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La contro-foto di Meloni con Zelensky e Starmer (senza Macron)

Per la premier il vertice della Comunità politica europea è l’occasione di riavvicinarsi al blocco di testa dell’Ue
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TIRANA - Summit e contro-summit. Foto e contro-foto. Emmanuel Macron è ancora in automobile sulla via del teatro dell’Opera di Tirana, dove si riunisce un vertice della Comunità politica europea, quando Giorgia Meloni si ferma a parlare con Volodymyr Zelensky. Mezzogiorno passato, nel foyer, accanto al presidente ucraino e alla premier italiana, c’è la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, il primo ministro britannico Keir Starmer e il premier polacco Donald Tusk. Lo scambio dura diversi minuti. Il focus è naturalmente lo stallo sui negoziati russo-ucraini, un rapido punto sui colloqui tribolati in Turchia. Ed è possibile che si sia accennato al 18esimo pacchetto di sanzioni a Mosca, annunciato all’arrivo in Albania da von der Leyen.

Il video della chiacchierata viene subito diffuso da Palazzo Chigi. Il senso dell’operazione sembra chiaro: il “colpo” politico-mediatico serve a bilanciare una serie di scatti in cui Meloni non c’era. All’interno della basilica di S…

TIRANA - Summit e contro-summit. Foto e contro-foto. Emmanuel Macron è ancora in automobile sulla via del teatro dell’Opera di Tirana, dove si riunisce un vertice della Comunità politica europea, quando Giorgia Meloni si ferma a parlare con Volodymyr Zelensky. Mezzogiorno passato, nel foyer, accanto al presidente ucraino e alla premier italiana, c’è la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, il primo ministro britannico Keir Starmer e il premier polacco Donald Tusk. Lo scambio dura diversi minuti. Il focus è naturalmente lo stallo sui negoziati russo-ucraini, un rapido punto sui colloqui tribolati in Turchia. Ed è possibile che si sia accennato al 18esimo pacchetto di sanzioni a Mosca, annunciato all’arrivo in Albania da von der Leyen.

Il video della chiacchierata viene subito diffuso da Palazzo Chigi. Il senso dell’operazione sembra chiaro: il “colpo” politico-mediatico serve a bilanciare una serie di scatti in cui Meloni non c’era. All’interno della basilica di San Pietro, quando Macron, Starmer e Trump discutevano con Zelensky a margine delle esequie papali. E sul treno per Kiev, sabato scorso, quando Starmer e Macron erano insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz. L’Italia non è stata poi coinvolta nelle telefonate sull’Ucraina, anche con gli Stati Uniti.

Il summit di Tirana è appena iniziato e tutto può ancora succedere. Ci saranno altri vertice nel pomeriggio. Macron nel frattempo è arrivato, come il presidente turco Erdogan. Qui si riunisce la Ecp, 47 paesi del continente, non solo i 27 dell’Unione. Meloni è atterrata stamattina, accolta dal padrone di casa, Edi Rama, appena riconfermato alla guida dell’Albania. Come già accaduto ad Abu Dhabi, Rama si è inginocchiato. “Queste cose falle solo quando siamo io e te”, la battuta della leader di FdI. Risate, baci e abbracci.

Sotto la pioggia battente – “mi fracico!” – prima di infilarsi nel teatro, Meloni scambia qualche rapida battuta con la stampa, sotto l’ombrello. Si parte naturalmente dal flop dei colloqui turchi: “Si è visto abbastanza bene in queste ultime ore, rispetto a una certa propaganda, chi sia effettivamente disponibile a fare dei passi importanti a favore della pace e chi invece sia chiaramente meno disponibile”. A questo punto serve “insistere per un cessate il fuoco incondizionato”, per “un accordo di pace serio che dia garanzie di sicurezza a Kiev. Non dobbiamo gettare la spugna”.

Nel summit dell’Epc (47 paesi del continente, non solo i 27 dell’Ue) è possibile che si discuta anche di spese militari, in vista del vertice Nato di fine giugno, considerata la presenza del segretario generale dell’alleanza atlantica, Mark Rutte.

Per ora l’unico bilaterale fissato dal cerimoniale di Chigi, qui a Tirana, è con Rama. Focus sull’immigrazione (la premier parteciperà prima alla tavola rotonda dedicata al tema) e sui centri di rimpatrio sulla costa albanese, rimasti a lungo deserti e che ora ospitano i primi migranti da espellere. Meloni però stavolta non li visiterà. “Non faccio in tempo”, risponde ai cronisti all’arrivo al summit. Ma “mi pare che il lavoro dimostri per la velocità e soprattutto per il funzionamento dei rimpatri che alla fine, come avevamo promesso, stiamo andando avanti”.

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