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Roma convoca l’ambasciatore: “Condotta inaccettabile”

Antonio Tajani

 

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La decisione dopo l’incidente a Jenin. Tajani: “Basta attacchi ai civili”. Crosetto: “Su questo tema sbagliato dividersi”
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Per la seconda volta dal 7 ottobre il governo italiano protesta formalmente con Israele. La prima, l’autunno scorso, dopo gli attacchi alle basi Unifil nel sud del Libano. Ieri dopo gli spari ai convogli di una delegazione diplomatica internazionale. Stavolta la presa di posizione dell’esecutivo è più larga del fatto specifico. E proprio per volere di Palazzo Chigi, che fa trapelare nel pomeriggio l’oggetto della discussione che avrebbe coinvolto, di lì a breve, il segretario della Farnesina, Riccardo Guariglia, e l’ambasciatore d’Israele, Jonathan Peled. La convocazione al ministero degli Esteri, è la linea, non riguarda solo le scariche di Jenin. Ma Gaza, in generale.

È Meloni a concordare questa posizione, per telefono, con il ministro Antonio Tajani. Il quale, dopo avere sentito Alessandro Tutino, il vice console a bordo dei mezzi colpiti dall’Idf, definisce le minacce ai diplomatici «inaccettabili». Chiede «chiarimenti immediati» a Tel Aviv, come faranno pure Parigi e Berlino. Ch…

Per la seconda volta dal 7 ottobre il governo italiano protesta formalmente con Israele. La prima, l’autunno scorso, dopo gli attacchi alle basi Unifil nel sud del Libano. Ieri dopo gli spari ai convogli di una delegazione diplomatica internazionale. Stavolta la presa di posizione dell’esecutivo è più larga del fatto specifico. E proprio per volere di Palazzo Chigi, che fa trapelare nel pomeriggio l’oggetto della discussione che avrebbe coinvolto, di lì a breve, il segretario della Farnesina, Riccardo Guariglia, e l’ambasciatore d’Israele, Jonathan Peled. La convocazione al ministero degli Esteri, è la linea, non riguarda solo le scariche di Jenin. Ma Gaza, in generale.

È Meloni a concordare questa posizione, per telefono, con il ministro Antonio Tajani. Il quale, dopo avere sentito Alessandro Tutino, il vice console a bordo dei mezzi colpiti dall’Idf, definisce le minacce ai diplomatici «inaccettabili». Chiede «chiarimenti immediati» a Tel Aviv, come faranno pure Parigi e Berlino. Chigi aggiunge il resto: si parlerà anche della drammatica situazione nella Striscia.

Davanti a Peled, la Farnesina formalizza la protesta per l’azione dei militari israeliani. Ma non solo. Il governo chiede a Tel Aviv di «interrompere le operazioni militari a Gaza», di puntare sul «negoziato politico». Soprattutto, insiste Guariglia, Israele «deve aprire immediatamente i varchi di accesso a Gaza per l’ingresso massiccio di aiuti alimentari e sanitari». La posizione che mette a verbale il governo al termine del faccia a faccia è questa: «La popolazione palestinese è essa stessa vittima dei terroristi di Hamas e non può più essere coinvolta negli attacchi».

È il punto di caduta di uno sganciamento progressivo di Meloni dalla condotta di Netanyahu, in atto da metà maggio. Dopo dieci giorni di vaghezza sull’invasione della striscia, una settimana fa, a Montecitorio, Meloni ha affermato per la prima volta che la situazione a Gaza è «ingiustificabile», parlando di un dialogo «franco e critico» con Tel Aviv. Meloni non ha mai condannato il leader israeliano. E ha sposato toni molto meno severi di altri colleghi. Ma la presa di distanza, alla fine, è arrivata. Lo stesso Tajani, sabato a Noto, ha detto a Israele «basta attacchi». L’ha ripetuto ieri mattina: «Israele fermi le operazioni militari che coinvolgono i civili, la guerra a Gaza deve finire». Il capo della Farnesina ne ha discusso in questi giorni al telefono con l’omologo Gideon Sa’ar. E con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Un altro segnale è arrivato ieri, all’Assemblea mondiale della sanità, che ha votato i testi della delegazione palestinese. Una condanna agli attacchi indiscriminati contro ospedali e medici, più il richiamo alle misure della Cpi nel procedimento nei confronti di Israele. L’Italia ha votato a favore. Mentre due giorni fa si è opposta all’iniziativa Ue per rivedere il partenariato con Tel Aviv.

Per il ministro degli Esteri non ci sarebbe contraddizione. «Noi non siamo giudici, Israele va convinto e per farlo va coinvolto questo governo temporaneo», è il ragionamento del vicepremier con i nostri diplomatici. Non la pensa così l’opposizione, che ieri alla Camera ha attaccato anche su questo. «Ma su questi temi bisognerebbe chiudere in una stanza maggioranza e minoranza e uscire con una posizione unica condivisa - si sfogava alla buvette il ministro della Difesa, Guido Crosetto - Invece ci si divide qua dentro. Ci rimette il Paese, siamo il peggiore del mondo».

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