La spia d’allarme per il centrodestra è suonata da un pezzo: le regionali d’autunno rischiano di essere una Caporetto. E il centrosinistra di Elly Schlein si prepara a incassare.
Nel bilancio post amministrative, i partiti guardano già al prossimo appuntamento politico: le regionali. Non ci sono date fissate, lo faranno le singole regioni ma il periodo dovrebbe essere tra il 10 settembre e il 20 novembre. Il Pd ieri ha fatto un mini bilancio, in attesa dei ballottaggi di Taranto e Matera, ma dopo le due buone vittorie a Genova e Ravenna, e guarda fiducioso al futuro e alle regionali.
I dem indicano nelle Marche l’Ohio d’Italia. Matteo Ricci ex sindaco di Pesaro, ora europarlamentare , si prepara alla sfida contro il pupillo meloniano Francesco Acquaroli. È convinto che le Marche saranno la regione che fa la differenza. Il centrosinistra unito ce la può fare a strapparle alla destra. “L’unità è il nostro valore aggiunto, la gara è aperta”: dice Ricci che già in primavera ha tratto il d…
La spia d’allarme per il centrodestra è suonata da un pezzo: le regionali d’autunno rischiano di essere una Caporetto. E il centrosinistra di Elly Schlein si prepara a incassare.
Nel bilancio post amministrative, i partiti guardano già al prossimo appuntamento politico: le regionali. Non ci sono date fissate, lo faranno le singole regioni ma il periodo dovrebbe essere tra il 10 settembre e il 20 novembre. Il Pd ieri ha fatto un mini bilancio, in attesa dei ballottaggi di Taranto e Matera, ma dopo le due buone vittorie a Genova e Ravenna, e guarda fiducioso al futuro e alle regionali.
I dem indicano nelle Marche l’Ohio d’Italia. Matteo Ricci ex sindaco di Pesaro, ora europarlamentare , si prepara alla sfida contro il pupillo meloniano Francesco Acquaroli. È convinto che le Marche saranno la regione che fa la differenza. Il centrosinistra unito ce la può fare a strapparle alla destra. “L’unità è il nostro valore aggiunto, la gara è aperta”: dice Ricci che già in primavera ha tratto il dado annunciando in un comizio a Osimo che sarebbe sceso in campo. E ieri a Osimo ha vinto Michela Glorio, la candidata del centrosinistra. Ricci era là a festeggiare e a commentare: “Da Osimo parte lo sfratto alla giunta di Acquaroli”.
A patto, evidentemente, che si riproponga la formula della vittoria: l’unità del centrosinistra. Unità ripetuta come un mantra da tutto il partito. Alessandro Alfieri, capofila dei riformisti dem, invita a “costruire il campo largo, con candidati autorevoli, riconoscibili che quindi facciano da traino a una opinione pubblica larga”. Le amministrative di ieri hanno mostrato che è la strada giusta.
Però l’appuntamento delle regioni rivela che non tutto è così semplice. Al voto vanno la Valle d’Aosta, la Toscana, le Marche, il Veneto, la Campania, la Puglia. Il governatore uscente Eugenio Giani del Pd, sulla carta è il favorito alla ricandidatura. Ma molti sono i malumori: i 5 Stelle vogliono un cambio per essere della partita e la sinistra-sinistra ha chiesto primarie per tastare com’è.
In Puglia per il centrosinistra la strada dovrebbe essere in discesa, perché sull’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro (ora europarlamentare), disposto alla sfida, il consenso è ampio. Tutt’altra musica per il centrosinistra in Campania dove sono già volati gli stracci. Vincenzo De Luca, ‘o governatore, non potrà ripresentarsi perché con sentenza della Consulta è vietato il terzo mandato consecutivo per i presidenti di regione. Deve quindi lasciare la partita, piaccia o no. La segretaria dem Schlein non ha mai affrontato il problema della Campania dove comunque De Luca ha costruita una fitta rete di consenso al centrosinistra. I candidati papabili sono i grillini Roberto Fico, ex presidente della Camera e Sergio Costa ex ministro. La destra è certa di fare manbassa con l’ex ministro Gennaro Sangiuliano o Edmondo Cirielli.
Decisiva per la destra è la gara in Veneto. La Lega non vuole mollare la Regione che è stata governata bene dal “doge” Luca Zaia dal 2010. Zaia non può più ricandidarsi e i meloniani vorrebbero un loro candidato. All’indomani delle amministrative i leghisti ironizzano sui risultati a Porto Viro roccaforte dell’uscente Valeria Mantovan in cui Forza Italia arretra.