ROMA – Salari equi, pace, migranti. In un giorno ordinario, parlando al centro di formazione dell’Onu a Torino, Sergio Mattarella si serve del prisma del lavoro per illuminare quali siano le vere priorità del Paese. «Non vi può essere pace duratura senza salari equi, senza protezione sociale, senza rispetto delle libertà sindacali», spiega il capo dello Stato inaugurando l’anno accademico del master dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Lavoro visto, secondo i principi della Costituzione, anche come «strumento di realizzazione personale e leva di giustizia sociale».
Mattarella, nel tempo del sovranismo e dello smantellamento delle organizzazioni multilaterali del sistema Onu, esalta al contrario «la necessità di una organi…
ROMA – Salari equi, pace, migranti. In un giorno ordinario, parlando al centro di formazione dell’Onu a Torino, Sergio Mattarella si serve del prisma del lavoro per illuminare quali siano le vere priorità del Paese. «Non vi può essere pace duratura senza salari equi, senza protezione sociale, senza rispetto delle libertà sindacali», spiega il capo dello Stato inaugurando l’anno accademico del master dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Lavoro visto, secondo i principi della Costituzione, anche come «strumento di realizzazione personale e leva di giustizia sociale».
Mattarella, nel tempo del sovranismo e dello smantellamento delle organizzazioni multilaterali del sistema Onu, esalta al contrario «la necessità di una organizzazione che sia a presidio dei diritti dei lavoratori». Perché la giustizia sociale «non è un obiettivo realizzabile in contesti nazionali ristretti, ma una condizione imprescindibile per la pace, per la stabilità e dunque per il progresso». L’Onu stessa è «l’unica vera organizzazione universale nata per preservare la pace e la convivenza pacifica fra gli Stati e fra i popoli» e a essa va la «nostra piena e convinta adesione». C’è un riferimento anche alle migrazioni, «che spesso vedono appunto nel mancato accesso al lavoro degno la loro prima e più autentica spiegazione».
In piena campagna elettorale per i referendum sul lavoro, il primo a fare proprie le parole del capo dello Stato è Maurizio Landini. Per il segretario della Cgil, «il fatto che oggi siamo di fronte a una situazione dove c’è precarietà, dove si è poveri lavorando, sta mettendo a rischio la democrazia del nostro Paese. Ed è assolutamente necessario riaffermare un modello sociale che abbia al centro il lavoro». E i referendum, «per quello che ci riguarda, vogliono avere proprio quella funzione».
Ma non c’è solo il lavoro, i valori della Costituzione vanno fatti rispettare anche nelle carceri. «La dignità umana non conosce zone franche di esclusione», ammonisce Mattarella in un messaggio inviato ai magistrati di sorveglianza. Dopo le aperture del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli sulla proposta Giachetti (ampliamento dei termini per la liberazione anticipata), il capo dello Stato ricorda il «contesto particolarmente critico» del nostro sistema detentivo e invita le toghe - ma anche gli altri operatori carcerari e il governo - a «uno sforzo congiunto affinché la vita penitenziaria assicuri il rispetto dei diritti dei detenuti - in particolare di quelli più vulnerabili - nell’adempimento dei principi della Costituzione, ispirandosi al senso di umanità che essa prescrive». A chi, come il sottosegretario Andrea Delmastro, confessava la sua «intima gioia» nel non «lasciare respirare» i detenuti, saranno fischiate le orecchie.