Le notizie «comunicate dal sottosegretario Andrea Delmastro all’onorevole Donzelli hanno comportato un pericolo per la tutela e l’efficacia della prevenzione e repressione della criminalità». In 42 pagine di motivazioni il tribunale di Roma demolisce la condotta del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove nella vicenda Cospito, condannandolo in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto di ufficio. Nella sentenza infatti non solo il collegio (presieduto da Francesco Rugarli) sostiene che le notizie fossero coperte dal segreto e che, quella rivelazione, ha minato il lavoro dell’antimafia. Ma ha anche fatto notare come il ministero della Giustizia (per esempio: l’attuale capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, o Lina Di Domenico, che dopo essere stata al centro di un braccio di ferro con il Quirinale per il Dap, è stata nominata al vertice di un dipartimento del ministero) abbiano cercato di aiutare Delmastro.
«Dall’istruttoria – si legge in sentenza - risulta chiaro come nes…
Le notizie «comunicate dal sottosegretario Andrea Delmastro all’onorevole Donzelli hanno comportato un pericolo per la tutela e l’efficacia della prevenzione e repressione della criminalità». In 42 pagine di motivazioni il tribunale di Roma demolisce la condotta del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove nella vicenda Cospito, condannandolo in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto di ufficio. Nella sentenza infatti non solo il collegio (presieduto da Francesco Rugarli) sostiene che le notizie fossero coperte dal segreto e che, quella rivelazione, ha minato il lavoro dell’antimafia. Ma ha anche fatto notare come il ministero della Giustizia (per esempio: l’attuale capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, o Lina Di Domenico, che dopo essere stata al centro di un braccio di ferro con il Quirinale per il Dap, è stata nominata al vertice di un dipartimento del ministero) abbiano cercato di aiutare Delmastro.
«Dall’istruttoria – si legge in sentenza - risulta chiaro come nessuno dubitasse che le notizie sui rapporti e le intese tra Cospito e i detenuti di criminalità organizzata, e più in generale con Cospito, fossero notizie delicate e riservate, che non dovessero avere una libera circolazione. Molto è invece cambiato quando le notizie sul Cospito e sui suoi rapporti durante la detenzione con altri detenuti sono diventate notizie di libera diffusione e le chiare clausole con cui se ne limitava la divulgazione poco più che consigli, da non prendere neppure troppo sul serio, che si potevano legittimamente ignorare». «Ecco perché Nordio deve venire a scusarsi in aula» ha detto ieri Benedetto delle Vedove battibeccando in aula con il capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami, a sua volta rimbrottato dal presidente di turno della Camera, Giorgio Mulè. Mentre Debora Serracchiani del Partito democratico e Nicola Fratoianni di Avs hanno chiesto le dimissioni di Delmastro.
Secondo i magistrati le notizie rivelate dal sottosegretario e usate come arma politica da Donzelli contro i colleghi de Pd che avevano visitato in carcere Cospito, «rivelavano che i detenuti erano controllati e ascoltati, anche al di fuori delle previsioni normative e quanto da loro detto era oggetto di relazioni di servizio».
Inverosimile ancora secondo i giudici l’ipotesi che Delmastro non sapesse, «come hanno sostenuto la difesa e la procura», «la natura riservata delle informazioni: è laureato in legge, avvocato penalista, sottosegretario con delega agli Istituti di pena, parlamentare di lungo corso».