“Basta complicità”. Le opposizioni si mobilitano: il 7 giugno in piazza a Roma per Gaza
di Gabriella CeramiElly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni chiamano a raccolta chi sente «come insopportabile quello che sta succedendo a Gaza». E danno appuntamento a Roma sabato 7 giugno «per fermare insieme il massacro e i crimini del governo Netanyahu».
La segretaria del Pd, il presidente M5S e i leader di Avs hanno dunque ufficializzato la data della «grande manifestazione nazionale per fermare il massacro del popolo palestinese». L’evento si baserà su «una piattaforma chiara», dicono gli organizzatori: «La mozione che unitariamente abbiamo presentato in Parlamento» la scorsa settimana. Più Europa non la sottoscrisse, ma ribadisce l’adesione alla manifestazione.
La cornice è questa. Il testo impegna il governo a riconoscere lo Stato di Palestina entro i confini del 1967, con Gerusalemme come capitale condivisa, sostenendo la prospettiva di due Stati che convivano in pace e sicurezza. Invita a promuovere il riconoscimento della Palestina da parte dell’Ue, tutelando il diritt…
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni chiamano a raccolta chi sente «come insopportabile quello che sta succedendo a Gaza». E danno appuntamento a Roma sabato 7 giugno «per fermare insieme il massacro e i crimini del governo Netanyahu».
La segretaria del Pd, il presidente M5S e i leader di Avs hanno dunque ufficializzato la data della «grande manifestazione nazionale per fermare il massacro del popolo palestinese». L’evento si baserà su «una piattaforma chiara», dicono gli organizzatori: «La mozione che unitariamente abbiamo presentato in Parlamento» la scorsa settimana. Più Europa non la sottoscrisse, ma ribadisce l’adesione alla manifestazione.
La cornice è questa. Il testo impegna il governo a riconoscere lo Stato di Palestina entro i confini del 1967, con Gerusalemme come capitale condivisa, sostenendo la prospettiva di due Stati che convivano in pace e sicurezza. Invita a promuovere il riconoscimento della Palestina da parte dell’Ue, tutelando il diritto alla sicurezza di Israele.
Sul piano internazionale, la mozione dei tre partiti dell’opposizione impegna anche l’Italia a chiedere un cessate il fuoco immediato, la liberazione degli ostaggi israeliani, la protezione dei civili e la fornitura continua di aiuti a Gaza, oltre alla tutela della tregua in Libano. In più, il testo sostiene l’iniziativa araba per la futura amministrazione di Gaza, escludendo ipotesi di espulsione dei palestinesi. Infine la mozione propone di interrompere la vendita e l’importazione di armi da e verso Israele, e di promuovere sanzioni contro il governo israeliano e i coloni violenti in Cisgiordania.
Arriva qualche presa di distanza: «Il partito liberaldemocratico non parteciperà mai a nessuna manifestazione organizzata da chi viene in Parlamento con la kefiah», dice il leader Luigi Marattin. E in generale l’impostazione non convince Italia viva e Azione, che chiedono di integrare la piattaforma con le richieste avanzate da Sinistra per Israele, movimento che riunisce anche esponenti dem come Piero Fassino e Emanuele Fiano. Tra i punti, l’esposizione sempre delle coccarde gialle dei rapiti israeliani, la loro immediata scarcerazione e la necessità dello smantellamento di Hamas. Inoltre il responsabile Esteri di Iv, Ivan Scalfarotto, chiede «una posizione netta e chiara di condanna al terrorismo e all’antisemitismo». E anche Benedetto Della Vedova di +Europa si unisce alla richiesta dei renziani e di Azione.
Ma nei corridoi di Montecitorio Pd, M5S e Avs frenano per ragioni di metodo. Aprire a modifiche significherebbe complicare il percorso che porterà al 7 giugno. Comunque sia per Schlein è «importante ciò che ci tiene uniti», come dice a DiMartedì su La7. Fratoianni è più netto: «Non si cambia. La piattaforma è quella della mozione, è chiara e ampia, con ben undici punti». E anche da Stefano Patuanelli del Movimento arriva uno stop. La paura, è il ragionamento che circola tra i pentastellati, è di «annacquare e diluire i contenuti della piazza». Insomma, si aprirebbe un dibattito che creerebbe confusione su una piattaforma che invece è stata condivisa dai tre partiti di opposizione che l’hanno votata in Parlamento.