gas naturale liquefatto (Gnl) e in effetti già nel 2024 l’export americano di questa fonte energetica (complice la guerra della Russia in Ucraina) è risultato da record. Non mancano armi che possono ancora esser dispiegate: gli Usa minacciano il farmaceutico; l’Europa può mettere nel mirino Big Tech, grazie alle nuove regole sul mercato digitale e a quelle sulla concorrenza.