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Corrarati: “Con me Bolzano avrà un sindaco di destra ma combatto l’estremismo”

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Intervista al nuovo sindaco: “Criminalizzarci da sinistra non funziona più”
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BOLZANO – Claudio Corrarati, lei è il primo sindaco di destra di lingua italiana a Bolzano dalla fine del fascismo mussoliniano: perché in Alto Adige è caduto anche l’ultimo muro del dopoguerra?

“Perché al centro del programma ho messo il cambiamento. Il fattore ideologico, a livello globale, non è più determinante: contano i temi reali, la concretezza, il pragmatismo”.

C’è il rischio che la sua si riveli la faccia presentabile del ritorno di un passato segnato dagli eredi del nazionalismo fascista?

“No perché io rappresento qualcosa di nuovo, lontano dalla destra estrema. L’impostazione, come accade con FdI a livello nazionale, è stare vicino alla gente per risolvere problemi”.

Intende dire che vuole spostare al centro il cuore della destra di FdI, primo partito a Bolzano?

“Sono un moderato, incline alla mediazione: cercherò di affermare princìpi liberali”.

Con lei ha prevalso la voglia di cambiare, o l’opportunismo di allineare la città al governo provinciale e a quello nazionale? “…

BOLZANO – Claudio Corrarati, lei è il primo sindaco di destra di lingua italiana a Bolzano dalla fine del fascismo mussoliniano: perché in Alto Adige è caduto anche l’ultimo muro del dopoguerra?

“Perché al centro del programma ho messo il cambiamento. Il fattore ideologico, a livello globale, non è più determinante: contano i temi reali, la concretezza, il pragmatismo”.

C’è il rischio che la sua si riveli la faccia presentabile del ritorno di un passato segnato dagli eredi del nazionalismo fascista?

“No perché io rappresento qualcosa di nuovo, lontano dalla destra estrema. L’impostazione, come accade con FdI a livello nazionale, è stare vicino alla gente per risolvere problemi”.

Intende dire che vuole spostare al centro il cuore della destra di FdI, primo partito a Bolzano?

“Sono un moderato, incline alla mediazione: cercherò di affermare princìpi liberali”.

Con lei ha prevalso la voglia di cambiare, o l’opportunismo di allineare la città al governo provinciale e a quello nazionale? “Sono stato scelto per voltare pagina dopo i decenni di paura che sinistra e vecchia Svp hanno proiettato sulla destra italiana. Il crollo più profondo riguarda la falsità di questa criminalizzante narrazione. Poi è chiaro che tra governi omogenei tutto è più facile: a partire dagli aiuti economici di Stato e Provincia”.

Lei è stato proposto da FdI: perché in campagna elettorale ha oscurato proprio i vertici locali del suo partito, limitando le apparizioni comuni?

“Fdi, primo partito del centrodestra in città, aveva il diritto di proporre il candidato sindaco. A sostenermi in modo compatto è stata però l’intera coalizione. Nessuna fuga personale dalla destra: il mio curriculum non impone conversioni in extremis”.

Si sente un alieno prigioniero di un cartello elettorale e condivide la definizione di “un uomo di sinistra casualmente eletto dalla destra”?

“Fino a quando non ho accettato di candidarmi con il centrodestra non ho avuto una precisa identità politica. Per anni, da presidente degli artigiani, ho dovuto confrontarmi con poteri locali monopolizzati da centrosinistra e Volkspartei: solo il dovere di rapporti istituzionali funzionali agli interessi della categoria mi associa a coalizioni politiche superate, a cui non ho mai appartenuto”.

Si sente più vicino a Giorgia Meloni o a Matteo Salvini, suo originario sponsor?

“Il mio modello è Giorgia Meloni perché ha introdotto in Italia e in Europa un pragmatismo e una chiarezza comunicativa che, da imprenditore, mi hanno convinto a misurarmi con l’impegno amministrativo. Con me Bolzano ha scelto un sindaco meloniano: dovrei vergognarmi?”.

Dopo l’impugnazione da parte del governo della legge trentina, imposta dal governatore leghista Maurizio Fugatti, lei è meloniano anche riguardo al terzo mandato per i presidenti di Regioni e Province autonome?

“Sì, io sono contrario al terzo mandato. Comprendo, in alcune situazioni, l’aspirazione a dare continuità ai programmi e a portare a termine i progetti, ma due mandati sono sufficienti”.

Il suo no vale anche per i sindaci delle maggiori città?

“A maggior ragione: la mia vittoria conferma lo stimolo all’efficienza e all’eccellenza, innescato da una democratica alternanza. Il mio brand è “Fare per cambiare”: i cittadini disertano sempre più le urne anche per la sensazione di un’impotenza collettiva rispetto alla necessità politica di un costante mutamento”.

Lei è stato eletto dal 51% del 42% degli elettori e il gruppo linguistico tedesco, nonostante l’inedito blockfrei Svp, è rimasto a casa: dove è finita tutta questa voglia di alternanza?

“Il crollo dell’affluenza alle urne investe tutte le democrazie occidentali ed è estraneo al bisogno di un cambiamento di politici e partiti. Il problema è la crisi della rappresentanza, conseguenza di un’eclissi dell’impegno civile. A Bolzano e in Alto Adige pesano poi decenni di interessate campagne anti-italiane promosse dal gruppo linguistico tedesco e dall’Svp, il partito di raccolta che lo rappresenta”.

Ora però a Bolzano dovrà governare proprio con l’Svp: in coppia o allargando la giunta ai centristi civici di lingua italiana?

“La priorità del confronto sarà riservata alla Volkspartei. La voglia di stabilità, di una maggioranza ampia e rappresentativa a supporto di progetti impegnativi, suggerisce l’opportunità di allargare il dialogo a forze affini. In Provincia, con la giunta Kompatscher, lo schema funziona”.

In Alto Adige su 116 Comuni solo due, compreso lei, non hanno oggi un sindaco di lingua tedesca o ladina: la sua vittoria nasconde l’estinzione della classe dirigente italiana?

“Questo è il vero problema posto dal voto. Decenni di subalternità del centrosinistra rispetto all’egemonia del potere Svp, hanno impedito di formare una classe dirigente di lingua italiana libera e di qualità. Ci hanno fatto sempre sedere in seconda fila, ridotti a cronici interpreti del vice-qualcuno. La caduta del muro di Bolzano segna la fine anche di questa era, il via a un riequilibrio dei gruppi linguistici, più forte dei vincoli imposti dalla proporzionale”.

Lei espone l’etichetta “Fare per cambiare”: quale sarà il suo primo fatto?

“Garantire ai cittadini anche la percezione della sicurezza: più una vita e una casa a prezzi accessibili”.

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