✕

Polemiche e sgarbi, il grande freddo tra Roma e l’Eliseo

Il presidente francese, Emmanuel Macron

 

Ascolta l'audio

Il gelo tra Macron e Meloni è diventato un caso non solo diplomatico, ma anche personale e ideologico
2 minuti di lettura

Parigi – Il gelo tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni è ormai diventato un caso diplomatico, personale, ideologico. A Parigi, la convinzione è che la premier italiana si sia esclusa da sola dal “gioco europeo”. A pesare non è soltanto la sostanza delle critiche italiane alla coalizione dei Volenterosi, ma anche — e forse soprattutto — la forma. Si ricorda l’arrivo ostentatamente in ritardo al primo vertice all’Eliseo, l’incertezza protratta fino all’ultimo sulla partecipazione agli incontri successivi, l’invio di semplici «osservatori» alle riunioni tecniche. Fino ad interrompere ogni scambio diretto.

Al momento, nessuna delle due capitali sembra intenzionata a compiere il primo passo verso una riconciliazione. I contatti tra gli s…

Parigi – Il gelo tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni è ormai diventato un caso diplomatico, personale, ideologico. A Parigi, la convinzione è che la premier italiana si sia esclusa da sola dal “gioco europeo”. A pesare non è soltanto la sostanza delle critiche italiane alla coalizione dei Volenterosi, ma anche — e forse soprattutto — la forma. Si ricorda l’arrivo ostentatamente in ritardo al primo vertice all’Eliseo, l’incertezza protratta fino all’ultimo sulla partecipazione agli incontri successivi, l’invio di semplici «osservatori» alle riunioni tecniche. Fino ad interrompere ogni scambio diretto.

Al momento, nessuna delle due capitali sembra intenzionata a compiere il primo passo verso una riconciliazione. I contatti tra gli sherpa dei due leader sono rari e poco fruttuosi. Macron non sarà presente a Roma per la cerimonia di insediamento di Papa Leone XIV. All’Eliseo non è stata digerita la campagna condotta dai media della destra italiana su un presunto complotto francese per orientare il Conclave: accuse infondate che hanno costretto la presidenza a una smentita ufficiale. «Fake news», ha scritto Macron sul profilo dell’Eliseo. Lo stesso termine, usato con tono sprezzante, è risuonato venerdì a Tirana, riferendosi indirettamente a Meloni e all’invio di truppe in Ucraina.

La frattura si allarga. Nell’entourage del presidente francese c’è chi non la considera un danno, ma un’occasione politica per delegittimare l’estrema destra europea guidata da Meloni. Intanto Macron intensifica i contatti con attori chiave come Donald Trump, pubblicando persino i video delle telefonate, lasciando la premier ai margini di alcuni passaggi cruciali: prima l’incontro nella Basilica di San Pietro, poi la visita a Kiev, infine il mini-vertice parallelo a Tirana.

A complicare il quadro contribuiscono le divergenze politiche profonde. Il presidente francese e l’establishment che lo circonda guardano con crescente inquietudine alle simpatie esplicite di Meloni per i candidati dell’estrema destra, come in Romania. A Parigi si sottolinea l’ambiguità della premier italiana, che la isola anche rispetto a leader come Friedrich Merz, Keir Starmer e Donald Tusk, tutti impegnati a contenere la spinta dei movimenti più radicali nei rispettivi paesi.

Nel disinteresse per una ricucitura diplomatica s’intravede anche una strategia più ampia: occupare lo spazio lasciato libero dall’Italia, soprattutto nei settori chiave della Difesa e della politica industriale europea. «Tanto peggio per loro, tanto meglio per noi», riassume una fonte che frequenta l’Eliseo. E rincara: «C’è voglia di dimostrare che Meloni non capisce nulla di politica estera». Il fastidio è alimentato anche da figure della destra francese come Bruno Retailleau, che ha definito Meloni un «genio della diplomazia» per la sua gestione del dossier algerino. Un sarcasmo che riflette le tensioni legate alla competizione per l’influenza in Africa.

A differenza della Germania, tra Francia e Italia manca una rete di sicurezza capace di mediare. «Olaf Scholz e Macron non si sopportavano — confida un partecipante agli scambi tra i Volenterosi — ma tra Berlino e Parigi esiste una struttura solida che attutisce gli urti. Con Roma, invece, tutto finisce direttamente sui giornali». Il Trattato del Quirinale, firmato nel 2021, non ha prodotto i risultati sperati. L’ultimo vertice bilaterale risale addirittura a prima della pandemia. Spetterebbe oggi alla Francia organizzarne uno nuovo, ma all’Eliseo non sembrano intenzionati a farlo. «Non c’è nulla in programma», taglia corto un diplomatico francese.

Leggi i commenti