Infiltrazioni mafiose nei Comuni, la “terza via” di Piantedosi. Critiche dall’opposizione
di Alessandra ZinitiNessuna nuova norma in vista sulle infiltrazioni mafiose nei Comuni, solo un’indicazione di massima per un maggiore ricorso ad uno strumento che esiste già, quello dell’utilizzo di commissari che affianchino sindaci e Consiglio nella gestione di una specifica branca dell’amministrazione quando il rischio mafia è circoscritto e soprattutto se l’ente in questione è prossimo ad un rinnovo elettorale. Sostanzialmente quello che è successo a Bari a febbraio scorso quando il Viminale, ad esito del lavoro degli ispettori, ha deciso di non sciogliere il Comune (ormai prossimo alle elezioni) ma di inviare due commissari per guidare le due aziende municipali infiltrate dalle cosche.
La “terza via” del commissariamento
Le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi su una possibile “terza via” tra scioglimento e non scioglimenti dei Comuni con acclarati condizionamenti mafiosi, pronunciate sabato pomeriggio alla festa di Fratelli d’Italia a Caivano dopo le diverse inchieste giudiziarie c…
Nessuna nuova norma in vista sulle infiltrazioni mafiose nei Comuni, solo un’indicazione di massima per un maggiore ricorso ad uno strumento che esiste già, quello dell’utilizzo di commissari che affianchino sindaci e Consiglio nella gestione di una specifica branca dell’amministrazione quando il rischio mafia è circoscritto e soprattutto se l’ente in questione è prossimo ad un rinnovo elettorale. Sostanzialmente quello che è successo a Bari a febbraio scorso quando il Viminale, ad esito del lavoro degli ispettori, ha deciso di non sciogliere il Comune (ormai prossimo alle elezioni) ma di inviare due commissari per guidare le due aziende municipali infiltrate dalle cosche.
La “terza via” del commissariamento
Le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi su una possibile “terza via” tra scioglimento e non scioglimenti dei Comuni con acclarati condizionamenti mafiosi, pronunciate sabato pomeriggio alla festa di Fratelli d’Italia a Caivano dopo le diverse inchieste giudiziarie che hanno coinvolto amministratori campani, hanno suscitato un vespaio di polemiche tra le opposizioni. “Ipotesi inquietante”, l’hanno definita ieri diversi esponenti delle opposizioni, ma nessuno al Viminale sta studiando modifiche normative che consentano interventi altri rispetto allo scioglimento del Comuni infiltrati. È stato lo stesso ministro, intervenuto al Festival dell’Economia di Trento, ieri a chiarire: “Non si tratta di introdurre nuove norme, l'alternativa allo scioglimento è una metodologia già praticata. Esistono degli istituti in vigore per cui, allorquando le formule di contaminazione sono occasionali o circoscritte e soprattutto c'è stato il rinnovo della gestione dell'ente, è possibile immaginare che ci sia un accompagnamento ad un percorso che valorizzi le istituzioni democratiche. Quindi i sindaci e le amministrazioni. È già successo, potrei citare dei casi in cui questo è avvenuto, ho letto di qualche polemica ma non capisco su cosa".
L'indicazione è dunque quella di valutare caso per caso, evitando il ricorso automatico alla decisione estrema se le infiltrazioni criminali non sono diffuse.
Le opposizioni: “Il gioco delle tre carte”
Critica la senatrice Enza Rando, responsabile Legalità e lotta alle mafie del Pd: "Non ci sono vie di mezzo per contrastare le infiltrazioni mafiose nei Comuni. Le parole del ministro sono gravi perché lasciano presagire il tentativo di modifica di uno strumento antimafia fondamentale per colpire le organizzazioni criminali che ramificano le proprie attività illecita negli enti locali".
Attacca anche Filiberto Zaratti di Avs: “Piantedosi fa il gioco delle tre carte: dice testualmente che è 'possibile immaginare che ci sia un accompagnamento ad un percorso che valorizzi le istituzioni democratiche'; noi diciamo che deve immaginare meno e stare alla legge. Se una commissione ministeriale ha stabilito che una amministrazione comunale è infiltrata dalle mafie 'immaginare', come dice Piantedosi, vie di mezzo è impossibile, anzi sarebbe grave se lo si facesse".
Più di 400 comuni sciolti in 35 anni
Dal 1991 al 19 aprile 2025 sono stati 401 i decreti di scioglimento di Comuni per infiltrazioni mafiose: in media uno al mese, secondo quanto evidenzia un rapporto di Avviso Pubblico. Il 72% dei Comuni sciolti per mafia ha una popolazione inferiore ai 20mila abitanti. Il 96% degli scioglimenti si concentra in quattro regioni: Calabria, Campania, Sicilia, Puglia. Caserta la 'vittima' più grande, caduta lo scorso 18 aprile per i condizionamenti della criminalità organizzata. Una decisione che non è piaciuta al sindaco, Carlo Martino, che ha parlato di "atto abnorme".