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Comunali, primo test. Schlein predica unità: “Così si batte la destra”

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Da Genova a Taranto domani e lunedì urne aperte in 126 centri. La segretaria dem: “Politiche anticipate? Ci spero”
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Roma – Sono tre le città da tenere d’occhio quando, dopodomani, si chiuderanno le urne delle amministrative. Quelle che — al netto degli eventuali ballottaggi — decideranno chi, nell’eterna contesa tra destra e sinistra, avrà vinto la tornata: il test più prossimo per verificare lo stato di salute delle coalizioni in vista delle regionali previste, salvo sorprese, in autunno. Con lo sguardo rivolto alle Politiche. Sono Genova, Ravenna e Assisi: ovvero i comuni chiamati al voto anticipato dopo che i rispettivi sindaci, a novembre, sono stati eletti governatori. I più importanti, con Matera e Taranto, dei 126 interessati al rinnovo dei consigli comunali. Dove fra l’altro lo schieramento progressista corre compatto, senza defezioni né competizioni interne fra alleati.

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Roma – Sono tre le città da tenere d’occhio quando, dopodomani, si chiuderanno le urne delle amministrative. Quelle che — al netto degli eventuali ballottaggi — decideranno chi, nell’eterna contesa tra destra e sinistra, avrà vinto la tornata: il test più prossimo per verificare lo stato di salute delle coalizioni in vista delle regionali previste, salvo sorprese, in autunno. Con lo sguardo rivolto alle Politiche. Sono Genova, Ravenna e Assisi: ovvero i comuni chiamati al voto anticipato dopo che i rispettivi sindaci, a novembre, sono stati eletti governatori. I più importanti, con Matera e Taranto, dei 126 interessati al rinnovo dei consigli comunali. Dove fra l’altro lo schieramento progressista corre compatto, senza defezioni né competizioni interne fra alleati.

Delle tre, la sfida più attesa è nel capoluogo ligure, strappato otto anni fa dal centrodestra al centrosinistra che lo aveva guidato ininterrottamente per più di mezzo secolo. I candidati alla poltrona di primo cittadino sono sette, ma il match se lo giocano in due. L’avvocato 48enne Pietro Piciocchi, ex assessore al Bilancio e sindaco facente funzione, sostenuto da tutti i partiti dell’attuale compagine di governo, se la dovrà vedere con Silvia Salis, 39 anni, ex atleta olimpica e vicepresidente vicaria del Coni, artefice di un piccolo miracolo: l’assemblaggio di un campo larghissimo che va dal Pd al M5S passando per Avs, più una lista centrista di cui fanno parte esponenti di Iv, +Europa, Azione.

È la ragione per cui il risultato di Genova assume una valenza particolare: se il fronte progressista riuscirà a prevalere, in una Regione dove gli avversari sono stati appena riconfermati, sarà la prova che la linea del “tutti dentro” proposta da Elly Schlein è quella giusta. E va perseguita, anche a livello nazionale. La segretaria dem — che oggi sarà a Istanbul per il Consiglio dell’Internazionale socialista, invitata dal suo presidente, il premier spagnolo Pedro Sánchez — lo ha detto chiaro ieri, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento: «Elezioni anticipate? Spero di sì. Siamo preparati, assolutamente competitivi, la partita è aperta. Come si vede in queste amministrative: tutte le forze alternative alle destre sono unite attorno a un programma concreto, che parla di prossimità. E nelle città dove governiamo insieme stiamo già dimostrando che siamo in grado di andare d’accordo».

Non ha tutti i torti. A Ravenna, dove si vota per il successore di Michele de Pascale, neo-presidente dell’Emilia Romagna, il centrosinistra (favorito) si presenta a ranghi serrati, mentre il centrodestra è diviso: FdI e FI contro il candidato della Lega. Frattura che potrebbe aiutare a chiudere la gara al primo turno.

Stesso schema, ma a parti invertite, a Taranto e Matera, dove invece è l’alleanza giallorossa a essersi spaccata. Nel capoluogo pugliese Pd e Avs sostengono un candidato, il solo M5S un’altra, mentre i partiti di centrodestra sono coesi. Idem nella città dei sassi, dove però la situazione appare piuttosto confusa: corre per il bis Domenico Bennardi, che da sindaco grillino ha amministrato per quattro anni, sino allo scioglimento anticipato del comune per le dimissioni contestuali di 17 consiglieri, di cui tre del Pd. Il quale, in grande difficoltà, non ha neppure presentato la lista. A scendere in campo, senza essere stato riconosciuto dal partito, è il consigliere regionale Roberto Cifarelli, che ha messo in piedi una coalizione civica trasversale di cui fanno parte esponenti di Forza Italia, Azione e +Europa. Motivo per cui a risultare favorito è stavolta il centrodestra, che — salvo singole defezioni — si presenta unito.

Più interessante la tenzone di Assisi, chiamata a una sfida diretta: due soli candidati, progressisti contro sovranisti. La sindaca uscente, Stefania Proietti, civica vicina sia al Pd che al M5S, sei mesi fa ha strappato l’Umbria alla Lega. La conferma dell’alleanza larga, nella città di San Francesco, è più di una speranza. Da coltivare, in prospettiva nazionale.

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