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Corrarati, eletto sindaco l’imprenditore italiano che parla tedesco: “È caduto il muro di Bolzano”

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Il nuovo sindaco blandito dalla sinistra ma scelto dalla destra
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BOLZANO – L’immagine è la più lontana possibile dalla nostalgia nazista del militante della nuova estrema destra europea. Gli occhiali, una quarantina di paia da scegliere “in base all’umore”, sono da star del pop. Il completo, camicia bianca e cravatta di rigore, spazia solo tra il blu e il nero, “a seconda della stagione”. Definire il suo linguaggio “prudente” è già esagerato: mai un aggettivo “celodurista”, per blandire i neo-camerati di Casapound, o i vecchi secessionisti salviniani. Nemmeno l’ombra neppure della cocciutaggine toponomastica della superata classe dirigente nazionalista altoatesina, rimasta prigioniera di Tolomei.

L’uomo che dopo ottant’anni ha abbattuto il “muro di Bolzano”, diventandone il primo sindaco italiano di centrodestra dopo la fine del fascismo di Mussolini, si presenta come l’opposto del profilo anti-tedesco che per decenni ha spinto i candidati della minoranza nazionale in Sud Tirolo solo fino a un passo dal governo del capoluogo e della Provincia.

Clau…

BOLZANO – L’immagine è la più lontana possibile dalla nostalgia nazista del militante della nuova estrema destra europea. Gli occhiali, una quarantina di paia da scegliere “in base all’umore”, sono da star del pop. Il completo, camicia bianca e cravatta di rigore, spazia solo tra il blu e il nero, “a seconda della stagione”. Definire il suo linguaggio “prudente” è già esagerato: mai un aggettivo “celodurista”, per blandire i neo-camerati di Casapound, o i vecchi secessionisti salviniani. Nemmeno l’ombra neppure della cocciutaggine toponomastica della superata classe dirigente nazionalista altoatesina, rimasta prigioniera di Tolomei.

L’uomo che dopo ottant’anni ha abbattuto il “muro di Bolzano”, diventandone il primo sindaco italiano di centrodestra dopo la fine del fascismo di Mussolini, si presenta come l’opposto del profilo anti-tedesco che per decenni ha spinto i candidati della minoranza nazionale in Sud Tirolo solo fino a un passo dal governo del capoluogo e della Provincia.

Claudio Corrarati, eletto sindaco di Bolzano con il 51,03 dei voti, è piuttosto il prototipo dell’imprenditore berlusconiano post-Berlusconi e lo slogan “Fare per cambiare”, scelto per aprire una breccia nella storica barriera politica opposta da Svp e centrosinistra, spiega le ragioni che hanno convinto i bolzanini di entrambi i gruppi linguistici a “voltare pagina” dopo l’era dei sindaci sociali come Giovanni Salghetti e Renzo Caramaschi.

Sempre sorridente e conciliante, bilingue, più moderato di un democristiano, deciso a “gestire il Comune come fosse un’azienda di proprietà dei cittadini, Corrarati si è presentato così come “il civico vicino alla Volkspartei che per anni il centrosinistra ha corteggiato invano come proprio leader”. Ecumenico e spinto dal mondo economico, espressione infine di una mediazione tra FdI, Lega e Forza Italia, in qualità di “uomo scelto da Fratelli d’Italia” è però attento al punto da tenere finora a distanza perfino i vertici locali del partito di Giorgia Meloni, a partire dal coordinatore provinciale Alessandro Urzì.

“La voglia di cambiare – si è affrettato a confermare il nuovo sindaco – è stata finalmente più forte della paura di affidare Bolzano alla destra. Ora imparerò come si governa dialogando anche con chi non mi ha votato, partendo da sicurezza, decoro urbano e case a prezzi accessibili”.

Dentro il programma, la sua biografia. Figlio di una famiglia semplice, 57 anni, cresciuto in un appartamento delle Semirurali, l’edilizia popolare nella parte italiana della città, diploma da perito elettronico, Corrarati è il modello dell’imprenditore “che si è fatto da sé”. Nel 1997, assieme a un socio ha fondato la “MC System”, azienda specializzata in corsi e consulenza sulla sicurezza sul lavoro. Per sedici anni è stato quindi presidente degli artigiani Cna, prima provinciale e infine regionale, eletto da imprenditori di lingua tedesca, italiana e ladina. Nello stesso periodo il centrosinistra, a cui si era avvicinato prima di un temporaneo innamoramento leghista per Matteo Salvini, lo aveva spinto fino alla vicepresidenza della Fiera di Bolzano.

“Questo storico successo – dice oggi dopo aver battuto il candidato Pd per soli 708 voti – è una grande gioia frutto dell’unità, che impone una forte responsabilità: marcare una profonda discontinuità con gli ultimi decenni, assicurando però stabilità al governo della città e dell’Alto Adige”. La stessa Svp, che per la prima volta non ha appoggiato il centrosinistra al ballottaggio e che da un anno governa l’Alto Adige proprio con il centrodestra, suggerisce oggi che “la destra per vincere a Bolzano ha dovuto scegliersi un sindaco di sinistra”.

Un modo accorto per giustificare l’inedito “blockfrei”: le ha assicurato comunque il tradizionale ruolo di ago della bilancia in municipio, ha scongiurato una crisi nella giunta del presidente Arno Kompatscher e ha permesso alla propria candidata Katharina Zeller di diventare la prima donna sindaco di Merano, appoggiata proprio dal centrosinistra. Il risultato? In Alto Adige dalle urne sono usciti 114 sindaci di lingua tedesca su 116 comuni: unica eccezione, con Bolzano, il piccolo paese di Bronzolo nella Bassa Atesina, guidato da un’altra donna, Giorgia Mongillo.

“La vera impresa – dice Corrarati – è stata ripartire dallo zero a zero dopo il primo turno, che aveva marcato un distacco di nove punti tra me e Juri Andriollo. La sua rimonta è stata sorprendente e dovrà essere approfondita. Il tempo delle divisioni etnico-linguistiche, degli estremismi secessionisti o nazionalisti, è però finito per sempre assieme alla narrazione criminalizzante della destra altoatesina”. Il 2025 non è il 1947 e Bolzano riparte dalla scommessa su un “italiano che parla tedesco, nato dopo la forzata colonizzazione sudtirolese”. Il tempo presto dirà se Claudio Corrarati è la faccia presentabile del passato, o se una pagina di storia è stata realmente girata.

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