✕

Weigel: “Putin dirà no, il Papa può chiarire che lui è l’aggressore”

Ascolta l'audio

Intervista al teologo e biografo di Giovanni Paolo II
2 minuti di lettura

NEW YORK – Dubito che Putin accetti il Vaticano come sede del negoziato sull’Ucraina, perché si sentirebbe sotto un severo scrutinio morale, ma Leone XIV può aiutare la soluzione identificando e denunciando le responsabilità di Mosca». È il giudizio del teologo George Weigel, animatore dell’Ethics and Public Policy Center e biografo di Giovanni Paolo II.

Vede paralleli tra il Papa che favorì la dissoluzione dell’Urss e il successore che ora spinge per la pace in Ucraina?

«Giovanni Paolo II accese una rivoluzione delle coscienze contro un potere tirannico, mentre nel caso dell’Ucraina non si può mediare tra l’aggressore e l’aggredito, a meno che l’aggressore non riconosca la sua responsabilità. Perciò non sono situazioni commensurabili. L’unico che può fare la pace in Ucraina non è il Papa, Trump o Zelensky. Ma chi ha ordinato la guerra, cioè Putin».

NEW YORK – Dubito che Putin accetti il Vaticano come sede del negoziato sull’Ucraina, perché si sentirebbe sotto un severo scrutinio morale, ma Leone XIV può aiutare la soluzione identificando e denunciando le responsabilità di Mosca». È il giudizio del teologo George Weigel, animatore dell’Ethics and Public Policy Center e biografo di Giovanni Paolo II.

Vede paralleli tra il Papa che favorì la dissoluzione dell’Urss e il successore che ora spinge per la pace in Ucraina?

«Giovanni Paolo II accese una rivoluzione delle coscienze contro un potere tirannico, mentre nel caso dell’Ucraina non si può mediare tra l’aggressore e l’aggredito, a meno che l’aggressore non riconosca la sua responsabilità. Perciò non sono situazioni commensurabili. L’unico che può fare la pace in Ucraina non è il Papa, Trump o Zelensky. Ma chi ha ordinato la guerra, cioè Putin».

Prevost non è stato già chiaro su questo, anche da cardinale?

«Lo è stato, nei suoi commenti precedenti».

Ora ha offerto il Vaticano come sede dei negoziati.

«Sono scettico che Putin accetterà, perché sarebbe sotto severo scrutinio morale».

Pesano anche le note differenze tra le Chiese di Roma e di Mosca?

«Il patriarcato di Mosca è uno strumento del potere statale russo, non funziona come una Chiesa. Se lo facesse, potrebbe contribuire a creare una situazione in cui Putin si sentirebbe obbligato a negoziare in modo serio, ma finora non ha aiutato».

Quindi Leone come può essere utile?

«Identificando l’aggressore e chiedendo che riconosca che la guerra è stata iniziata da lui, e solo lui può finirla».

Il Papa ha parlato anche di Gaza, può aiutare su questo fronte?

«Lo spero, ma la causa primaria della sofferenza è Hamas, che usa donne e bambini come scudi umani e tiene la popolazione sotto il tallone di un regime terroristico. Spero che la testimonianza morale della Santa Sede chiarisca il vero ostacolo alla pace».

Leone ha menzionato anche Myanmar e in queste ore Roma è il crocevia della diplomazia. Può rilanciare il ruolo della Santa Sede nelle relazioni internazionali?

«Non lo so. La diplomazia vaticana non è stata particolarmente di successo negli ultimi decenni, in parte perché guidata da una comprensione e analisi inadeguata delle situazioni. È molto importante che la Chiesa parli in difesa delle persone oppresse in Myanmar da un terribile regime, attirando l’attenzione sul problema, ma spero che la sua capacità di identificare le fonti dei conflitti migliori nel futuro».

Prevost non lo ha già fatto?

«Sì, da cardinale ha preso posizioni molto chiare. Spero continui così, senza lasciarsi disorientare dalla nebbia della diplomazia, dove identificare le fonti delle aggressioni non è appropriato».

Questo vale anche per il suo ruolo nel sanare le divisioni all’interno della Chiesa americana?

«Penso che queste divisioni siano state esagerate, in particolare dai media italiani. Il corpo vivente della Chiesa negli Stati Uniti è piuttosto diviso, ma i vescovi sono quasi uniformemente uniti. I fedeli sono felici della nomina di Leone, che però ha vissuto quasi tutta la sua vita adulta all’estero, tra l’America Latina e Roma. Non è che Chicago si sia impossessata della sede di Pietro, ma questa esperienza internazionale rafforza il suo profilo come Papa, che per natura ha una missione globale».

Leggi i commenti