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Asse Schlein-Conte-Landini, maratona per i referendum

Elly Schlein e Maurizio Landini 

 

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Piazza comune per i leader di centrosinistra e della Cgil a Roma. Presidio della dem davanti la Rai: “Il servizio pubblico tace”
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In direzione ostinata e contraria. Inseguendo quello che, a oggi, appare un traguardo poco probabile, ma non impossibile. «Italia sorprendici» urla dal palco Elly Schlein, che sui cinque sì ci sta mettendo anima e corpo: impegnata — insieme agli altri leader del centrosinistra, a eccezione di Renzi e Calenda — nella battaglia per il quorum che fa palpitare i duemila chiamati a raccolta da Maurizio Landini nel cuore dell’Esquilino per tirare la volata ai referendum boicottati dalla destra. Complice una Rai che «nega ai cittadini e alle cittadine il diritto a una piena e corretta informazione», denuncia la segretaria intervenendo poche ore prima al sit-in organizzato dal Pd in Via Teulada e, in contemporanea, davanti a tutte le sedi regionali. «La Rai non deve dire come votare, ma deve spiegare come si vota, quando si vota e dove si vota», incalza Schlein. «Siamo qui per accendere un faro sui quesiti referendari e sulla mancanza di informazione del servizio pubblico».

È questa la nota d…

In direzione ostinata e contraria. Inseguendo quello che, a oggi, appare un traguardo poco probabile, ma non impossibile. «Italia sorprendici» urla dal palco Elly Schlein, che sui cinque sì ci sta mettendo anima e corpo: impegnata — insieme agli altri leader del centrosinistra, a eccezione di Renzi e Calenda — nella battaglia per il quorum che fa palpitare i duemila chiamati a raccolta da Maurizio Landini nel cuore dell’Esquilino per tirare la volata ai referendum boicottati dalla destra. Complice una Rai che «nega ai cittadini e alle cittadine il diritto a una piena e corretta informazione», denuncia la segretaria intervenendo poche ore prima al sit-in organizzato dal Pd in Via Teulada e, in contemporanea, davanti a tutte le sedi regionali. «La Rai non deve dire come votare, ma deve spiegare come si vota, quando si vota e dove si vota», incalza Schlein. «Siamo qui per accendere un faro sui quesiti referendari e sulla mancanza di informazione del servizio pubblico».

È questa la nota dolente che, a sera, risuona anche nei giardini di piazza Vittorio dove la Cgil ha allestito una maratona oratoria per gonfiare le vele alla partecipazione. La tenda sotto cui il grosso dell’opposizione si ritrova unita in una sfida — condivisa dai sindacati e da una miriade di associazioni— in grado di restituire linfa a un’alleanza altrimenti un po’ sfilacciata. Obiettivo: battere l’astensionismo e dimostrare che «l’alternativa esiste», Schlein la vede già e lo dice chiaro. Chiedendo a tutti, come farà pure Landini, di andare al bar, sui mezzi pubblici, nei luoghi di lavoro per convincere la gente a non disertare le urne. «Mi rivolgo a un certo ministro che ha detto che non andrà a votare e starà con i suoi figli, noi andremo a votare anche per il futuro dei suoi figli», scandisce l’inquilina del Nazareno, dopo aver abbracciato Luciana Castellina e prima di abbandonarsi a un inedito mea culpa: «È un voto che permetterà anche di riparare agli sbagli fatti dalla nostra parte politica su lavoro e cittadinanza». E così pure i riformisti sono serviti. Perché «non di quesiti tecnici si tratta, incidono sulla carne viva delle persone».

E pazienza se Giuseppe Conte, il partner riluttante, dichiara che il suo Movimento è favorevole ai referendum sul lavoro ma non «al dimezzamento da 10 a 5 anni» del tempo per ottenere la cittadinanza: quello «ci lascia un po’ perplessi», spiega il capo 5S «quindi lasciamo libertà di voto», anche se, aggiunge, «a titolo personale io sono per il sì». La prova che nel campo progressista non tutte le posizioni sono uguali.

Tuttavia non c’è spazio per i distinguo, adesso. Questa è l’ora della mobilitazione. Contro una destra che, l’8 giugno, vorrebbero gli italiani al mare. «Se chi ha il busto di Mussolini in casa ti invita a non andare a votare, è il momento di fare il contrario», arringa la folla Schlein. Mentre Nicola Fratoianni di Avs che si rivolge direttamente al presidente del Senato: «Ogni volta che parli chi aveva dubbi li dissolve. Impegnati di più La Russa». Idem Angelo Bonelli: «Sarà bello vedere il camerata disatteso nelle sue indicazioni di voto». Il finale è per Riccardo Magi che sfida Salvini a confronto: «Ha definito il referendum sulla cittadinanza pericoloso, la verità è che ha paura». Intanto la platea, tra qualche birra e bandiere rosso Cgil, ritma in coro «cinque sì, cinque sì» all’indirizzo di Conte. Lui e Schlein si stringono la mano, tra loro c’è Landini. Il popolo della sinistra riparte dai referendum.

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