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La difficile tela di Meloni sui colloqui in Vaticano. La Russia: nessun invito

(ansa)

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Nei prossimi giorni la presidente risentirà i leader Ue e Trump. La Santa Sede spera nella mediazione Usa per il sì di Putin
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Non un solo incontro in Vaticano, ma una serie di colloqui di pace. Partendo da un formato tecnico, con funzionari russi e ucraini. Per poi provare a innalzare il livello ai ministri degli Esteri e, infine, a Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Al termine di un nuovo giro di telefonate promosso da Palazzo Chigi con le cancellerie occidentali, si intravedono frammenti di una tela diplomatica. Anche se, va precisato, per ora il summit resta soprattutto un’ambizione. Ci lavora Giorgia Meloni. Consapevole che l’unico modo per non fallire è chiudere in fretta la partita. Per questo, l’esecutivo vorrebbe annunciare una data dell’avvio dei negoziati entro sabato. E tenere il primo round la prossima settimana.

È un percorso in salita, si è detto. Perché dipende da una variabile ingestibile: Mosca. La Russia, fa sapere il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, non ha ricevuto ancora alcuna proposta dal Vaticano per una possibile mediazione, né ci sono decisioni sulla sede, ma «accoglie con fav…

Non un solo incontro in Vaticano, ma una serie di colloqui di pace. Partendo da un formato tecnico, con funzionari russi e ucraini. Per poi provare a innalzare il livello ai ministri degli Esteri e, infine, a Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Al termine di un nuovo giro di telefonate promosso da Palazzo Chigi con le cancellerie occidentali, si intravedono frammenti di una tela diplomatica. Anche se, va precisato, per ora il summit resta soprattutto un’ambizione. Ci lavora Giorgia Meloni. Consapevole che l’unico modo per non fallire è chiudere in fretta la partita. Per questo, l’esecutivo vorrebbe annunciare una data dell’avvio dei negoziati entro sabato. E tenere il primo round la prossima settimana.

È un percorso in salita, si è detto. Perché dipende da una variabile ingestibile: Mosca. La Russia, fa sapere il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, non ha ricevuto ancora alcuna proposta dal Vaticano per una possibile mediazione, né ci sono decisioni sulla sede, ma «accoglie con favore la disponibilità» dei Paesi che cercano una soluzione al conflitto. Nessuno, insomma, ha formalmente esteso l’invito al Cremlino. Non la Santa Sede, che dovrebbe mantenere questa linea anche in futuro: offre un terreno di incontro, apre le porte alla pace, ma non sarà attore protagonista dei negoziati (che scontano alte probabilità di insuccesso).

E Meloni? Intravede uno spiraglio diplomatico da sfruttare, dopo settimane difficili. E ha in mente quattro passi. Il primo prevede un nuovo giro di consultazioni con le principali cancellerie occidentali, entro domani: con i big europei (c’è attesa per un colloquio con Emmanuel Macron), Bruxelles, l’Ucraina e altri partner Nato come la Turchia. Il secondo atto sarà una nuova chiamata con Donald Trump. Avverrà molto presto, per chiudere il cerchio. A quel punto, la premier aggiornerà la Santa Sede e ufficializzerà data e “format”: chi, insomma, siederà al tavolo con Russia e Ucraina. Infine, Mosca: l’ultimo passaggio è ottenere il via libera di Putin. Ed è qui che tutto diventa più fumoso.

La Santa Sede, riferiscono, si propone come “facilitatore”, non come arbitro di una contesa politica e diplomatica. Il governo italiano avrebbe preferito che l’invito alle parti partisse dal Vaticano, ma si concentra sul risultato. Alla fine, il migliore degli scenari possibili prevede che sia la Casa Bianca a proporre e ottenere il sì di Mosca a sedere al tavolo.

Nulla di scontato, come detto. La sensazione della diplomazia europea è che Putin non voglia chiudere davvero la guerra. Senza trascurare altre resistenze. Quelle di Macron, che preferirebbe un vertice in Svizzera. Ieri anche la Germania ha frenato, attraverso il portavoce di Merz: «Al momento è un po’ speculativo parlare di data o formato». E anche nel centrodestra c’è chi si oppone. «Sono follia le sanzioni Ue contro Mosca - dice il vicesegretario leghista Roberto Vannacci - È sbagliato ospitare a Roma i colloqui, l’Italia non è neutrale nella guerra. Ed è strano che il Vaticano possa riuscirci, non si è mai fatto in cento anni».

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