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Friuli Venezia Giulia: crisi per lo scontro Lega – FdI sul terzo mandato

Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga

 

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Gli assessori di Lega, FI e Lista Fedriga rimettono le deleghe per il no di Roma. Poi il governatore congela tutto in attesa di Meloni
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ROMA – È la prima grande crepa politica dell’era Meloni: il centrodestra è entrato in crisi in Friuli Venezia Giulia. Entro la fine della prossima settimana si saprà se i friulani devono aspettarsi elezioni anticipate perché Lega e meloniani hanno litigato. Gli assessori regionali della Lega, della Lista Fedriga, di Forza Italia hanno rimesso le deleghe nella mani del governatore, il leghista Massimiliano Fedriga. La prossima mossa è sciogliere la giunta, se non si riuscirà a fare pace.

A rimettere le deleghe sono stati per primi due assessori leghisti, che si sono sentiti attaccati dal ministro di FdI Luca Ciriani. Non è la prima volta, non è il primo scontro. Il ministro, friuliano e potente, ha ambizioni da vicerè: sostengono gli accusatori.

Non è una cosa che passa con una aspirina. Il segretario friulano della Lega Giulio Marco Dreosto ha annunciato l’ammutinamento leghista se non ci sarà un chiarimento nel centrodestra. Dreosto ricostruisce le prossime tappe che sono in primo l…

ROMA – È la prima grande crepa politica dell’era Meloni: il centrodestra è entrato in crisi in Friuli Venezia Giulia. Entro la fine della prossima settimana si saprà se i friulani devono aspettarsi elezioni anticipate perché Lega e meloniani hanno litigato. Gli assessori regionali della Lega, della Lista Fedriga, di Forza Italia hanno rimesso le deleghe nella mani del governatore, il leghista Massimiliano Fedriga. La prossima mossa è sciogliere la giunta, se non si riuscirà a fare pace.

A rimettere le deleghe sono stati per primi due assessori leghisti, che si sono sentiti attaccati dal ministro di FdI Luca Ciriani. Non è la prima volta, non è il primo scontro. Il ministro, friuliano e potente, ha ambizioni da vicerè: sostengono gli accusatori.

Non è una cosa che passa con una aspirina. Il segretario friulano della Lega Giulio Marco Dreosto ha annunciato l’ammutinamento leghista se non ci sarà un chiarimento nel centrodestra. Dreosto ricostruisce le prossime tappe che sono in primo luogo l’incontro di Fedriga con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A creare il patatrac sono state le ultime affermazioni di sui ritardi dell’ospedale di Pordenone. Sono altri però i problemi politici irrisolti. Il Pd denuncia: «Tra minacce ricatti, il problema è la sanità ma il governo non vede e non dà risposte», attaccano i Dem.

A covare i malumori nella destra c’è soprattutto l’assetto in vista delle amministrative: come spartirsi posti e candidature. Il Nord Est è una zona caldissima: nel Veneto il “doge” Zaia è stato fatto fuori dal divieto di terzo mandato. Divieto che non dovrebbe valere per le Regioni a statuto speciale come Friuli e Trentino Alto Adige, ma a quanto pare vale lo stesso. La premier cosa dirà a Fedriga? Oltre all’ospedale è sul terzo mandato che dovrà dare assicurazioni. «Sul terzo mandato o sul quarto - ha detto il governatore - credo sia sbagliato fare ragionamenti solo partendo dalle situazioni contingenti. Rischiamo di fare un errore enorme. La questione che mi pongo se la pone anche il collega De Luca: è giusto o no andare a limitare ricandidatura e quindi possibilità di scelta del cittadino? Credo che la politica sottovaluti alle volte la capacità decisionale del cittadino». E poi: «Mi sono preso un po’ di tempo per riflettere, ma non voglio entrare in queste dinamiche, in quella politica dei giochi di potere da cui mi sono sempre allontanato. Deciderò nei prossimi giorni».

Il Pd richiama alla salute dei cittadini: «Tra minacce e ricatti, il problema è la sanità ma il governo non vede e non dà risposta. La crisi in Friuli Venezia Giulia non è un fulmine a cielo sereno. La sanità è il problema di milioni di cittadini che non riescono a curarsi per mancanza di medici e infermieri, di ospedali che non riescono ad aprire. Meloni preferisce non vedere e le crepe nella maggioranza sono sempre più grosse, oggi siamo alle minacce e ai ricatti in Fiuli», affermano in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia.

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