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Gressani: “L’Italia paga la sua ambiguità, non segua Donald”

GILLES GRESSANI DIRETTORE GRAND CONTINENT 

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Il direttore della rivista Le Grand Continent: “Serve una scelta chiara per rientrare nella conversazione europea
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PARIGI – «L’Italia è uscita fuori dalla conversazione strategica europea. Non siede più a quel tavolo, e questo è un problema per tutti» osserva Gilles Gressani. Il direttore della rivista di geopolitica Le Grand Continent analizza il nuovo asse che si è rafforzato attorno all’iniziativa dei “volenterosi” — Parigi, Berlino, Varsavia e Londra — lasciando Roma ai margini.

Che bilancio fa della giornata di Istanbul?

«Per la Russia l’unico interlocutore è l’America di Donald Trump. Gli europei sono riusciti a inserirsi come un cuneo in questa logica, inizialmente accettata anche dall’amministrazione americana. Negli ultimi mesi si ripete spesso: se non sei intorno al tavolo, sei nel menù. A Istanbul, l’Europa non era nel menù ma finalmente al tavolo. Il problema è che a quel punto i russi non si sono veramente seduti».

Quanto ha contato l’iniziativa dei Volenterosi lanciata da Macron e Starmer?

«Molto anche se bisogna ricordare che l’Ucraina non è un attore passivo. È un popolo che lo…

PARIGI – «L’Italia è uscita fuori dalla conversazione strategica europea. Non siede più a quel tavolo, e questo è un problema per tutti» osserva Gilles Gressani. Il direttore della rivista di geopolitica Le Grand Continent analizza il nuovo asse che si è rafforzato attorno all’iniziativa dei “volenterosi” — Parigi, Berlino, Varsavia e Londra — lasciando Roma ai margini.

Che bilancio fa della giornata di Istanbul?

«Per la Russia l’unico interlocutore è l’America di Donald Trump. Gli europei sono riusciti a inserirsi come un cuneo in questa logica, inizialmente accettata anche dall’amministrazione americana. Negli ultimi mesi si ripete spesso: se non sei intorno al tavolo, sei nel menù. A Istanbul, l’Europa non era nel menù ma finalmente al tavolo. Il problema è che a quel punto i russi non si sono veramente seduti».

Quanto ha contato l’iniziativa dei Volenterosi lanciata da Macron e Starmer?

«Molto anche se bisogna ricordare che l’Ucraina non è un attore passivo. È un popolo che lotta per la propria autonomia. L’Europa ha cercato di rafforzare la posizione di Kiev. In questo hanno pesato sia l’iniziativa di Emmanuel Macron sia il cambio di passo tedesco con Friedrich Merz. E con il ritorno di Donald Tusk, la Polonia gode oggi di una stabilità politica. Così si è rilanciato il Triangolo di Weimar, che ora diventa “Weimar Plus” includendo il Regno Unito. Un formato informale che unisce Parigi, Berlino, Varsavia e Londra».

E l’Italia perché non c’è?

«È la domanda che molti si pongono. Si tratta prima di tutto di una questione politica. C’è un evidente disallineamento tra Parigi e Roma, o meglio tra Macron e Giorgia Meloni. Sono due leader che rappresentano movimenti politici opposti, con divergenze simmetriche. Inoltre, il nuovo asse tedesco con Merz che mette al centro del gioco il Partito popolare europeo cambia radicalmente gli equilibri».

Qual è, secondo lei, il vero nodo per l’Italia?

«Per tornare nella conversazione strategica europea serve una scelta politica chiara. Ma se, come accade, si sostiene un candidato trumpista in Romania, favorevole all’annessione della Moldavia e vicino a Putin, allora è difficile entrare in sintonia con chi, come Merz, ha ridefinito il Ppe lungo una linea di autonomia tra Mosca e Washington. In questo contesto, l’Italia appare incoerente».

Meloni ha spiegato l’assenza dalla coalizione con il rifiuto di mandare truppe in Ucraina.

«Proprio per questo è importante stare attorno al tavolo, per far pesare le proprie posizioni. Ci sono state reticenze anche da parte di Germania e Polonia. Weimar Plus non è un formato istituzionale, ma un gruppo aperto. La sedia vuota dell’Italia è una scelta controproducente e se Meloni volesse partecipare ci sarebbe spazio perché rappresenta un grande Paese come l’Italia. Ma per la premier partecipare a quella coalizione significa rompere con l’ambiguità strategica».

E la scommessa della premier su Trump?

«È perdente perché la nuova amministrazione Trump non cerca alleati ma vassalli. È una Casa Bianca che dice alla Danimarca “voglio la Groenlandia” o al Canada “non siete sovrani”. Non siamo nella logica del “deal”. L’unica cosa che funziona è il rapporto di forza. E gli Usa, per quanto forti, hanno bisogno dell’Europa. Insieme Francia, Germania e Polonia, Regno Unito possono diventare un attore capace di imporre una dinamica negoziale. L’Italia dovrebbe unirsi nel suo interesse e in quello dell’Europa intera».

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