Venezia – «Vengo sempre volentieri qui», dice Sergio Mattarella entrando nel palazzo Ducale, al festival delle Regioni. Ma poi ammonisce: «Sono intollerabili i divari regionali nella sanità». Serve «leale collaborazione» tra Stato e Regioni per garantire una copertura universale e un accesso uniforme alle prestazioni sull’intero territorio della Repubblica. Li definisce «obiettivi irrinunciabili di un Servizio sanitario nazionale». È il suo no a un Paese a due velocità. Di fronte ha soprattutto governatori di centrodestra. Come il veneto Luca Zaia o il lombardo Attilio Fontana che hanno scommesso sull’autonomia differenziata. O come il trentino Maurizio Fugatti, che l’autonomia già ce l’ha, ma che si vede impugnare dal governo la legge sul terzo mandato varata dalla sua giunta proprio mentre Mattarella arriva a Venezia. Grande agitazione in sala. Infatti Giorgia Meloni, attesa oggi, dà forfait.
Fino a che punto ci si può spingere con l’autonomia? Nei limiti della Costituzione e dei pr…
Venezia – «Vengo sempre volentieri qui», dice Sergio Mattarella entrando nel palazzo Ducale, al festival delle Regioni. Ma poi ammonisce: «Sono intollerabili i divari regionali nella sanità». Serve «leale collaborazione» tra Stato e Regioni per garantire una copertura universale e un accesso uniforme alle prestazioni sull’intero territorio della Repubblica. Li definisce «obiettivi irrinunciabili di un Servizio sanitario nazionale». È il suo no a un Paese a due velocità. Di fronte ha soprattutto governatori di centrodestra. Come il veneto Luca Zaia o il lombardo Attilio Fontana che hanno scommesso sull’autonomia differenziata. O come il trentino Maurizio Fugatti, che l’autonomia già ce l’ha, ma che si vede impugnare dal governo la legge sul terzo mandato varata dalla sua giunta proprio mentre Mattarella arriva a Venezia. Grande agitazione in sala. Infatti Giorgia Meloni, attesa oggi, dà forfait.
Fino a che punto ci si può spingere con l’autonomia? Nei limiti della Costituzione e dei principi di sussidiarietà, risponde il presidente della Repubblica.
Il pensiero va a quel potrà accadere con la riforma cara alla Lega: proprio ieri il governo ha approvato il disegno di legge delega sui livelli essenziali di assistenza, i Lep. La «leale collaborazione» tra Roma e le Regioni non una questione di galateo. È stata enunciata dalla Consulta. L’autonomia insomma non può sconfinare nell’egoismo. Altrimenti ne va di mezzo il diritto alla salute. Questi i paletti piantati con garbo dal Quirinale.
«Guardi che ce l’aveva più col governo che noi», chiosa un governatore tra i più quotati. Il monito del presidente irrompe in un quadro nervoso. La maggioranza non solo è divisa sul terzo mandato. C’è tensione con le Regioni proprio sulla sanità. La settimana scorsa Giorgia Meloni aveva addossato proprio a loro la responsabilità per le liste d’attesa.
Mattarella sbarca in Laguna alle 11. A San Marco è accolto dal sindaco Luigi Brugnaro e da Luca Zaia. La gente lo applaude lungo la passeggiata che lo porta a palazzo Ducale. È una giornata di sole magnifica e Venezia è presa d’assalto da turisti di tutto il mondo. Ne arrivano ogni giorno 150mila, le file davanti alla basilica sono interminabili.
Tenere unito il Paese nei suoi doveri, questo è il senso del richiamo di Mattarella.
Perché non c’è solo il turismo sanitario ad affliggere il nostro Sud. C’è anche lo spopolamento, la fuga dei talenti. La governatrice sarda Alessandra Todde racconta che ogni anno lasciano la Sardegna seimila giovani. «Sono unitario, ma federalista impenitente», prova allora a gettare un ponte tra i territori Zaia citando Luigi Sturzo. I rapporti con il Capo dello Stato sono da sempre cordiali, si ritroveranno insieme a pranzo. «Ho subito pensato a lei per questa manifestazione, io non so se ci sarò alle Olimpiadi di Cortina, ma lei dovrà esserci». Per Zaia, non ancora rassegnato a farsi da parte, l’autonomia differenziata è la scommessa della vita e una necessità storica: «Bisogna distruggere l’ufficio complicazioni affari semplici». Per il governatore friulano Massimiliano Fedriga «il centralismo non dà risposte».
In questo quadro a trazione nordista tocca al pugliese Michele Emiliano difendere l’Italia meridionale: «Il Sud è una leva strategica per l’intero Paese. Nel Mezzogiorno si giocano alcune delle sfide decisive della transizione ecologica, della digitalizzazione, della rigenerazione urbana, dell’inclusione sociale. In Puglia noi sopportiamo situazioni difficilissime dal punto di vista industriale, ambientale e della salute e speriamo di poterlo fare con il sostegno di tutto il Paese».