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Autonomia, ok al ddl delega sui Lep. Ecco come le regioni potranno definire le loro competenze

07/05/2025 Senato, Premier Time nella foto Roberto Calderoli e Giorgia Meloni (agf)

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Il via libera ieri dal Cdm. Protesta delle opposizioni
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La Lega la rivendica come “un passo epocale”, il ministro Calderoli che allo smantellamento dell’Autonomia differenziata non si è mai rassegnato, la considera addirittura una “rivoluzione, dopo venti anni di attesa”. Per l’opposizione è solo “un bluff, una colossale truffa”. Che però tradisce “il tentativo di aggirare la Consulta” e rivela “il nuovo baratto in corso tra le fazioni di una maggioranza a pezzi”. Si riaccende lo scontro intorno al regionalismo più spinto, dopo l’approvazione - in Consiglio dei ministri - del primo disegno di legge delega, relativo ai cosiddetti Lep, i livelli essenziali delle prestazioni.

Cosa cambia dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri

Il ddl delega è passato nel turbolento Cdm di ieri che ha visto il vicepremier Salvini sulle barricate: da un lato, si è rifiutato di votare l’impugnativa assunta dalla premier Meloni sul terzo mandato in Friuli; dall’altro ha spinto con Calderoli per l’ok al disegno di legge che riporta al centro la marcia a tapp…

La Lega la rivendica come “un passo epocale”, il ministro Calderoli che allo smantellamento dell’Autonomia differenziata non si è mai rassegnato, la considera addirittura una “rivoluzione, dopo venti anni di attesa”. Per l’opposizione è solo “un bluff, una colossale truffa”. Che però tradisce “il tentativo di aggirare la Consulta” e rivela “il nuovo baratto in corso tra le fazioni di una maggioranza a pezzi”. Si riaccende lo scontro intorno al regionalismo più spinto, dopo l’approvazione - in Consiglio dei ministri - del primo disegno di legge delega, relativo ai cosiddetti Lep, i livelli essenziali delle prestazioni.

Cosa cambia dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri

Il ddl delega è passato nel turbolento Cdm di ieri che ha visto il vicepremier Salvini sulle barricate: da un lato, si è rifiutato di votare l’impugnativa assunta dalla premier Meloni sul terzo mandato in Friuli; dall’altro ha spinto con Calderoli per l’ok al disegno di legge che riporta al centro la marcia a tappe forzate sull’Autonomia.

Il provvedimento assegna all'esecutivo la delega ad adottare decreti legislativi che dovrebbero definire i Lep, in una serie molto ampia di funzioni si occupa in linea del tutto generica dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep): cioè gli standard minimi di servizi che servono a garantire i diritti civili e sociali in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Sono gli stessi su cui sono già caduti Zaia e Calderoli: visto che il ministro leghista per le Autonomie aveva immaginato di affidarli a un dpcm, un decreto della presidente del consiglio, che per le vie brevi avrebbe adottato lo studio di pochi mesi della supercommissione Cassese. Una scorciatoia che la Corte costituzionale, con la sentenza 192 depositata lo scorso dicembre, ha provveduto a depennare, insieme a ben tredici complessivi profili di incostituzionalità, imponendo il ripristino della centralità del Parlamento.

Quale passo avanti offre quel ddl

“Entro 9 mesi dall'entrata in vigore" della legge delega, il governo è delegato ad adottare "uno o più decreti legislativi" per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni relativi ai diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale. Ma che cosa assorbe il nuovo testo, quasi sei mesi dopo le severe prescrizioni della Consulta? Risposta: nulla. Repubblica ha avuto modo di visionare il testo: 33 articoli di legge, suddivisi in tre parti, un ddl che fa un poderoso riassunto di tutti i “principi e criteri” che regolano la vita sociale e civile. Una trattazione tanto vaga nella fissazione dei requisiti quanto vasta nella scelta delle funzioni: si va dalla sicurezza del lavoro al “pluralismo scolastico”, per l’equipollenza con gli istituti non statali; dalla formazione dei docenti alla domanda di bisogni educativi speciali per bambini disabili; dalle grandi reti di trasporto alla produzione energetica; dall’innovazione digitale alle maglie più larghe su pianificazione urbanistica e attività edilizie, fino alla qualità dell’aria. Per quasi 45 pagine, si invita il governo a esercitare la delega per assicurare “misure volte a potenziare” gli strumenti, “misure volte” al raggiungimento degli obiettivi. Ma, su tutto, è ribadita la clausola dell’invarianza finanziaria. Ergo: neanche un euro né per misurare i gravi divari esistenti, tantomeno per colmarli. Possibile? Ed è di fronte a questa realtà che insorgono centrosinistra e giuristi.

Opposizioni di nuovo sul piede di guerra

Per Francesco Boccia, presidente del senatori dem, si tratta di una “temeraria delega in bianco al governo: con l’aggravante che ignora le prescrizioni della Consulta, non prevede risorse aggiuntive, non farebbe che aggravare le diseguaglianze nel Paese e minare la coesione nazionale che il presidente Mattarella ha appena rimarcato come unica direzione possibile”. Così Ubaldo Pagano, capogruppo pd in Bilancio a Montecitorio: “Il governo dimostra di non avere compreso nulla della sentenza della Consulta: e oggi chiede a se stesso di determinare i Lep in un'infinità di materie, di disciplinare la qualsiasi estromettendo il Parlamento”. Da Avs, Peppe De Cristofaro: “Senza risorse saranno avvantaggiate le regioni ricche a scapito di quelle del Mezzogiorno. L'autonomia a costo zero è tutto a danno del sud. In parlamento e nelle piazze, ci opporremo in ogni modo". Una lettura condivisa anche da costituzionalisti del rango di Massimo Villone. “Leggere quel ddl è un’esperienza imbarazzante – spiega senza mezzi termini a Repubblica – Nel testo non vi è alcuna quantificazione dei divari, alcuna definizione dei buchi da colmare tra aree del Paese, rispetto ai tantissimi settori elencati. Quindi non è indicato un solo euro disponibile per colmare quelle sperequazioni in termini di servizi. Insomma, siamo di fronte a un mucchio di scatole vuote: un numero da illusionisti da luna park. Pensano forse che i cittadini non se ne accorgeranno?”.

La risposta della Lega

Lo stesso ministro Giorgetti aveva messo le mani avanti: il ddl sui Lep non comporterà altri costi. Ergo:non saranno poste altre risorse per costruire un’autonomia più equa. Ma Calderoli ribalta la lettura: “L’invarianza non significa che le risorse non vi siano, è una barzelletta”. Dal suo staff ripetono una storia diventata emblematica “Qualcuno deve sempre spiegare perché, ad esempio, per le utenze di gas e luce, negli uffici pubblici in Veneto si spendono 0,6 euro pro capite e in Campania se ne spendono 14,6 pro capite. I soldi ci sono, non andrebbero sprecati”. Il sud piagnone è avvertito. Prossime tappe? La legge delega dovrà essere approvata in Parlamento, poi occorrerà adottare i decreti legislativi. “Abbiamo tempi stretti”, ha già fatto sapere la Lega, "il federalismo fiscale è previsto dal Pnrr e non aspetta".

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