Mente sapendo di mentire», Giorgia Meloni, nel maldestro tentativo di giustificare la sua esclusione dal vertice dei Volenterosi. Rivendicando di essere stata lei a chiamarsi fuori perché, parole testuali, lì si stava decidendo l’invio di truppe in Ucraina, la presidente del Consiglio «si è inventata una menzogna, poi sbugiardata in diretta mondiale».
Nel venerdì nero della premier, sono i suoi predecessori a Palazzo Chigi a sferrare i colpi più duri. A maggior ragione dopo la smentita del presidente francese: un assist imperdibile per le opposizioni, determinate a smascherare le bugie di una prima ministra in evidente difficoltà. «La riunione a Tirana non era finalizzata a inviare le truppe, come Meloni ha detto alla stampa», attacca a sera Matteo Renzi. «Era invece la riunione dei Paesi che stanno lavorando a un accordo di pace vero e duraturo. Macron lo ha spiegato chiaramente. Ma Meloni, che si è esclusa da sola dal gruppo di testa dell’Europa, rilancia fake news. Spiace dirlo m…
Mente sapendo di mentire», Giorgia Meloni, nel maldestro tentativo di giustificare la sua esclusione dal vertice dei Volenterosi. Rivendicando di essere stata lei a chiamarsi fuori perché, parole testuali, lì si stava decidendo l’invio di truppe in Ucraina, la presidente del Consiglio «si è inventata una menzogna, poi sbugiardata in diretta mondiale».
Nel venerdì nero della premier, sono i suoi predecessori a Palazzo Chigi a sferrare i colpi più duri. A maggior ragione dopo la smentita del presidente francese: un assist imperdibile per le opposizioni, determinate a smascherare le bugie di una prima ministra in evidente difficoltà. «La riunione a Tirana non era finalizzata a inviare le truppe, come Meloni ha detto alla stampa», attacca a sera Matteo Renzi. «Era invece la riunione dei Paesi che stanno lavorando a un accordo di pace vero e duraturo. Macron lo ha spiegato chiaramente. Ma Meloni, che si è esclusa da sola dal gruppo di testa dell’Europa, rilancia fake news. Spiace dirlo ma abbiamo una premier che mente su questioni delicatissime». Altrettanto feroce Conte: «Durante il vertice fra i leader europei e Trump, Meloni è rimasta isolata. Per rimediare a una delle peggiori figuracce sulla scena internazionale, si è inventata la solita menzogna: non c’ero perché sono contraria all’invio di truppe. Peccato che i leader presenti sono dovuti intervenire per chiarire che si è parlato di un cessate-il-fuoco, mettendo anzi in guardia dalla diffusione di false notizie che potrebbero far salire la tensione tra Mosca e Kiev. La verità è che se vuoi tenere il piede in due o tre scarpe, alla fine non sei affidabile per nessuno. Lei forse crede che gli italiani siano imbecilli: in realtà iniziano a capire come stanno davvero le cose».
A indignare il centrosinistra è «l’umiliazione» subita a causa di una premier che «fa la comparsa mentre l’Italia viene tenuta fuori dalle decisioni che contano», punge il verde Angelo Bonelli. «Spettatrice» la chiama Maria Elena Boschi: «Siamo l’unico Paese del G7 non invitato al tavolo sull’Ucraina». È questo che brucia di più: la perdita di leadership in Europa, consumata da giravolte, posizioni spesso ambigue, bugie di una presidente del Consiglio non altezza.
«Meloni getta fumo negli occhi e colleziona figuracce», rincara Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd: «L’invio di truppe può essere frutto di un negoziato o di un mandato delle Nazioni Unite, la cui premessa è il cessate il fuoco», spiega. «Ed è su questo che è mancata la voce dell’Italia. La diplomazia della simpatia personale e dell’adulazione è indegna di un Paese con la tradizione e il ruolo che abbiamo sempre avuto». E se perfino Carlo Calenda è critico, significa che stavolta tentare una difesa è complicato. Secondo il segretario di Azione, ad accomunare Francia, Germania, Regno Unito e Polonia «non è la volontà di mandare truppe», come peraltro dimostrerebbe il fatto che la volta precedente «Meloni si è connessa da remoto al vertice di Kiev». Per l’ex ministro dello Sviluppo «la questione è più profonda: da un lato c’è la Francia che fa di tutto per escluderci e dall’altro noi che cadiamo in questa trappola. Ed è un grave errore».
Fatto sta che d’ora in avanti sarà difficile accusare il centrosinistra di disfattismo perché osa criticare la premier quando è in trasferta. Le istantanee delle sue ripetute assenze hanno fatto il giro del mondo. Riccardo Magi glielo dice chiaro: «C’era una volta l’Italia, paese fondatore dell’Europa, che sedeva al tavolo con i grandi dell’Unione. Ora invece è totalmente isolata e sull’Ucraina non tocca palla: Meloni dirà che è colpa delle macumbe delle opposizioni ma la realtà è che l’ambiguità non paga».