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Coscioni: “Penso a Luca, grazie alla sua lotta abbiamo più diritti”

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“Dopo la diagnosi di Sla mio marito scelse subito di mettere il suo corpo al servizio della malattia con i Radicali”
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«Se il senatore Mirabelli potrà scegliere come e quando morire è grazie alle battaglie radicali. Ogni piccolo passo, persino il sintetizzatore vocale come diritto per tutti coloro che si ammalano di Sla, è stata una battaglia intrapresa con Luca quando si ammalò nel 1995 e mise il suo corpo al servizio della politica: dal corpo dei malati al cuore della politica». Maria Antonietta Farina Coscioni è la moglie di Luca Coscioni. È stata parlamentare e ora è la presidente dell’Istituto che porta il nome dell’attivista scomparso nel 2006.

Cosa ha pensato dell’intervista di Mirabelli: la sua è una dichiarazione di lotta per una morte dignitosa?

«Le parole del senatore mi sembrano clonate da Luca. Mirabelli parla con il sintetizzatore vocale e io ho pensato alle lotte che ci sono volute per averlo a disposizione dall’asl. Quella fu una nostra battaglia storica per averlo, perché ci volle tempo, e poi per consentire che tutti gli ammalati lo avessero».

«Se il senatore Mirabelli potrà scegliere come e quando morire è grazie alle battaglie radicali. Ogni piccolo passo, persino il sintetizzatore vocale come diritto per tutti coloro che si ammalano di Sla, è stata una battaglia intrapresa con Luca quando si ammalò nel 1995 e mise il suo corpo al servizio della politica: dal corpo dei malati al cuore della politica». Maria Antonietta Farina Coscioni è la moglie di Luca Coscioni. È stata parlamentare e ora è la presidente dell’Istituto che porta il nome dell’attivista scomparso nel 2006.

Cosa ha pensato dell’intervista di Mirabelli: la sua è una dichiarazione di lotta per una morte dignitosa?

«Le parole del senatore mi sembrano clonate da Luca. Mirabelli parla con il sintetizzatore vocale e io ho pensato alle lotte che ci sono volute per averlo a disposizione dall’asl. Quella fu una nostra battaglia storica per averlo, perché ci volle tempo, e poi per consentire che tutti gli ammalati lo avessero».

Dalla diagnosi in poi cosa successe per Luca?

«Luca sceglie subito di mettere il corpo e la politica a servizio della malattia con il Partito Radicale. Il 25 maggio ogni anno è la giornata del sollievo, voluta da Umberto Veronesi. È la giornata contro il dolore inutile, l’inutile sofferenza. Comunque, nel 1995 quando Luca s’ammala non c’era la tecnologia attuale e il corpo era isolato nella sua immobilità. Noi facemmo scioperi della fame per estendere a tutti i malati la disponibilità degli ausilii tecnologici. Ci siamo riusciti».

Però la politica è sorda a una legislazione completa sul fine vita e il suicidio assistito.

«Penso a Luca, a Welby a Englaro e alla politica che è stata inadeguata a dare risposte».

È la malattia terminale che sgomenta?

«Quando la diagnosi è di inguaribilità è tutto difficile. Però la politica non può delegare ai giudici il fine vita come ha fatto in questi anni. Né si può legiferare a livello regionale. Un fine vita regionale e non omogeneo non è accettabile perché si interviene sui diritti fondamentali di una persona non sull’organizzazione sanitaria regionale».

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