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Meloni vede Merz, stoccata a Macron: "No a personalismi che minano l'unità dell'Occidente”

(afp)

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Bilaterale a Palazzo Chigi. Il cancelliere tedesco: fuori dalla realtà parlare di invio di truppe in Ucraina. Poi elogia Letta e Draghi: statisti
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Roma – La stilettata a Emmanuel Macron arriva alla fine. «Abbandoni i personalismi. La priorità è tenere unito l’Occidente, consentendo a tutti di esprimere il loro punto di vista». Le otto della sera. Palazzo Chigi. Giorgia Meloni è accanto Friedrich Merz, il cancelliere tedesco. Il loro bilaterale è appena finito e i due si presentano al cospetto dei giornalisti. L’esclusione italiana dal vertice a Tirana su Kiev brucia ancora. Merz c’era, con Macron, Keir Starmer, Donald Tusk e Volodymyr Zelensky. Meloni no. «L’Italia — dice la presidente del Consiglio — è disponibile a tutti i format, più di ci parliamo più riusciamo a dare risposte sensate, c’è bisogno di chi ha fondato l’Unione, ma anche di tutti gli altri».

La cerchia ristretta dei “volenterosi” Meloni l’ha mal digerita sin dall’inizio. Il malumore lo esplicita, qualche ora prima, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari in una dichiarazione all’Ansa: «L’Italia ha sempre partecipato alle riunion…

Roma – La stilettata a Emmanuel Macron arriva alla fine. «Abbandoni i personalismi. La priorità è tenere unito l’Occidente, consentendo a tutti di esprimere il loro punto di vista». Le otto della sera. Palazzo Chigi. Giorgia Meloni è accanto Friedrich Merz, il cancelliere tedesco. Il loro bilaterale è appena finito e i due si presentano al cospetto dei giornalisti. L’esclusione italiana dal vertice a Tirana su Kiev brucia ancora. Merz c’era, con Macron, Keir Starmer, Donald Tusk e Volodymyr Zelensky. Meloni no. «L’Italia — dice la presidente del Consiglio — è disponibile a tutti i format, più di ci parliamo più riusciamo a dare risposte sensate, c’è bisogno di chi ha fondato l’Unione, ma anche di tutti gli altri».

La cerchia ristretta dei “volenterosi” Meloni l’ha mal digerita sin dall’inizio. Il malumore lo esplicita, qualche ora prima, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari in una dichiarazione all’Ansa: «L’Italia ha sempre partecipato alle riunioni dei volenterosi, circa una trentina di Paesi, mantenendo la sua posizione contraria all’invio di truppe in Ucraina, ma ora non si capisce bene cosa sia questo cosiddetto format ristretto dei volenterosi per l’Ucraina e quale sia la sua utilità, al netto di un pò di forzata visibilità per qualcuno». Fazzolari è il Raspuntin del melonismo. È esplicito. Segnala l’esclusione dal format della «Commissione europea, Danimarca, Svezia, Olanda, Repubblica Ceca, Canada». In questo modo, dice, si è dato «un segnale di divisione dell’Occidente che in realtà non c’è».

Meloni a sera prova a tornare a quei tavoli. «Soprattutto nel momento in cui l’ipotesi dei soldati pare sia tramontata, a maggior ragione siamo disponibili come sempre a partecipare a qualsiasi formato». Considerato il gelo con la Francia il conservatore Friedrich è l’amico che ci vuole in questo momento. Hanno deciso che il prossimo vertice intergovernativo italo tedesco si terrà in Italia tra un anno. Meloni rivela che si sentono spesso. Per il loro incontro usa tre aggettivi: «cordiale, operativo, concreto». Merz concorda. «Partner strategico irrinunciabile», definisce l’Italia. Su alcuni temi cruciali si percepisce la sintonia. In primis immigrazione e burocratizzazione dell’Unione europea. Merz sottolinea con favore il legame che Meloni vanta con Trump. Ma ci sono anche non poche differenze. Sul Mercosur Merz è favorevole. Sul fatto che venerdì a Tirana non sia parlato di truppe da inviare dà ragione alla versione di Macron, che aveva smentito Meloni sul punto. Una discussione ora sui soldati è «fuori dalla realtà», sentenzia il cancelliere.

Soprattutto non condivide la necessità di una lettera per attaccare la Corte europea, scritta da Meloni con la premier danese per contestare l’interpretazione che i tribunali hanno dato sulle leggi sui rimpatri dei migranti. «Al momento non vedo il motivo di scrivere lettere: i tribunali in Europa decidono nella propria sovranità e responsabilità e questo noi lo rispettiamo, lo dobbiamo rispettare», puntualizza seccamente. «Nessuna ingerenza. Stiamo aprendo un dibattito politico» prova a correggere il tiro Meloni. E, infine, non è sfuggito l’elogio pieno che Merz ha fatto dei dossier scritti da Mario Draghi e da Enrico Letta sui ritardi europei. «Sono due grandi rapporti italiani, di statisti italiani», li ha definiti. Insomma, Merz è un amico — «Kohl mi ha insegnato che bisogna creare ponti, e il rapporto con l’Italia è emotivamente molto forte» — ma è anche uno che non ha alcuna intenzione di sganciarsi dall’asse con la Francia.

Istanbul è stata comunque una tappa positiva, «perché le delegazioni si sono viste, ci auguriamo sia un primo timido passo verso un processo di pace», ha poi commentato Meloni. Ha definito la situazione a Gaza «sempre più drammatica». «Proprio perché siamo amici di Israele non possiamo essere indifferenti». Si è parlato anche di automotive. «Siamo d’accordo sulla necessità di raggiungere i traguardi ambientali ma non possiamo correre il rischio di una desertificazione industriale» ha ribadito la premier. «In un deserto non c’è niente di verde».

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