BERLINO – La maggior parte dei partner della Nato «è ora pronta a raggiungere l’obiettivo iniziale di spendere il 2 per cento del Pil per la difesa quest’anno». Il segretario generale Mark Rutte ha chiuso con aria visibilmente soddisfatta il vertice informale dell’Alleanza atlantica ad Antalya. E anche qui, come a Istanbul, il convitato di pietra degli incontri in Turchia è stato Vladimir Putin e la sua postura sempre più aggressiva verso l’Occidente. Alla cena preliminare di mercoledì, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan aveva già messo in guardia gli omologhi della Nato che «i valori fondamentali di pace e stabilità che la nostra Alleanza difende sono sotto una minaccia senza precedenti in regioni come Ucraina e Gaza».
Dopo aver incassato l’impegno a raggiungere…
BERLINO – La maggior parte dei partner della Nato «è ora pronta a raggiungere l’obiettivo iniziale di spendere il 2 per cento del Pil per la difesa quest’anno». Il segretario generale Mark Rutte ha chiuso con aria visibilmente soddisfatta il vertice informale dell’Alleanza atlantica ad Antalya. E anche qui, come a Istanbul, il convitato di pietra degli incontri in Turchia è stato Vladimir Putin e la sua postura sempre più aggressiva verso l’Occidente. Alla cena preliminare di mercoledì, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan aveva già messo in guardia gli omologhi della Nato che «i valori fondamentali di pace e stabilità che la nostra Alleanza difende sono sotto una minaccia senza precedenti in regioni come Ucraina e Gaza».
Dopo aver incassato l’impegno a raggiungere il 2% dalla stragrande maggioranza dei partner europei, Mark Rutte ha concluso che nella costruzione della deterrenza europea «siamo sulla strada giusta» ma ha aggiunto che «non basta». L’obiettivo al quale pensa l’ex premier olandese è il 5% chiesto esplicitamente da Donald Trump.
E la vera sorpresa della riunione di Antalya è stata la Germania, che si è detta disposta ad accontentare le richieste del presidente americano. A margine di un incontro con il Segretario di Stato americano Mark Rubio, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha sottolineato che è «necessario» ascoltare Washington sulla richiesta ai partner europei della Nato — che gli americani hanno cominciato ad avanzare da molto prima di Trump — di incrementare il loro sforzo nel settore militare.
Soddisfatto il numero uno della Nato: Berlino «sta assumendo una leadership» negli impegni sulla difesa, ha sottolineato Rutte. Nel 2014, al vertice in Galles, l’Alleanza atlantica aveva concordato il 2%, ma i maggiori Paesi europei non hanno mai raggiunto quest’obiettivo prima della guerra in Ucraina. La Germania stessa oscilla intorno al 2%. Ora che Trump ha quasi triplicato quel target, Berlino, che lo aveva sempre bollato come irraggiungibile, ha segnalato che ci sta. Del resto, nel suo primo discorso di governo al Bundestag, il cancelliere Friedrich Merz aveva promesso mercoledì di trasformare l’esercito tedesco nel «più forte d’Europa». La Bundeswehr può contare al momento su 183mila soldati, la promessa è superare quota 200mila entro il 2030. E Merz ha anche fatto appello alla necessità di «un’unità europea».
Wadephul ha puntualizzato che il 3,5% andrebbe in spese militari e il restante 1,5% in infrastrutture per la difesa. Ed è lo schema proposto proprio da Rutte. Ma la cifra è comunque mostruosa, in termini assoluti. Merz ha ricordato di recente che ogni punto in più speso sulla difesa equivale a circa 45 miliardi all’anno. Il cinque per cento equivarrebbe a 225 miliardi di euro all’anno.
La notizia difficilmente farà piacere agli altri partner europei. Mentre la Germania, che vanta attualmente un debito basso, al 63% del Pil, ha già deciso una deroga al freno al debito per poter spendere in disavanzo per la difesa, Paesi come la Francia o l’Italia hanno margini fiscali ridotti per accontentare le richieste della Nato o di Trump. E se Merz ha rotto il tabù dell’intoccabilità del freno al debito per il suo Paese, non sembra altrettanto generoso con il resto del continente. Per ora Berlino non vuole sentir parlare di eurobond per rafforzare la difesa comune europea. Intanto, come sull’annosa questione dei missili di lungo raggio Taurus, la Cdu deve intanto fare i conti con la riluttanza del suo partner di governo, la Spd. Che ieri ha espresso qualche riserva sul target del 5%.