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Primi passi per la difesa comune europea: “Intesa su piani e investimenti”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto

 

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Il vertice E5 tra i ministri di Italia, Francia, Germania, Polonia e Gran Bretagna a Roma ha affrontato diverse questioni, dall’Ucraina ai limiti dell’industria militare Ue
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ROMA – Eppur si muove. L’Europa della Difesa fa piccoli passi in avanti, cercando di focalizzare la discussione su punti concreti: non tanto le percentuali di Pil da investire, quanto le capacità operative da mettere in campo. Nella sua formula informale, il vertice E5 tra i ministri di Italia, Francia, Germania, Polonia e Gran Bretagna ha permesso ieri a Roma di affrontare tante questioni, dall’Ucraina ai limiti dell’industria militare. «Siamo come un gruppo di ciclisti in testa — ha detto il polacco Kosiniak Kamysz citando le parole di Guido Crosetto — a guidare l’Europa verso un rafforzamento strategico». «Ci unisce una consapevolezza comune — ha dichiarato il ministro italiano — condividiamo la stessa percezione delle minacce, la stessa visione strategica e la stessa determinazione a costruire un’Europa della Difesa. Non per essere migliori di altri, ma per essere più credibili, anche agli occhi degli Stati Uniti».

Uno dei temi centrali è il sostegno a Kiev e la preparazione alla…

ROMA – Eppur si muove. L’Europa della Difesa fa piccoli passi in avanti, cercando di focalizzare la discussione su punti concreti: non tanto le percentuali di Pil da investire, quanto le capacità operative da mettere in campo. Nella sua formula informale, il vertice E5 tra i ministri di Italia, Francia, Germania, Polonia e Gran Bretagna ha permesso ieri a Roma di affrontare tante questioni, dall’Ucraina ai limiti dell’industria militare. «Siamo come un gruppo di ciclisti in testa — ha detto il polacco Kosiniak Kamysz citando le parole di Guido Crosetto — a guidare l’Europa verso un rafforzamento strategico». «Ci unisce una consapevolezza comune — ha dichiarato il ministro italiano — condividiamo la stessa percezione delle minacce, la stessa visione strategica e la stessa determinazione a costruire un’Europa della Difesa. Non per essere migliori di altri, ma per essere più credibili, anche agli occhi degli Stati Uniti».

Uno dei temi centrali è il sostegno a Kiev e la preparazione alla prospettiva di una tregua. «Quando ci si arriverà, speriamo il prima possibile, non potremo perdere un minuto — ha messo in chiaro il tedesco Boris Pistorius — dovremo avere definito sotto quale mandato agire, come monitorare il cessate il fuoco, come tutelare l’Ucraina rigenerando le sue forze ucraine in modo che siano un deterrente contro la Russia». Il britannico John Healey ha spiegato che i lavori della “coalizione dei volenterosi” proseguono, incluso il possibile schieramento di soldati in Ucraina: «Ora la pianificazione viene esaminata dagli stati maggiori ma è riservata: non vogliamo dire a Putin cosa stiamo facendo». Kamysz ha ribadito che Varsavia non manderà truppe, «ma si farà carico del supporto logistico». L’Italia sembra avere assunto una linea simile: i nostri militari partecipano all’iniziativa, ipotizzando un ruolo rilevante senza però varcare i confini ucraini.

Lo scenario al centro dei lavori è quello di una Russia che continuerà a essere una minaccia e che andrà fronteggiata senza contare sugli Usa. Pistorius ha sottolineato che «Putin non è interessato alla pace, lo ha dimostrato con la sua assenza a Istanbul. Bisogna colmare in fretta le lacune, non possiamo aspettare un decennio». «Dobbiamo recuperare un gap anche industriale — ha aggiunto Crosetto — . Le nostre aziende non erano preparate a produrre la quantità di armamenti che ora sono necessari per difenderci». Nel confronto a porte chiuse i cinque hanno parlato degli ostacoli burocratici che frenano lo sviluppo industriale e il ministro italiano ha elencato le carenze più gravi, su cui serve un’iniziativa congiunta: difesa contraerea, connettività satellitare, centri di comando. Sulla protezione cyber e più in generale sulla cosiddetta guerra ibrida, ha posto l’accento sulle campagne di disinformazione: si è discusso pure del progetto di una struttura unica per contrastarle. Il francese Sebastien Lecornu ha ribadito la disponibilità di Parigi a offrire l’ombrello del suo arsenale nucleare, come previsto dal trattato firmato con la Polonia la scorsa settimana, e ha confermato i colloqui sul tema con la Germania. «Sulla deterrenza nucleare — ha spiegato Crosetto — non ci siamo posti il problema perché storicamente abbiamo contato su quella americana, ma sappiamo che Francia e Regno Unito l’hanno sempre considerata una risorsa a disposizione degli alleati».

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